WWF Betrayal GameBoy Color | Retrogaming History
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  • WWF Betrayal

    WWF Betrayal

    Siamo in parecchi su questo sito ad avere idolatrato i vari Hulk Hogan e Ultimate Warrior, ma con il passare del tempo sono nate alcune lotte intestine all'interno della WWF, la federazione che riuniva tutti i lottatori, che hanno portato poi a divisioni che hanno creato non poco caos in questo pseudo-sport, il quale, nonostante tutto, è sopravvissuto pur soffrendo un certo ridimensionamento.

    All'inizio di questo millennio (locuzione non valida per gli utenti che ci leggono dall'anno 3000 in avanti... voglio proprio vedere se vi funziona ancora il GameBoy!), fra i lottatori più celebri vi erano Triple H, The Rock, The Undertaker e Steve Austin, tutti protagonisti di questo WWF Betrayal, programmato nel 2001 dalla WayForward (rispettabile sviluppatore che all'epoca faticava ad ingranare) e pubblicato dalla onnipresente THQ esclusivamente per il GameBoy Color.

    Sorpresa delle sorprese, non siamo di fronte al consueto picchiaduro ad incontri, sebbene le vicende comincino proprio dal ring. Mentre il personaggio dai noi selezionato fra i quattro sta prendendo parte al match decisivo per l'assegnazione del titolo di campione, qualcuno lo colpisce con un oggetto lanciato da lontano che causa il suo svenimento e la relativa sconfitta. Una tragedia! Al danno, però, si aggiunge anche la beffa dato che Vince McMahon, il “boss” della WWF, lo implora di aiutarlo: sua figlia è stata rapita e non sa come liberarla. Se il nostro avatar la salverà dai cattivi avrà in premio l'organizzazione di una nuova finale per conquistare il titolo di “numero uno” della World Wrestling Federation.



    Wow! Wrestling con sceneggiatura!

    Ed è qui che spunta la parte più curiosa di tutte, perché la partita inizia seguendo una struttura perfettamente fedele agli stilemi dei picchiaduro a scorrimento che la Capcom propinava senza sosta a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta. Con nostro sommo gaudio, s'intende.

    Come anticipato, possiamo scegliere uno dei quattro wrestler citati senza che ciò influisca sulla sceneggiatura, salvo minutissimi dettagli nei dialoghi. L'area di gioco è la consueta in 2.5D, ovvero interamente bidimensionale ma con la possibilità di muovere il nostro character anche in profondità. I pulsanti di fuoco servono per mollare pugni e calci.

    Le meccaniche, sono estremamente semplici: avanzare e picchiare senza fare domande, schema da ripetere all'infinito. Ogni tanto raccogliamo qualche corpo contundente da manovrare a nostro vantaggio, altrimenti non ci sono variazioni. Il sistema di combattimento, in effetti, è fin troppo semplificato, non adottando neppure le “combo”, che nel 2001 erano già un concetto perfettamente maturo. C'è qualche colpo speciale, come un calcio in corsa o la presa, ma poco fanno per ispessire la tecnica di gioco. A ben vedere, ci si domanda a cosa serva avere un tasto per i pugni ed uno per i calci quando poi non ci sono differenze pratiche tra gli uni e gli altri: stessa gittata, stessa potenza. Giusto per godersi un'animazione differente?



    Per raggiungere la conclusione dell'avventura dovremo avere la meglio su alcuni avversari messi lì piuttosto alla rinfusa. Si parte con arbitri di gare che contano solo sul (poco temibile) fisico, mentre avanzando ci si imbatte in tizi armati con mazze o sparachiodi (non è un mitra, vero?), ma la varietà è davvero al minimo sindacale. Tra l'altro, la strategia da adottare per sconfiggerli è sempre la stessa, basta prestare attenzione a non mettersi sulla linea di tiro di quelli che colpiscono a distanza.

    Un punto di contatto con il passato è, purtroppo, rappresentato anche dalla lunghezza dell'avventura, la quale si dipana in appena sei stages in cui è persino possibile approfittare di un sistema di salvataggio con password. Tali livelli, inoltre, sono di una piattezza sconcertante dato che non offrono alcuno spunto creativo a causa di scenari scontatissimi, compreso l'ascensore in prossimità della conclusione. Ogni due livelli ci toccherà affrontare un boss, che sarà poi uno dei wrestler rimanenti dalla selezione iniziale. Come volevasi dimostrare, anche in questi frangenti latitano schemi di attacco peculiari ed a differenziare un lottatore dall'altro rimangono le sole mosse speciali, che poi sono del tutto equivalenti.

    La grafica del gioco, per fortuna, non può definirsi malvagia e poter parlare di qualità media sembra quasi sorprendente. Inoltre, c'è un generale senso di fluidità molto apprezzabile che scaturisce tanto dalla perfezione dello scrolling quanto dal buon numero di fotogrammi (tenendo presenti i limiti della macchina) di cui ogni wrestler è dotato.



    Meno esaltante (esaltante...) il reparto audio, non tanto per gli anonimi effetti sonori quanto per le musiche. Alcune sono decenti, altre un tantino fastidiose, ma quella del primo stage (che si ripete anche più avanti) è addirittura inopportuna: parliamo di un motivetto nient'affatto ritmato, con momenti quasi struggenti che parrebbero voler enfatizzare la drammaticità di un'azione che qui non esiste e che non era nemmeno nelle mire degli sviluppatori data la componente ironica della produzione.

    E' curioso, tuttavia, come un lavoro dissennato come questo svolto dal team WayForward non risulti necessariamente sgradevole da giocare. I livelli sono assolutamente scontati, i nemici banali, il gameplay del tutto privo di profondità ed artisticamente non è nulla di che. Se riusciremo a raggiungere la fine del gioco è solo grazie alla fedeltà nei caratteri distintivi del picchiaduro ad incontri mostrata da WWF Betrayal, il quale, “in virtù” del suo atteggiamento prudente e della scarsa disponibilità a puntare sull'innovazione, evita di snaturare il genere, confermando i pregi di una formula vincente dalle sue prime implementazioni. L'idea di portare il wrestling fuori dal ring è potenzialmente molto interessante grazie al carisma di personaggi molto ben caratterizzati ai quali potrebbe corrispondere una certa versatilità sul piano ludico, ma qui, purtroppo, rimangono soprattutto buone intenzioni.





    “L'analisi aspetto per aspetto di WWF Betrayal disegna un quadro sconfortante. Tutto il lavoro sembra svolto per dovere di sfruttamento della licenza, senza una direzione creativa o uno stralcio di innovazione, fatta eccezione per l'idea (valida) di usare i personaggi del wrestling per un picchiaduro a scorrimento di scuola classica. La WayForward vola molto basso, ma proprio per tale motivo realizza un prodotto aderente alla categoria, della quale coglie perlomeno i tratti fondamentali che permettono a questo titolo di essere considerato un passatempo che non annoia troppo con la complicità di una lunghezza di gioco modesta, che pure non dovrebbe essere un pregio.”





    Commenti 1 Commento
    1. L'avatar di Amy-Mor
      Amy-Mor -
      A giuducare dalle foto a corredo e, quindi, relativa grafica, sembra un titoli esilarante, cioè comico!Leggendo la rece invece, si percepisce che tenta addirittura di toccare toni drammatici...Cmq i "miti" del wrestling "acchiappano" sempre!Peacez!