Diner - Intellivision | Retrogaming History
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  • Diner

    Diner

    Un po’ di storia...

    Nel 1982 le sale giochi di tutto il mondo fecero la conoscenza di Peter Pepper, eccentrico chef intento a preparare hamburger più grandi di lui mentre sfuggiva a feroci salsicce antropomorfe, armato soltanto di qualche granello di pepe: era nato il mito di BurgerTime.
    Come ogni grande successo arcade, anche questo titolo ebbe diverse conversioni casalinghe: quella pubblicata nel 1983 per Intellivision, firmata da tale Ray Kaestner, non era certamente la trasposizione più fedele, ma era così divertente da essere persino preferita da molti all’originale, registrando un vero boom di vendite. In quell’anno lo stesso Ray Kaestner mise la propria firma su un altro successo per Intellivision, vale a dire Masters of the Universe: The Power of He-Man. Fu così che quando la INTV acquistò dalla Mattel i diritti di sfruttamento del marchio BurgerTime e chiese allo stesso Ray Kaestner di idearne un seguito, lui stava già lavorando al seguito di Masters of the Universe.
    Nel prototipo che ad oggi testimonia quel gioco mai pubblicato – “Super Masters” – si può ammirare un ambiente per così dire tridimensionale (alla Congo Bongo, per intenderci) dalle fattezze vagamente labirintiche, in cui in mezzo a diversi nemici monocromatici si muove l’inconfondibile sagoma di He-Man. Premendo un tasto di azione He-Man si produce in un potente sganassone, purtroppo a vuoto: la collision detection non è mai stata implementata.
    Forse questa idea stava particolarmente a cuore a Ray Kaestner, o forse il nostro era semplicemente un tipo pragmatico, fatto sta che decise di programmare il seguito di BurgerTime, “Diner”, proprio partendo dal prototipo di Super Masters.


    Il gioco


    Ecco che dunque in Diner il buon Peter Pepper si trova a muoversi in un ambiente radicalmente diverso da quello di BurgerTime: ogni stage (ce ne sono ben quindici diversi) presenta un layout come detto tridimensionale in cui trovano posto passaggi più o meno stretti, scale, piattaforme “saliscendi”, piattaforme “a scomparsa” e, sul fondo, un piatto vuoto! Obiettivo del nostro Peter è proprio preparare la pietanza relativa ad ogni stage (polpette, insalata, riso, patate, maccheroni...), rappresentata semplicemente da cinque sfere colorate sparse qua e là che lui deve sospingere verso il basso, a pedate! Basta portare il personaggio sopra una di queste “food balls” perché lui la calci via, facendola scendere lungo il piano scosceso dello stage, eventualmente anche lungo le scale, per un determinato tratto: una manciata di calcioni è sufficiente a completare la strada verso il piatto. Quando quest’ultimo sarà completo di tutti e cinque gli ingredienti verrà sancita la fine del livello.
    Ad ostacolare lo chef ci sono, nuovamente, personaggi “commestibili”, ma non più esclusivamente da fast food. Leggendo l’elenco dei piatti avrete infatti già capito che il buon Peter dai tempi di BurgerTime si è “raffinato” ed ha trovato impiego in un vero e proprio Ristorante: il Ray’s Diner.Oltre ai soliti hot dogs, che proprio non potevano mancare anzi la fanno numericamente da padrone, ad ostacolarci stavolta troviamo così anche banane, ciliegie e, in ogni stage, un immancabile boccale di birra di nome Mugsy, che, essendo completamente bianco, ricorda forse più un grosso e rassicurante bicchierone di latte. Non è tuttavia il caso di farglielo notare perché, come ci informa il manuale di gioco, Mugsy è nientemeno che l’indiscusso leader di tutti i nostri nemici!
    Al solito, ogni contatto con uno di questi simpaticoni è letale e fa perdere una vita (5 in partenza, con possibilità di guadagnarne ogni 20.000 punti), e, come in BurgerTime, anche qui premendo un tasto di azione si può lanciare loro in faccia del pepe (ricaricabile quando appaiono i relativi item sullo schermo) per stordirli e passarvi attraverso senza danno. La parte più divertente del gioco è schiacciarli sotto le palle di cibo calciate lungo lo stage, guadagnando con ciò anche parecchi punti (soprattutto quando si riesce a fare strike eliminandone più d’uno contemporaneamente): lo sprite nemico è subito sostituito dall’indicatore dei punti ricavati, ma dopo pochi secondi in quello stesso punto ricompare implacabile lo stesso gaglioffo, pronto a riprendere l’inseguimento.
    Altra importante innovazione è l’inserimento di un bonus stage: ogni quattro livelli, si apre una sezione a tempo in cui (all’interno dello stesso ambiente dello stage appena completato) allegre food balls di vari colori rotolano dalla cima dello schermo verso il basso. Compito di Peter è agguantarne il più possibile per guadagnare punti, badando però a non toccare mai neppure una di quelle “luminescenti”, pena la perdita di una vita e la conclusione anzitempo del bonus stage.



    Le caratteristiche

    Dal punto di vista tecnico, si tratta senz’altro di un lavoro eccellente. La grafica si avvale di un’ottima scelta di colori, vivacissimi ma abbinati con un certo gusto, di un level design sublime e di personaggi monocromatici (escluso il protagonista) ma ben definiti e simpaticissimi. Parlando di un titolo Intellivision, è quasi superfluo rilevare l’assenza di fenomeni di flickering o di rallentamento, mentre merita una menzione d’onore lo splendido scrolling laterale che ci accompagna da uno stage all’altro (per intenderci, è come se tutti gli stage fossero disposti l’uno a fianco dell’altro da sinistra verso destra, ed al termine di ognuno di loro la “telecamera” si spostasse fluidamente ad inquadrare quello successivo).
    Il comparto sonoro è persino meglio: gli effetti sono ottimi e partecipano della simpatia generale, le musichette di introduzione sono deliziose e la melodia di accompagnamento è un sottofondo semplicemente perfetto, rilassante e piacevole, per nulla “protagonista” e pertanto ben al riparo dall’effetto nausea anche in caso di sessioni di gioco prolungate.
    Dal punto di vista del gameplay, infine, non si può non lodare lo splendido connubio tra la semplicità delle azioni basilari da compiere (in sostanza: muoversi e prendere a calci delle palle di cibo) ed una certa varietà nelle situazioni (quindici livelli completamente differenti con scale, ascensori, baratri, e poi il bonus stage), cosa che dona una certa profondità al titolo senza privarlo della sua grande personalità da pick up and play.



    Curiosità:
    - lasciando acceso il gioco senza premere alcun tasto, dopo poco comparirà una schermata di credits;
    - fra le insegne luminose che addobbano i vari stage, oltre a “Diner” e “Ray”(Kaestner), che si commentano da sé, troviamo anche un “Mario”, chiaro omaggio all’idraulico della grande N;
    - nello stesso anno di pubblicazione di Diner, il 1987, su Intellivision vide la luce anche Dig Dug, celebre per contenere un gioco “nascosto” di nome Deadly Dogs: quest’ultimo altro non era che una versione modificata di Tron Deadly Discs in cui gli sprite nemici erano rimpiazzati, manco a dirlo, dagli hot dogs protagonisti prima di BurgerTime e poi di Diner.




    "Tecnicamente ineccepibile, Diner si conferma un vincente anche nell’aspetto più importante di ogni gioco: il divertimento. Rispetto a BurgerTime, si avvantaggia di un gameplay meno severo e più vario, dando forse meno importanza alla tattica senza per questo rinunciare a una certa profondità: in pratica, il giocatore più meticoloso e più furbo sarà senz’altro premiato in termini di punti e durata della partita, ma anche il casual gamer desideroso soltanto di dieci minuti di allegria sarà pienamente appagato. Per esperienza personale, vi posso assicurare che mettersi in prossimità di una food ball attendendo che tre o quattro nemici si avvicinino tutti insieme, per poi eliminarli tutti quanti in fila con una bella pedata, è una soddisfazione che ogni buon retrogamer dovrebbe provare almeno una volta nella vita."





    Commenti 1 Commento
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      Interessantissimo articolo che speravo vivamente che qualcuno curasse. Diner è stato per me sempre il Peter Pepper "oscuro", e forse non solo per me, a causa della visibilità relativamente scarsa di cui ha goduto e della quotazione abbastanza elevata della cartuccia su eBay che lo tengono lontano, al momento, dalla mia INTV.

      La grafica è quasi "escheriana", al punto che le immagini mi avevano quasi convinto che sarebbe stato difficile ritrovare l'incisività del vecchio Burgertime, ma dalla recensione si evince il contrario. Meglio, ovviamente! Ben fatto, complimenti!