Fatal Fury: The Motion Picture | Retrogaming History
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    Fatal Fury: The Motion Picture

    Ricavare dei cartoni animati dal florido genere dei picchiaduro era piuttosto di moda nella prima metà degli anni Novanta. La saga di Street Fighter aveva persino ricevuto l'onore di una trasposizione cinematografica (seppure rivelatasi un insulto) e la SNK, che col suo Fatal Fury aveva lanciato un'ambiziosa sfida al colosso Capcom, non poteva rimanere inerte.

    "The Motion Picture", a dispetto del sottotitolo anonimo, è il terzo OAV tratto da Fatal Fury. Il perchè di un nome così generico non è chiaro, soprattutto considerando che i suoi predecessori dovevano avere riscosso un gradimento discreto per giustificare la realizzazione di questa terza installazione che peraltro tradisce un investimento economico maggiore.

    Il mondo è ancora una volta in serio pericolo. Tutto sembrava andare per il verso giusto nel party organizzato da Joe Musashi: il campione aveva appena conquistato un'altra volta il titolo mondiale, ma nella villa nella quale celebrava la sua vittoria giunse una ragazza, Sulia, presa di mira da loschi figuri decisi a rapirla. Fare gli spacconi ad una festa di lottatori non è esattamente una furbata e così la minaccia fu scongiurata dal valoroso aiuto dei protagonisti: Joe, appunto, ed i fratelli Bogard, Andy e Terry. Proprio su quest'ultimo sembravano concentrarsi le attenzioni della giovane Sulia, attratta da lui sia fisicamente che per la fama di poderoso combattente che lo precedeva. In seguito ad alcuni chiarimenti, la ragazza rivela che suo fratello gemello, con il quale condivide un legame familiare ed anche spirituale, considerando la sua capacità di avvertirne gli umori ed i cambiamenti, ha intenzione di conquistare il mondo (ebbene, sì) grazie al potere di una particolare armatura sacra che ingigantirebbe i suoi già spiccati poteri soprannaturali. Sulia avverte che il solo Terry sarebbe in grado di tenergli testa e proprio per questo motivo ha intrapreso un viaggio per trovarlo a convincerlo a sposare la sua causa, quella di ritrovare per primi i pezzi dell'armatura per poi sconfiggere il suo gemello Laocorn.

    La struttura nella quale l'avventura si dipana è quella del viaggio. I pezzi dell'armatura sono otto e gli eroi si dividono in gruppi per trovarli in fretta. Tale suddivisione consente agli sceneggiatori di concentrarsi con maggiore efficacia sui singoli character del picchiaduro, tributando ad ognuno dei protagonisti un'apprezzabile cura, non tanto nel disegno quanto nelle peculiarità caratteriali. Sinceramente notevole e godibile, e non solo per la nota aura erotica che la circonda, è Mai Shiranui, per tutto il tempo al fianco del suo biondo pretendente Andy Bogard: i due saranno al centro di spiritosi siparietti scatenati dal carattere esuberante dell'eroina, seduttrice irriverente ma casta, disegnata puntualmente con abbigliamento spudoratamente succinto e protagonista di brevi scenette osè come quelle dei suoi cambi d'abito o della doccia. Una manna per i suoi fan!

    Il resto del cast è meno ispirato ma realizzato dignitosamente: Joe Higashi è scanzonato, forte ma lo vedremo combattere poco, preferirà piuttosto lanciarsi in discussioni spicciole e simpatiche; Terry non brilla per personalità, lottatore fiero ed un pò sfortunato, una sorta di paladino contemporaneo un pò banalizzato dall'abbigliamento e dal contesto; Sulia è un pò lo stereotipo della ragazzina indifesa, dolce e graziosa ma senza rimarchevoli sfaccettature caratteriali, un profilo idoneo per un personaggio legato ad un episodio isolato. Tutti i comprimari meritano un discorso a parte in quanto la direzione artistica ha previsto la presenza, per quanto sfuggevole, di numerosi volti legati ai videogiochi e alcune note location nelle quali si svolge la storia, in primis la discoteca, palesano la loro natura funzionale di cameo. Pur lasciando affiorare inevitabili forzature, l'escamotage riesce ad omaggiare tante facce conosciute sul coin-op. E' solo un esempio, tuttavia, della "fretta" che caratterizza alcuni passaggi di questo Fatal Fury, troppo spezzettato tra mille personaggi diversi per soffermarsi sugli antagonisti: Laocorn ed i suoi bravi sono poco più che accennati e lasciano intravedere un potenziale che poteva essere probabilmente sfruttato meglio. La rispettabile durata di cento minuti di visione finisce con lo sprecarsi fin troppo in convenevoli, lasciando ai punti chiave della trama uno svolgimento dall'accento acerbo.

    Non sarebbe nemmeno giusto esimersi dal riconoscere a Masami Obari, veterano delle trasposizioni da videogames, oggettivi meriti di questo OAV. Esso è scorrevole, mai pedante e l'insistenza sull'autocelebrazione non raggiunge mai picchi snervanti soprattutto grazie all'inventiva impiegata per le apparizioni di alcuni character (King Duck su tutti) e lodevole è stata la scelta di non abbassarsi a compromessi ignoranti simili a quelli del film di Street Fighter per funzionalizzare alcuni di essi alla trama.
    La mancanza di un canovaccio di base (Fatal Fury non è mai stato prodigo di spunti narrativi) non ha ovviamente giovato alla stesura di una storia appassionante, ma quantomeno ci viene risparmiato il sapore di brodo annacquato tipico di molti OAV similari (Art of Fighting, per rimanere in casa). Non sarà un capolavoro dell'animazione, ma il ritmo sostenuto e la "simpatia" di Mai Shiranui dovrebbero riuscire a farvi compagnia.

    COMMENTO FINALE


    "Un OAV senza pretese, onesto ed efficace nell'obiettivo di intrattenimento spensierato che si pone. Alcuni passaggi sono sinceramente godibili, altri lasciano una sensazione di calderone un pò troppo affollato. Tutto sommato un buon lavoro, una conversione in cartone animato che non sfocia nella piattezza totale. E questa è già una buona notizia!"