Black Viper | Retrogaming History
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    Black Viper

    Nel corso del 1994, un manipolo di valenti programmatori italiani provenienti dalle più disparate esperienze, si unì sotto il nome di un unico gruppo: LightShock Software. Tre i progetti in cantiere di questo fresco e promettente gruppo di giovani coders: Black Viper, USA Racing, Perpetual Crazy. Il mercato dove decisero di affacciarsi era quello in pieno declino dell'Amiga, del resto i tre giochi in sviluppo erano idee che i singoli membri portavano avanti ormai da diversi anni per la macchina Commodore, accantonati proprio per la difficile e burrascosa situazione che il marchio Amiga si portava sulle spalle dopo il fallimento della casa madre. Black Viper nel 1996 fu il primo dei tre a vedere la luce sugli scaffali dei negozi, USA Racing venne del tutto abbandonato, mentre Perpetual Craze cambiò il nome nel ben più noto Fightin’ Spirit.


    Con il loro primo lavoro, i LightShock Software decisero di andare incontro a tutta l’utenza Amiga esistente al tempo, sviluppando ben tre versioni del loro primo videogame: OCS/ECS su cinque floppy in grado di rilevare l’AGA se presente, AGA CD-ROM installabile e auto bootable CD32. Come si può ben capire, nessuno si sarebbe potuto lamentare, dal più piccolo possessore di Amiga500 fino all’utente con Amiga 4000 e CD-ROM al seguito, passando per lo sfortunato CD32.


    Black Viper sostanzialmente si potrebbe definire un racing game su due ruote con aggiunta di una forte componente shooter, che tanto collaterale poi non si rivela. La parte shoot’em up, di fatti, non tarderà a marcare la sua imponente presenza, dissolvendo quella velata sensazione che la vuole nelle prime battute come gustosa aggiunta a un gioco di corse. Capiremo presto che distruggere tutto ciò a noi ostile che si muove sullo schermo, gioca a pari merito con la forsennata velocità che la nostra moto espone nel momento in cui schiacciamo il tasto dell’accelerazione. Correre e sparare, questo è quello che il gioco ci chiede. Uno Chase HQ su due ruote, un Action Fighter con visuale alle spalle, un Lotus con mitraglietta, questi esempi dovrebbero rendere comprensibile di che tipo di prodotto parliamo.

    La storia creata come background è qualcosa di clamorosamente approfondito. Di solito con tipologie di gioco come questa, semplici e dirette, non si spende tanta fatica nel creare plot profondi e ricercati (come spesso avviene negli shoot’em-up). Black Viper, per fortuna, prende le distanze da questo triste e troppe volte presente clichè.
    In un futuro (oramai non troppo lontano) la Terra è sconvolta dalle esplosioni atomiche (aspettate, questa sembra di averla già sentita…), ciò che rimane del nostro bel pianeta, non è altro che un’immensa landa desolata perlopiù radioattiva. Come logico aspettarsi dalla razza umana, il comportamento diviene deplorevole, con la conseguenza che la sopravvivenza spetta solo a chi segue la via della legge del più forte. Una volta impugnato il nostro fido joypad, saremo calati nei panni di Efrin Kadan, figlio del capo dei ribelli ucciso in circostanze misteriose. Lo spirito di vendetta acceso in noi ci spinge a salire sulla potente Black Viper 003, motocicletta creata in segreto dal nostro amato padre assieme ad altri ribelli, con la speranza che fosse usata proprio come ultimo mezzo a difesa della libertà. Il nostro centauro, oltre ad essere immensamente veloce, è predisposto per accettare qualsiasi tipo di armamentario si voglia portare dietro. Di fatti, durante il nostro viaggio sino al covo dei cattivi Redmin, in ogni tappa cui faremo sosta, ci sarà data la possibilità di potenziare le nostre armi distruttive. Questo avviene incontrando il capo-zona di turno, che ci svelerà sempre qualche retroscena della vicenda, tracciando una narrazione solida che ci accompagnerà sino alla fine della nostra corsa. I soldi per potenziare le armi si ottengono distruggendo in pista quanti più nemici possibili, più se ne abbatteranno, più soldi si guadagneranno. Semplice, vero? Per giungere al capolinea della nostra missione, dovremo superare con non poca difficoltà ben dieci piste. Tutta la mappa di gioco, mostrata con una schermata grafica che ricorda non poco quella di Out Run, è divisa in tre percorsi distinti su cui scegliere il proprio cammino. Triplice rigiocabilità, dunque, con tre punti di vista da cui assimilare la storia, ma che, ci tengo a sottolineare, porteranno tutti al medesimo finale.

    Tecnicamente il prodotto si difende proprio bene: grafica ottimamente disegnata, sonoro adeguato con alcuni picchi (leggasi schermata dei titoli) di eccellente qualità. Si potrebbe storcere il naso solo al riguardo di scelte cromatiche per il comparto nemico non proprio azzeccate. Difatti, i nostri avversari si mostreranno sempre in un'unica tinta che tra l’altro riprende lo stile del colore della pista ospitante. Se ci troviamo a correre in un paesaggio con tramonto sullo sfondo, i nemici saranno tendenti all’arancione, tutti; paesaggio invernale con neve, nemici tendenti al bianco, e cosi via. Vi ricordo che il titolo fu pensato per girare anche sotto il vecchio OCS/ECS, quindi tagli come questi ultimi nel comparto grafico potevano essere comprensibili per mantenere una certa velocità in gioco che, vi ricordo, si mantiene su livelli veramente alti. La versione CD cui fa più riferimento la recensione, oltre a esporre filmati prerenderizzati (visibili in una lunga intro e negli intermezzi tra una pista e l’altra), presenta parlato campionato in abbondanza e piccole chicche grafiche atte a sfruttare l’AGA e la maggiore RAM eventualmente presente. Le musiche stranamente non sono state ricampionate con qualità CD, ma restano identiche a quelle già ottime presenti nella versione floppy.
    Il gioco è installabile su HD, è consigliabile giocarlo tramite joypad del CD32, su cui la posizione dei tasti è perfetta per un notevole controllo in pista del nostro centauro, ed è completamente (tranne il parlato che resta in inglese) localizzato in italiano.



    "Strappo un applauso ad oltranza con ola al seguito per tutto il team Lightshock Software. Il loro primo titolo fu una vera rappresentazione di cosa avessero in mente questi potenti coders italiani prima di affondare sotto le macerie causate da ferree leggi di mercato. Il gioco da loro confezionato è semplice nella struttura quanto perfetto nelle fondamenta. Non lascerà indifferenti gli amanti del genere shooter, né tantomeno quelli delle corse furiose su due ruote. Consigliato soprattutto ai possessori di Amiga CD32, poiché risulta una vera perla nella piccola softeca video ludica di cui questa console dispone. L’Italia scende in pista e corre a tutta birra!"

    Maurizio "Amy-Mor" Tirone




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    Commenti 6 Commenti
    1. L'avatar di gORE70hp
      gORE70hp -
      graficamente terribile
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      Sinceramente non mi è piaciuto... Il motivo credo risieda nella grafica, veloce ma scattosa, giustificabile solo nella versione per Amiga non AGA. Bellissime comunque le musiche, e finalmente un gioco con dei bei filmati da gustarsi su CD.
    1. L'avatar di Bert
      Bert -
      hmm... lo ricordo come un bel nulla di che, un titolo piuttosto sovravvalutato alla stregua di F17 Challenge e di tutte le altre produzioni italiane dell'epoca, beh... a parte Shadow Fighter, Breathless, Fight'n Jokes e Pray For Death ovviamente. Sarei più propenso per un 6,5.
    1. L'avatar di FraG Malpelo
      FraG Malpelo -
      Match Rider italico?Le atmosfere ricordano, almeno dalle immagini, il mondo devastato di Mad Max...
    1. L'avatar di Amiga1200
      Amiga1200 -
      Bel gioco Black Viper, per quanto mi riguarda è un titolo godibile, tutti questi problemi che avete segnalato non riesco a trovarli, poi boh sarò un po "distratto"
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Black Viper è un bel gioco, a vederlo sembra quasi chase HQ della Taito.