Videogames Celebrities: Donkey Kong | Retrogaming History
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    Videogames Celebrities: Donkey Kong

    Oggi su Retrogaming History ci occupiamo di una delle personalità più famose dei coin-op anni ‘80, il leggendario Donkey Kong, uno scimmione coraggioso ed impavido, che tra sogni matrimoniali infranti di gioventù e avventure nella giungla è rimasto nel cuore di milioni di giocatori.


    Le origini

    Apparso per la prima volta sugli schermi di tutto il mondo nel Luglio 1981, Donkey Kong è un personaggio che avrebbe dovuto far parte della rubrica Videogames Villains. Come tutti sanno, infatti, pur dando il nome all’omonimo videogame, DK non era il protagonista, ma l’opponente del gioco. All’inizio della sua carriera DK non aveva una personalità ben definita, poiché Nintendo aveva chiesto al giovane Shigeru Miyamoto di creare un gioco d’azione divertente che potesse essere installato nei cabinati invenduti di Radar Scope. Da poco assunto nella società di Kyoto, grazie alle conoscenze che il padre aveva con la famiglia Yamauchi, proprietaria dell’azienda, Miyamoto non aveva esperienza nella programmazione, nè tantomeno capiva nulla di marketing, essendo un artista, ma era bravissimo a disegnare personaggi buffi e a suonare molti strumenti. Unendo queste passioni a quella per il cinema americano, Miyamoto trasse spunto da due figure iconografiche già esistenti ed a lui care, ovvero King Kong e Popeye e li unì idealmente in un solo gioco, quel Donkey Kong entrato ormai nella storia, di cui compone anche la musica con una semplice pianola amatoriale. Il personaggio protagonista del gioco era un omino qualunque chiamato Jumpman che doveva salvare la sua fidanzatina dalle grinfie dell’enorme scimmia, chiamata dal game designer semplicemente Crazy Kong. Come sappiamo, col tempo Jumpman ha fatto carriera, oscurando il leggendario scimmione, nel frattempo ribattezzato in occidente, pare per un errore di traduzione, Donkey Kong. Dotato di una personalità irascibile ed una forza fuori dal comune, il primo DK sembrava a prima vista malvagio, ma il suo comportamento aveva una spiegazione. Il nome Crazy Kong ideato dal suo creatore non era casuale, poiché il signor Kong era follemente innamorato di Pauline, una ragazza newyorkese all’epoca fidanzata con il carpentirere di origini italiane Mario Mario, nome allora sconosciuto del personaggio Jumpman. Sognando un matrimonio impossibile tra uno scimmione ed una donzella umana, Donkey Kong rapisce Pauline e la porta in cima ad un cantiere, presumibilmente uno dei palazzi in costruzione della città, ma la trama all’epoca era tutta da immaginare. L’accesa sfida con il fidanzato legittimo della ragazza si consuma in un mondo fatto di salti, piattaforme, e barili rotolanti che tracceranno il modello per tutti i successivi giochi del genere platform. Solo un anno dopo Donkey Kong mette la testa a posto, smette di sognare matrimoni interspecie e si accasa con una affascinante scimmietta, conosciuta in seguito come Wrinkly Kong, da cui ha addirittura un pargolo, il leggendario Donkey Kong Junior! Ancora arrabbiato per ciò che è successo nel gioco precedente, Mario decide di rapire a sua volta DK e tocca a suo figlio Junior liberarlo. Miyamoto gioca una clamorosa carta, il ribaltamento delle parti! Se prima eravamo abituati a vedere lo scimmione come nemico malvagio, adesso invece è la povera vittima del rapimento da parte del perfido carpentiere. Dopo il rilascio dell’arcade originale, DK divenne tanto famoso da apparire persino sulle scatole di cereali, da essere ricostruito coi Lego o da avere un gioco Jenga tutto suo!
    Uscito nel 1982 in versione coin-op, Donkey Kong Jr. utilizza molti elementi dell’episodio precedente, estremizzando le piattaforme, aggiungendo delle indovinatissime liane e cominciando a dare spessore psicologico alla figura di DK. Nello stesso anno Nintendo sfrutta i diritti ottenuti sul personaggio di Braccio di Ferro per fare un altro gioco di piattaforme, intitolato Popeye e sempre affidato a Miyamoto, che può finalmente lavorare con il suo eroe preferito. Il grande successo ottenuto da Mario nei due giochi arcade DK e DK Jr lo porta però ad allontanarsi dalla serie di DK che lo ha tenuto a battesimo per cimentarsi in un titolo solista, Mario Bros, in cui debutta anche il fratello Luigi Mario, che nel frattempo aveva aperto insieme a Mario una redditizia (e Nintendo ne sa qualcosa) società di riparazione idraulica. Privato del suo autore originale e di uno dei suoi protagonisti il terzo titolo di DK esce sul mercato nel 1983 con una trama e un gameplay che convincono molto meno dei suoi predecessori. Donkey Kong 3 fa recitare a DK di nuovo la parte del cattivo ed il giocatore impersona i panni di Stanley, un anonimo giardiniere che deve difendersi dall’attacco degli insetti comandati dallo scimmione. L’ascesa a superstar dei videogiochi di Mario e l’avanzare dell’età porta Donkey Kong ad un prematuro pensionamento. Durante questo forzato riposo DK si dedica all’istruzione di suo figlio Junior, come apprendiamo dall’ultimo gioco dell’era 8 bit, Donkey Kong Junior Match, un software educational del 1985 esclusivo del NES, che insegna la matematica alle piccole scimmie, ops… ai bambini.


    Una Rara seconda occasione

    A differenza di Mario che non invecchia, infatti, scopriamo che il tempo per Donkey Kong scorre, e Nintendo affida alla famiglia Kong solo delle piccole comparsate, come nel 1992, quando si vede Junior come pilota in Super Mario Kart. Ma è il 1994 l’anno del grande ritorno, chiesto a gran voce dai fans storici. Donkey Kong ’94 appare su Game Boy e si propone come una vera e propria riedizione estesa del grande classico del passato, con ben 96 livelli di enigmi da risolvere. Ma un semplice gioco portatile non era abbastanza per la pelosissima star dei videogiochi. A quel punto Nintendo si mette alla ricerca del vecchio Donkey Kong, poiché nemmeno Shigeru Miyamoto sa dove sia finito. Sarà tornato nelle foreste? Si sarà stabilito in un loft di New York insieme alla sua mogliettina Wrinkly? Alcuni avvistamenti nella serie dei Simpson, che ama spesso citare i videogames, farebbe sembrare valida la pista americana. Ma ad un certo punto accade l’impensabile… Arriva in Giappone una telefonata dall’Inghilterra e all’altro capo del telefono c’è la Rare Ltd. La leggendaria casa di software fondata dai fratelli Stamper ha rapito Donkey Kong e suo figlio, con l’intenzione di dare giustizia ad un personaggio di culto dei videogames e mettere fine allo strapotere di Mario, ormai monopolista delle piattaforme mondiali! Nintendo viene a patti con Rare, DK e DK Junior potranno fare il loro gioco, ma dovrà uscire sul Super Nintendo e da solo dovrà essere in grado di rivaleggiare con lo strapotere dei nascenti 32bit. A quel punto la sfida è lanciata e Rare si munisce di potentissime, per l’epoca, workstation, creando grafica all’avanguardia con una tecnologia che fa gridare al miracolo su SNES. Rare prende molto sul serio la missione di restyling di DK e per avere maggiore realismo Tim Stamper e soci studiano per molti giorni le movenze ed i comportamenti dei reali gorilla allo zoo di Londra, creando successivamente un vero e proprio modello poligonale in 3D dello scimmione. Lo stesso complesso procedimento è fatto anche per gli elementi di contorno, ad esempio le palme. Con la tecnica detta di pre-renderizzazione, i talentuosi programmatori riadattano questi modelli agli sprite e agli sfondi, creando un risultato unico. Il videogioco finale è Donkey Kong Country, che rappresenta un nuovo inizio per la carriera di DK. Ma si presenta un problema: nel 1994, DK è ormai troppo vecchio e poco agile, ed appare quindi poco adatto ad un gioco di piattaforme dove si salta e si corre come forsennati! A quel punto si fa avanti il giovane DK Jr. Presumibilmente appena adulto nel coin-op originale, Junior indossa una elegante cravatta rossa e diviene il nuovo Donkey Kong a tutti gli effetti. Il padre Donkey Kong dunque assume il nuovo nome di Cranky Kong e resta in disparte come PNG (personaggio non giocante) del nuovo titolo. La trama del gioco vede infatti Cranky Kong nel ruolo di solo consigliere del figlioletto e protagonista di spassosi scambi di battute con confronti tra i vecchi cari videogames di una volta e i moderni giochi tutti grafica pompata ed effetti speciali. Rare dimostra come sempre una grande autoironia di stampo britannico e mette in scena un escamotage narrativo decisamente geniale! La nuova versione occidentalizzata di DK è un platform splendido, dotato di grande giocabilità e carisma, che rende onore al personaggio che ospita, e che crea un nuovo super cattivo, King K. Rool. DKC diventa presto una saga che ci accompagna fino al 1996, con una bellissima trilogia a 16 bit ed apparendo anche in forma ridotta sul GBC con una seconda trilogia portatile. Nel secondo episodio si ripete lo scambio di ruoli, poiché il nipote di DK, Diddy Kong, figlio di Junior diviene a sua volta protagonista di Donkey Kong Country 2: Diddy Kong's Quest . Diddy torna l’anno successivo anche in un discreto gioco di corse che porta il suo nome. Grazie a Rare scopriamo moltissimi nuovi personaggi della famiglia Kong tra cui Dixie, protagonista di Donkey Kong Country 3: DixieKong's Double Trouble. Di successo in successo, la famiglia Kong arriva al 1999, anno in cui esce Donkey Kong 64 ,un platform 3D molto complesso che rivaleggia con Super Mario 64 sul suo stesso campo, riaccendendo la rivalità tra le due superstar dei videogiochi.


    L’anima sperimentale dei Kong

    Il nuovo millennio è segnato, però, per Donkey Kong dall’abbandono da parte della sua nuova casa adottiva, la Rare, che decide di passare nelle fila di Microsoft e non può, per ovvi motivi di diritti del personaggio, portare con lei la famiglia Kong. A quel punto Nintendo decide di utilizzare DK e i suoi ormai numerossimi parenti nei suoi titoli più sperimentali, relegandolo ancora una volta a personaggio minore. Il vecchio Cranky appare pochissimo e Donkey Kong Junior, ormai noto a tutti solo come Donkey Kong, si ritrova in giochi stranissimi e lontanissimi dai platform originali, come Donkey Konga del 2003 per GameCube, in cui il simpatico primate deve suonare due barili, reale periferica creata da Nintendo, in un divertente ma spossante gioco musicale sviluppato da Namco. Altri esperimenti minori dello stesso periodo sono DK: King of Swing, uno strano gioco di equilibrio e DK: Barrel Blast, bizzarro gioco di guida, sviluppati entrambi da Paon. Un interessante ritorno al platform è stato invece visto in DK Jungle Beat, in cui i movimenti sono affidati alle congas del Gamecube o ai controlli Wii nella recente riedizione. L’unico sviluppatore che porta avanti il gioco originale è lo studio californiano di Nintendo, chiamato NSTC (Nintendo Software Tecnology Corporation), primo studio di sviluppo fondato interamente in USA, la cui sigla è forse un gioco di parole col formato NTSC. Lo sviluppatore si occupa della saga Mario Vs. DK, iniziata nel 2004, che riscuote un buon successo ed è basata sul coin-op originale e le idee di Miyamoto.


    Alti e bassi di una scimmia trasformista

    Come si è visto dalla sua lunga carriera, Donkey Kong ha dalla sua una potenzialità del personaggio molto alta, una forte personalità ed un grande spirito di adattamento, capace di spaziare tra giochi molto differenti. Negli anni ‘80 DK era una vera e propria star a tutti gli effetti e la sua icona era immediatamente associata ai videogames. L’ascesa di Mario lo ha portato immeritatamente in secondo piano ma una seconda giovinezza e gloria, data però come abbiamo visto al figlio Junior, lo ha riportato alle luci della ribalta. Attualmente questo personaggio è forse in crisi, come del resto è in crisi lo stesso genere dei platform, ormai portato avanti da pochissimi nomi, tra cui proprio il suo (ex) antagonista baffuto.
    Donkey Kong, nel primo decennio del XXI secolo, ha bisogno di trovare una sua identità, senza Rare appare poco ispirato e anche Rare del resto, senza più lo scimmione, non è più quella di una volta. Tutti i fans storici sperano che Nintendo, messi da parte i casual games, torni al lavoro personalmente su uno dei suoi più grandi franchise, ormai quasi sempre “appaltato” a terzi, come accade anche a Metroid, che è arrivato persino nelle mani del pur preparato Team Ninja. Il sogno di molti seguaci storici della casa di Kyoto è un Miyamoto che abbandona gli esperimenti casual come Wii Music per dare nuova gloria al suo amato “scimmione pazzo”. Donkey Kong ce la può ancora fare, deve solo ritrovare, ancora una volta, la sua strada tra le palme nella foresta...


    Anche le scimmie, a volte ritornano...

    Gli anni 10 del nuovo millennio hanno portato però un titolo inaspettato per tutti i fans storici dell'ingombrante scimmione, ovvero Donkey Kong Country Returns rilasciato nel 2011 su piattaforma Nintendo Wii. Sull'onda del successo dei grandi revivals di serie storiche come New Super Mario Bros, Sonic 4 o Castlevania The Adventure Rebirth, Nintendo decide di riesumare la serie country per la felicità dei vecchi fans della saga Rare. Ovviamente la casa inglese non può occuparsi della realizzazione del titolo poichè è passata ormai sotto l'ala protettrice della Microsoft, ma a togliere le pulci dal pelo degli scimmioni ci pensano adesso i ragazzi californiani di Retro Studios, già visti all'opera nello svecchiamento della serie Metroid con i loro Metroid Prime. Per molti il risultato non è all'altezza della serie storica di Donkey Kong Country su SNES, ma indubbiamente il titolo è ben realizzato ed ha un ottimo riscontro di pubblico. Il ritorno al 2D ed alle meccaniche classiche è un vero regalo per i fans di vecchia data, ma permette anche alle nuove generazioni di avvicinarsi al nobile genere dei platform bidimensionali ormai quasi del tutto scomparso...


    Nota legale: la storia del rapimento dei Kong da parte di Rare è una totale licenza narrativa dell’autore di questo articolo e non rappresenta parte della biografia ufficiale di DK riconosciuta da sua giocabilità Miyamoto, Nintendo o la Rare stessa.

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