Universe | Retrogaming History
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    Core Design fece il suo esordio nel campo delle avventure grafiche nel 1992 quando, con Curse of Enchantia, portò sui nostri monitor un gioco non certo privo dei suoi bei difetti, ma sicuramente innovativo e originale se paragonato a quanto proposto dalla concorrenza con a capo una solida e inamovibile Lucasarts. Croce e delizia del titolo Core Design risiedeva nell’assenza totale di testo in video, di fatto non esisteva modo alcuno di trovare descrizione del paesaggio circostante, tantomeno vi era la possibilità di dialogare con i personaggi che si sarebbero incontrati nel corso dell’avventura. Tutto era gestito tramite un’interfaccia a icone strutturate ad albero posta nella parte bassa dello schermo (ogni icona ne apriva delle altre) richiamabile tramite lo spostamento del mouse. Insomma, una differenza non da poco per gli avventurieri già passati per le isole di Guybrush che, con questo titolo, si videro costretti a resettare i parametri di gameplay acquisiti in precedenza, adattandosi a un nuovo tipo di “punta e clicca”che richiedeva, differentemente dai prodotti precedenti, “solo” buon occhio, intuizione e prontezza di riflessi. Curse of Enchantia, comunque, seppe affascinare tanti utenti grazie anche a una grafica molto cartoon e colorata in stile acquerello cui, sicuramente, non si può negare alcun merito artistico. Certamente gli avventurieri più incalliti storsero non poco il naso dinanzi ad un prodotto cosi atipico, non concedendo al primo tiolo graphic adventure di casa Core Design una posizione di rilievo tra i classici del genere.

    Appena due anni dopo, nel 1994, questa famigerata etichetta inglese decise di addentrarsi nuovamente nel campo delle avventure grafiche presentando, questa volta, non solo un prodotto che avrebbe “rispettato” maggiormente i canoni del genere, ma che avrebbe aggiunto ad essi anche una forte innovazione grafica, almeno per quanto riguardava la versione Amiga. Nacque cosi Universe, diretto discendente di quel Curse of Enchantia di cui, però, ne rappresenta solo la giusta evoluzione.

    Questa fantascientifica avventura portava con sé, come accennato poco sopra, la bellezza e la “presunzione” di spingere gli Amiga con a bordo i chip OCS-ECS sino alla soglia dei 256 colori in video, cosa “normalmente” possibile con questa tecnologia solo con l’avvento del chip-set AGA. I chip antecedenti quest’ultimo, di fatto, non possono superare (teoricamente) i trentadue colori simultanei per schermata, limite aggirato solo in alcuni rari casi da abili programmatori. Core Design, quindi, inventò per l’occasione un enigne grafico denominato S.P.A.C. (super-pre-adjusted-color) che permetteva una colorazione del fondale molto generosa, piena di sfumature e tonalità assortite. Difficile capire se in alcune schermate i 256 colori siano stati raggiunti o solo avvicinati, fatto sta che i possessori di Amiga non-AGA, a questo giro, non avevano veramente nulla di cui lamentarsi.

    La storia narra le vicende di un ragazzotto chiamato Boris Verne (quanto mi piace questo nome) che, mentre si dilettava nella programmazione dinanzi al suo nuovo e fiammeggiante computer a 35bit, viene spedito dalla mamma a casa dello zio George per recapitargli la posta. Zio George, che di professione fa lo scienziato, perlopiù matto, dispone in casa di un nutrito numero di accrocchi strani e tecnologici inventati da egli stesso. Pervasi dalla forte curiosità, Boris comincia a perlustrare tutta casa fin quando, in uno stanzino illuminato da una fievole luce, scorge un marchingegno dalla forma ovale, dove era addirittura possibile salire a bordo. Senza esitare più di tanto, si accomoda nella pseudonavetta cominciando a smanettare con i pulsanti che vi si trovano all’interno. Tempo pochi secondi e un raggio di luce pervade completamente il suo corpo, teletrasportandolo nello spazio più profondo. Una rapida discesa tra le stelle, porterà Boris ad atterrare su di un grandissimo meteorite su cui, in lontananza, si erge una città sospesa nel nulla. Dove diamine è capitato? Che posto mai sarà questo? Che diavoleria ha inventato il vecchio Zio George? Come tornare a casa? Con questi presupposti inizia la nostra fantascientifica avventura in giro per l’Univer-se-so!

    Questo videogioco presenta tutta la classica struttura che ci si aspetta da un prodotto del genere punta-e-clicca. Dovremo, quindi, preoccuparci di risolvere svariati enigmi esplorando l’ambiente circostante, dialogare con tanti personaggi che incroceremo sul nostro cammino, combattere, fuggire e, nel frattempo, cercare di fare luce sui fatti oscuri che ci stanno capitando. Eh sì, cari lettori, poiché dovete sapere che la venuta di Boris Verne (adoro sempre più pronunciare questo nome) in questa “realtà alternativa” non è vista proprio da tutti come semplice casualità, facendoci scoprire ben presto, nostro malgrado, di essere parte di un disegno ancestrale molto più grande di noi, che mai e poi mai avremmo potuto immaginare.

    L’atmosfera che si respira in Universe è di un genuino film di fantascienza anni Ottanta, ma senza il cyberpunk alla Beneath a Steel Sky, con un’atmosfera più pulita ma, nello stesso tempo, molto affascinante. Il mondo in cui ci muoveremo è pieno di alieni, mercenari e dittatori con tanto di ambizioso sogno di conquista galattica, ma il tutto scivola via con leggiadra spensieratezza, nonché elevato divertimento. Il gioco, infatti, appare abbastanza semplice da portare a termine. Ciò che si opporrà più tenacemente ad ostacolo tra noi e il compimento della suddetta missione sarà l’interfaccia grafica di cui il gioco dispone, ostica e non maneggevole sin da subito. Quest’ultima, ereditata ed evoluta da Curse of Enchantia, resta ancora acerba e, per certi versi, ostile all’utente. Ci sono veramente troppe icone da gestire, con la conseguenza che, tante volte, si farà fatica a capire quale sia quella giusta da usare in un determinato momento. Potrebbe capitare spesso, infatti, di intuire come risolvere un determinato enigma senza essere capaci di capire su quali pittogrammi cliccare. Interfaccia, quindi, che pretende un minimo di esperienza per meglio recepire il giusto modo in cui il gioco vuole essere affrontato, fermo restando che, di lì in poi, sarà un vero spasso andare in giro per la galassia.

    Il lato musicale segue la direzione tipico dei motivi del genere fantascientifico e, seppur durante il gioco non siano presenti all’appello gli effetti sonori, le musiche, tante e tutte ben orchestrate, sapranno coprire in toto questa mancanza.

    La versione Amiga CD32:

    La versione per la console Commodore, per una volta, differisce da quella originalmente proposta sui quattro floppy disk non solo per un miglioramento tecnico che sul fronte musicale è presente anche questa volta (diversamente dalla parte grafica che resta la medesima), ma per via di un cambiamento alla base del gameplay che vede Universe adattato alla console Commodore per meglio sfruttarne le potenzialità e le peculiarità come il joypad. Core Design, infatti, avrà giustamente immaginato che non tutti i possessori della suddetta macchina sarebbero accorsi a comprare un mouse (poco sfruttato) per giocare i pochi adventure convertiti su di essa, quindi perché non scegliere di cambiare completamente l’approccio al tutto? Detto, fatto! Universe in versione Amiga CD32 assume un gameplay più simile all’action-adventure, in cui potremo guidare il nostro Boris Verne in giro per lo schermo in piena libertà, abbandonando quindi la staticità del punta e clicca classico, mostrando una facciata del tutto inaspettata. Il divertimento (a parer mio) va tutto a favore della versione CD32 poiché le dinamiche di cui il gioco è padrone si adattano benissimo al tipo di controllo assunto tramite joypad, per quanto sia giusto sottolineare che anche in modo “classico” tramite mouse il tutto risulti sempre molto appagante e divertente da giocare. Insomma, se ne avete la possibilità e avete voglia di provare Universe, fate cadere serenamente la scelta sulla versione Amiga CD32 dato che il suo approccio al gameplay è più appagante. Per ovvie ragioni, non è assolutamente adatta a coloro i quali sono in cerca di un punta-e-clicca classico.

    Note:
    • Universe, dopo aver appassionato l’utenza Amiga, fu trasportato anche nel mondo PC-DOS.

    • Tutto il prodotto è tradotto in ben quattro lingue, tra cui, fortunatamente, anche l’italiano.

    • Leggende metropolitane narrano di un bug che affligge la versione Amiga su floppy in italiano in cui, in una determinata fase di gioco, ci sarebbe vietata un’azione indispensabile al proseguimento, portandoci inevitabilmente a bloccarci. Personalmente posso informare e rasserenare tutti che tale bug non è stato mai riscontrato nelle prove effettuate dal sottoscritto, sia che si parli della versione floppy, sia CD.



    "Una trama coinvolgente e appassionante vi trasporterà in un viaggio fantascientifico e leggero, che saprà appagare tutti gli avventurieri più incalliti. Bisogna solo scendere a patti con un’interfaccia grafica per certi versi ostica al primo approccio, per poi godere di un punta-e-clicca creato veramente con buon gusto. Una nota di merito va all’engine grafico denominato “S.P.A.C.” che Core Design ha messo a puntino per meglio sfruttare gli Amiga OCS-ECS, donando a questa versione un aspetto grafico dalle generose tinte e molteplici sfumature, che proprio non può passare in secondo piano. Boris Verne vuole tornare a casa, siamo pronti ad aiutarlo?"


    Maurizio"Amy-Mor"Tirone




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    Commenti 2 Commenti
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Carino, misa che recupererò la versione cd32, bella recensione
    1. L'avatar di maxtex74
      maxtex74 -
      Preferivo di gran lunga le avventure grafiche della Lucas anche se quelli della Core avevano un impatto grafico artistico molto notevole e un ottimo coinvolgimento.