RetroCommodore Day 3, il reportage | Retrogaming History
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    RetroCommodore Day 3, il reportage

    Il retrogaming ed il retrocomputing sono due mondi molto strani, a volte prende il sopravvento la tecnica, a volte l'arte, altre la nostalgia. Ma su una cosa sono tutti d'accordo, una delle case storiche del passato a cui siamo più legati è la Commodore. Quanti hanno iniziato a giocare con i C64 o con l'Amiga e a questi sistemi tornano spesso con i ricordi quando pensano al passato videoludico? In un soleggiato fine settimana di metà Novembre ecco arrivare a Roma un evento che nasce proprio per celebrare questa grande casa del passato, il Retro Commodore Day e noi, commodoristi da sempre, non potevamo certo mancare!


    Location ed organizzazione

    Giunto già alla terza edizione, Retro Commodore Day è ormai un appuntamento fisso per gli appassionati di Retrocomputing romani. Il luogo scelto per la manifestazione è lo storico Mercatino Conca D'Oro della zona MonteSacro di Roma, i cui gestori hanno gentilmente messo a disposizione l'ampia area espositiva. La location ha una decennale tradizione, oltre che per la vendita degli oggetti più diversi, anche come luogo di intrattenimento culturale, avendo spesso ospitato mostre d'arte, associazioni culturali e di volontariato per la difesa degli animali. Oltretutto accanto al MCD si trova lo splendido Parco delle Valli che, nella bella giornata di sole che accompagnava l'evento, ha regalato rilassanti momenti all'aria aperta per chi è abituato allo stressante traffico cittadino. L'organizzazione è stata curata dal sito Retro Commodore, ideato da Carlo Pastore, appassionato di vecchia data dei computer della gloriosa casa americana e di retrocomputing in generale.


    Retro Commodore Collection


    Passiamo ora ad esaminare nel dettaglio gli stand presenti durante la divertente manifestazione, partiamo dallo spazio allestito dall' organizzatore della giornata, Carlo Pastore, ovviamente dedicato ai sistemi Commodore, leitmotiv della giornata. Iniziamo la carrellata con il bellissimo e raro Commodore 116, successore del C64 prodotto in Germania nel 1984 e mai uscito sul mercato statunitense, poiché ideato per il solo territorio europeo. Il sistema presenta 16K di RAM ed una particolare tastiera in gomma in uno chassis che anticipa le linee squadrate che, di lì a poco, verranno usate da tutta la famiglia di home computer Commodore. Per gli amanti delle console era presente un Commodore 64 Games System, particolare versione “game only” del classico 8 bit che non ha avuto il successo meritato per essere uscito nel momento sbagliato e senza un nuovo design dello chassis che avrebbe, magari, potuto attirare un nuovo pubblico. Il sistema è basato su un hardware risalente al 1982 ma vede il suo debutto datato 1990, ben otto anni dopo! Oltretutto lanciare una console ad 8 bit nel momento in cui era già nata l'epoca dei 16 bit è stato decisamente un suicidio commerciale. Di fatto il C64GS si trovava a lottare contro sistemi basati ormai sul potente processore Motorola 68000 come Sega Mega Drive, SNK Neo Geo o lo stesso Amiga che, oltre per la produttività, era già un punto di riferimento per il mercato gaming. Non una vera concorrenza interna, ma poco ci mancava... Accanto allo sfortunato GS ecco arrivare uno dei primi portatili ad 8 bit, il leggendario Commodore 64 SX, ingombrante e con un minischermo, ma molto desiderato all’epoca da chi voleva un 64 da passeggio. La vita commerciale del 64 SX è stata breve, solo tre anni a partire dal 1983, ma è molto interessante storicamente analizzarne il design, così diverso dai moderni netbook, che si ispira ad una valigetta realizzata con circuiti elettronici, con tanto di grosso manico e tastiera estraibile. A vederlo oggi sembra quasi un kit da agente segreto!
    Non poteva mancare uno splendido Commodore Plus 4, modello dal design squadrato e compatto, che aspirava a sostituire il classico C64 e doveva il suo nome ai quattro software di produttività già integrati in memoria. Commercializzato tra il 1984 ed il 1986 il sistema non è in realtà riuscito ad imporsi sul mercato, divenendo però oggi molto ricercato dai collezionisti.
    Da collezione senza dubbio anche il successivo sistema in mostra, un Commodore MAX, vera meteora della grande C, rimasta sul mercato solo nel 1982. Oltretutto solo su quello giapponese, che lo considerava una macchina esclusivamente da gioco. Il software, come del resto il sistema operativo, risiedevano su cartucce e la memoria era di soli 4K. Questa elegante variante del 64 è basata sul medesimo microprocessore ma presenta uno chassis differente, molto affascinante ma, a detta di chi l'ha provato, meno comodo. Conclude la serie di home computer presentati dallo stand un Commodore 16, in realtà adottato temporaneamente dal successivo espositore. Il Commodore 16 ha in comune con C64 e VIC 20 la stessa forma, poiché Commodore, per diminuire i costi, ha deciso di utilizzare su questi sistemi lo stesso chassis, cambiandone solo il colore. L'elegante nero è toccato proprio al C16. Il sistema è basato su un nuovo processore e soli 16K ed ha avuto una commercializzazione meteorica, relegando la sua nascita e morte nei confini del lontano 1984. Ideato come una macchina intermedia tra l'ormai entry level VIC 20 e il più professionale C64, il C16 resta però incompatibile col software di entrambi. Con un balzo di ben nove anni passiamo al 1993, e vediamo uno degli ultimi prodotti Commodore. Una console per videogiochi basata su CD ROM e con un processore a 32 bit, lo splendido Amiga CD32, corredato da una scheda FMV. Nato in un periodo di grande espansione delle console, CD32 è la proposta Commodore per tale mercato. Motorola si occupa di creare il processore e l'architettura di base è quella Amiga, in particolare il sistema è assimilabile ad un potente Amiga 1200. Di fatto mancava un supporto per la grafica 3D, cosa che avrebbe fatto invece il successo di macchine concorrenti come l'allora debuttante Sony PlayStation e che ha contribuito invece al declino della pur eccezionale macchina. Di lì a poco Commodore sarebbe scomparsa dal mercato lasciando un grandissimo vuoto per gli appassionati.
    Anche Amstrad, nome molto amato dai retrogamers, è presente a sorpresa nello stand Retro Commodore con un Amstrad Notepad del 1993. Una interessante chicca presente era infine la scheda A4000T, presentata nuda e cruda al pubblico, che poteva quindi ammirarne l'affascinante composizione.



    Commodore Vintage Art

    Non solo Commodore, quindi, ma nemmeno solo computer. Una particolarissima opera d'arte chiude lo spazio espositivo, un bellissimo quadro dei circuiti del Commodore 64 revisione E CR originale e disegnato A MANO da David Bruce Haynie, ingegnere responsabile della maggior parte dei progetti della Commodore International. Una di quelle prove che, a volte, il retrogaming ed il retrocomputing possono diventare arte. Pare che sia proprio Commodore, secondo una recente indagine, il soggetto preferito degli artisti che vogliono legare arte e retrogaming. Affascinati dal design retrò dei vecchi computer.



    La famiglia 264


    Tre dei sistemi presentati dallo stand Retro Commodore appartengono ad una famiglia di home computer chiamata “264 Series”, ed hanno una importanza storica notevole. Questi tre sistemi sono C16, C116 e C Plus4, tutti basati sul processore MOS 7501, evoluzione del famoso 6510 cuore del C64. Nonostante le relativamente buone potenzialità delle tre macchine, nessuna è riuscita a tenere testa all’inossidabile C64, che, nonostante il passare degli anni, restava sempre e comunque il computer ad 8 bit più amato dal grande pubblico. Prodotto per oltre dieci anni dal 1982 al 1993, C64 sarà anche l’home computer più venduto della storia, superando i venti milioni di unità vendute, cifra da considerarsi altissima, soprattutto in vista dell’epoca in cui il sistema è stato commercializzato, dove l’informatica non aveva certo il mercato di oggi.


    Lo stand Archeoludica


    Nato come spin-off di Retrogaming History dedicato alle mostre, Archeoludica era presente con uno stand gestito da Fabio D'Anna, redattore di questo reportage. Lo spazio aveva un occhio di riguardo per le console, presentando come unico home computer un Commodore 16, subito “adottato” dal vicino stand Retro Commodore. Lo scopo di questo stand era quello di mostrare le origini del videogaming casalingo e la sua evoluzione nel tempo. Aprono le danze infatti ben due sistemi basati su Pong, il Philips Odyssey 2001, console stand alone del 1977 che offriva alcune varianti sportive di Pong, come Tennis, Hockey e Squash. Il tutto a colori! La console è la versione europea del Magnavox Odyssey 4000, uno degli ultimi eredi dell'originale Magnavox del 1972, e presenta due controller separati collegati al corpo macchina principale. Sempre basata su Pong, ma di produzione giapponese è la successiva macchina, un Nintendo Color TV Game 15 del 1978, caratterizzato da uno sgargiante color arancione che pare sia stato suggerito da un giovane ancora alle prime armi, che era da poco entrato nella società, ovvero Shigeru Miyamoto. La console offre 15 varianti di Light Tennis, clone giapponese di Pong che in patria era un vero e proprio fenomeno di costume. Il sistema non è mai giunto fuori dai confini del Giappone. Per saperne di più su questa famiglia di console vi invitiamo a leggere l'articolo dedicato al Nintendo Color TV Game nella sezione machine history. Dai pong based alle console a cartuccia il passo è breve, ed ecco che nel 1976 esce sul mercato americano una geniale console con una caratteristica davvero innovativa per i tempi, ovvero poter cambiare i giochi sfruttando lo stesso hardware di base e delle piccole unità hardware dedicate ad ogni gioco. Queste unità avevano il nome di cartridges e sono state presentate per la prima volta nella storia videoludica dal Fairchild Video Entertainment System (VES), che è il successivo sistema presente nello stand. L'ingegnere americano creatore di questa piccola grande rivoluzione risponde al nome di Gerald Anderson Lawson, detto Jerry. Il VES era basato sul processore F8 prodotto internamente ed ha dato il via alle cosiddette console programmabili, ovvero con software intercambiabile. Una geniale trovata di Fairchild è stata inoltre quella di numerare le scatole delle oltre venti cartucce disponibili, spingendo il pubblico al collezionismo. Il sistema è stato prodotto anche da altre case su licenza, come Emerson e Saba, ed è conosciuto oggi con il nome di Channel F. Come mai? La spiegazione storica è semplice. Solo un anno dopo, nel 1977, nasceva l'Atari Video Computer System (VCS) che riproponeva tutte le idee della macchina Fairchild con in aggiunta la geniale intuizione di metterci in mezzo il nome “computer”. Allora il grande pubblico era poco esperto e aveva solo sentito parlare di computer, tutti ne volevano uno e il fatto che il sistema da gioco Atari, che tutto era tranne che un computer per la produttività, avesse tale nome spinse comunque le vendite. La maggior qualità del software ne decretò poi il successo.

    Il VCS presentato dallo stand, in particolare, era la versione soprannominata “Darth Vader” tutta nera ed ispirata a guerre stellari, con allegati gradi classici come Defender II e Pitfall. Col debutto di Atari VCS, Fairchild pensò bene di cambiare il nome alla sua macchina. Ci spostiamo tre anni avanti ed ecco apparire Mattel Intellivision, una delle console che, nel 1980, ha cercato di sfidare Atari sullo stesso terreno, quando il VCS era ormai diventato leader del mercato gaming console. Il fatto di avere pochi franchises forti nel catalogo, composto per lo più di giochi esclusivi e alcune conversioni da arcade, tra cui un già celebre Donkey Kong, non ha permesso al sistema di imporsi. La linea di Intellivision è davvero elegante ed i suoi controller particolari permettevano di inserire un piccolo foglio colorato personalizzato per ogni gioco.

    Risale invece al 1983, anno della grande crisi del videogame, una delle console più affascinanti del settore, l' MB Vectrex. Macchina ideata da Smith Engineering e presto adottata da Milton Bradley. Il Vectrex si basa su una affascinante grafica vettoriale proiettata su uno schermo monocromatico ad estensione verticale al quale era possibile applicare delle particolari mascherine dette Overlay che simulavano il colore. Al sistema era abbinata una cartuccia Vectrom prodotta in Francia che contiene tutti i giochi ideati per la macchina più alcuni esperimenti homebrew molto interessanti, rilasciati postumi al pensionamento del sistema. Facendo un salto direttamente negli anni 90 ecco apparire un Super Nintendo, risalente al 1992, con i suoi classici cavalli da battaglia Super Mario World e Street Fighter II. Mentre il SNES si sentiva ancora a casa tra i retrosistemi erano invece quasi imbarazzate le macchine che chiudevano lo stand, ovvero un Nintendo 64 Pokemon Special Edition del 1997, dove girava Zelda Ocarina of Time che ha come sempre affascinato il pubblico. L'importanza storica della console, pur relativamente recente, è altissima poiché si tratta dell'ultimo sistema casalingo ad utilizzare le cartucce, ed è emozionante vederlo accanto al primo ad averle utilizzate, il Fairchild Channel F. L'altra console decisamente nuova era un Nintendo GameCube Resident Evil 4 Limited edition, uscito nel 2005, tre anni dopo il debutto del Game Cube e solo un anno prima dell'ultimo Wii. Sul cubo girava The Legend of Zelda Twilight Princess titolo che rappresenta il canto del cigno del sistema. Poteva mancare la mascotte di tutte le fiere, ovvero il mega peluche di Super Mario? No, decisamente non poteva!



    Finalmente un Commodore 64!


    I lettori più appassionati di Commodore si staranno a questo punto chiedendo, ma il Commodore 64? Impossibile che non sia presente n una fiera dedicata alla casa americana.
    Il C64 era presente infatti nello stand Retro Commodore solo nelle sue particolarissime incarnazioni SX e GS, rispettivamente portatile e console. Gabriele D'Antona, responsabile del terzo stand, ci presenta un bel Commodore 64 Germany edition risalente al 1989. Insieme al computer troviamo un monitor Philips M80 a fosfori verdi che crea un effetto nostalgico che ci riporta ai bei tempi andati, un vero viaggio nel passato per tutti quelli di noi che hanno avuto l'8 bit Commodore. Forse il più famoso tra gli home computer, il C64 risale al 1982 e si basa sulla nota CPU MOS 6510 abbinata con l'altrettanto celebre chip sonoro SID 6581 responsabile di alcune delle più belle colonne sonore videoludiche del passato. La Germany edition in mostra si distingue per il ritorno al case classico, sostituito nel 1986, e la colorazione bianco panna dello chassis ed è mediamente più rara della classica color grigio.

    Il software può risiedere sia su cassette sia su floppy dedicati e la libreria sessantaquattrista è tra le più ricche tra gli 8 bit. Ancora oggi esistono recenti produzioni amatoriali fatte dagli appassionati di tutto il mondo che tengono vivo il sistema. Molti dei giochi presenti nello stand appartenevano al cosiddetto “spaghetti software” ovvero le ripubblicazioni con nomi fantasiosi di giochi esteri in Italia, realizzate da Edigamma, Logica 2000 ed altri editori del periodo. Come si sarà chiamato Impossible Mission in italiano? Pur con altro nome resta comunque uno dei giochi simbolo della macchina, tuttora commercializzato sui recenti cataloghi di digital delivery. Altro pezzo molto interessante era il Commodore 128 corredato dell'originale monitor Commodore C1084S. Il 128 è una evoluzione diretta del C64 che, a differenza degli altri successori non retrocompatibili come C16 o Plus 4, era pienamente compatibile col vecchio software C64, offrendo alcune caratteristiche avanzate come l'ultima versione del Basic, un'architettura multiprocessore che univa due CPU molto avanzate, un MOS 8502 e uno Zilog Z80. Enormi le possibilità della memoria, ben 128K di base, espandibile fino a 512K, cifra enorme per l'epoca, il tutto in un nuovo chassis. Il C128 ha debuttato nel 1985 ed è rimasto sul mercato fino al 1989, ottenendo un buon successo di pubblico.


    JJ Flash Space

    Il quarto stand presentava sistemi classici, ma evidenziava le possibilità offerte dalle nuove periferiche in commercio ai giorni d'oggi. Per primo arriva un C64 New Type, ufficialmente noto col semplice nome di Commodore 64 C, datato 1986, che riprende lo stesso chassis moderno del Commodore 128, mantenendo però le stesse caratteristiche del C64 Old Type, sebbene internamente le schede madri sono state più volte ridisegnate. Tuttora è aperto il dibattito tra i commodoriani su quale sia più affascinante tra le due release, per chi scrive il vecchio modello, noto col soprannome di “biscottone” resta insuperabile. Ma mentre ci perdiamo in squisite discussioni di retro-design ecco che sulla macchina di Marco JJ Flash, gestore dello stand, inizia a girare una splendida demo tra le cui immagini appare una procace modella ad 8 bit che riscuote un successo immediato! Nella demo è presente anche Rick Astley, cantante che ci riporta subito con la mente agli anni 80, con le note di “Never gonna give you up” riprodotte in una splendida versione SID. Ma poco dopo ecco che JJ Flash ci stupisce ancora... con l'apparire su un monitor Philips un logo Amiga sopra un C64! Esperimento stupefacente quello di emulare il noto 16 bit su una macchina ad 8 bit. Nello stand erano presenti anche interessanti periferiche moderne dedicate allo stoccaggio dati e alla trasformazione del segnale video, come la stupefacente Mygica HD game box, con supporto per i moderni monitor, con un segnale VGA derivato da un video composito. Chiude lo stand un altro esemplare della splendida console Amiga CD32 su cui girava, tra i tanti titoli, l'indimenticabile Morph, un classico della softeca Amiga.


    Lo stand Commodore Italian Pages

    Il quinto ed ultimo espositore arriva da Perugia ed è un veterano del settore. Il suo nome da battaglia è “Griphon” ed il suo sito risponde al nome di Commodore Italian Pages (CBMitapages) Fabio Antimi, Griphon per gli amici, presenta uno dei modelli più noti della casa americana, il Commodore VIC 20, primo vero home computer della grande C, rispetto alla precedente serie PET per il mercato professionale. Il VIC 20 risale al 1981 e ha interessanti caratteristiche studiate per l'utenza domestica, una buona gestione di grafica e sonoro, 20K di memoria ed il processore MOS 6502. Il tutto era contenuto dentro uno chassis tondeggiante e rassicurante che piaceva alle famiglie e che avrebbe in seguito fatto da base per il successore Commodore64. Il processore 6502, e le sue versioni modificate, hanno una importanza storica molto grande, erano infatti comuni a tante altre macchine statunitensi del periodo, anche da gioco. Le CPU sono presenti già nei Commodore PET, nell'Apple II e nell'Atari 2600 di fine anni 70, ma arrrivano anche in Giappone grazie al NES, nel 1983.Altra macchina molto interessante dello stand era il Commodore CDTV (Commodore Dynamic Total Vision), sistema che debutta nel 1993, in piena mania multimediale, andandosi ad inserire in un settore particolare, ovvero quello dei lettori CD Rom stand alone, in concorrenza diretta con il Philips CD-i. Il sistema offre molti software multimediali e pochi giochi in catalogo nella sua breve vita, tra cui ricordiamo Sim City e i due Turrican. Il cuore del CDTV, è di fatto un Amiga 500 con lettore CD cosa che ha portato molti possessori di A500 ad ignorarlo. Il CDTV è stato presto oscurato dalle nascenti console a 32 bit come PlayStation e Saturn, e trascinato nel triste fallimento della casa madre, ma ha il merito di aver aperto la strada alla multimedialità e, in misura minore, allo stesso mercato DVD, che ancora oggi propone, seppur raramente, dischi interattivi come DVD games ed educational. Chiude lo stand un altro Commodore 64 New Type con monitor ufficiale 1084S di cui abbiamo già parlato.


    Un delfino tra le onde del retrocomputing


    Pur non avendo uno stand proprio ha molto collaborato alla manifestazione Fabrizio Picci, grande appassionato di GameCube e programmatore che contribuisce fino ad oggi ad aggiornare il celebre emulatore Dolphin. L'emulatore è un progetto open source e riprende il nome in codice di lavorazione della cubica console Nintendo che era appunto Dolphin e che, anche dopo essere stato cambiato in GameCube, è sopravvissuto nelle sigle di console giochi ed accessori, tutti marcati con DOL 00x in memoria del progetto originario. Fabrizio, attivo nel settore fin dai tempi dell'Amiga, è noto anche per la sua collaborazione con alcuni team di traduttori che si occupano di rendere in italiano alcuni giochi che non sono stati localizzati ufficialmente, specie gli RPG che, come sappiamo tutti, contengono spesso enormi quantità di testo che risulta maggiormente fruibile se in italiano.


    Il pubblico della mostra


    Molto variegato il pubblico della manifestazione. Non mancava il casual visitor, totalmente inesperto del settore ma che restava comunque affascinato dall'aria vintage che si respirava tra gli stand. Molti tra i più giovani, cresciuti a pane e PlayStation, erano molto curiosi di conoscere la storia dei videogiochi, ma non mancava anche un target di pubblico dotato di maggiori conoscenze del settore. Tra questi spiccavano soprattutto due personaggi, “il professore”, appassionato ed esperto di retrocomputing, che raccontava aneddoti molto interessanti sui sistemi in mostra, e un signore di circa settantanni che, tutti ci avrebbero scommesso, ci avrebbe parlato commosso dei bei tempi di Pong, Magnavox Odyssey e Computer Space! Ed invece no! A sorpresa il simpatico visitatore si è rivelato un appassionato di FPS in soggettiva, ed in particolare di Call of Duty in multiplayer, rivelando una ottima conoscenza anche nel settore fumettistico. Tra i tanti poi ricordiamo anche Francesco, il misterioso ragazzo che girava per gli stand con una borsa con dentro una PS3 da vendere, di cui abbiamo purtroppo perso i contatti. Tra i visitatori VIP c'era anche un personaggio nuovo del settore, Roberto Ruggieri, fondatore dell'interessantissimo progetto A.M.O.R. Dietro questa misteriosa sigla, che può essere interpretata anche come ROMA al contrario, si cela l'ambizioso progetto dell'Apple Museum Of Rome, ovvero uno spazio museale dedicato interamente al retrocomputing della mela, di cui torneremo presto a parlare su queste pagine. Un altro ospite che ci ha fatto davvero piacere avere è stato Simone Pizzi di Old Games Italia, che ha intervistato i presenti per il suo podcast in Archeologia Videoludica, sito che si occupa di storia dei videogiochi.


    Commodore ieri ed oggi


    Commodore è senza alcun dubbio uno dei nomi che ha fatto la storia dell'informatica, al pari di Olivetti, IBM, Xerox, Apple o Microsoft, e allo stesso tempo quella dei videogiochi, insieme a Atari, Nintendo e Sega. Moltissimi tra gli attuali appassionati di retrogaming e videogames in generale hanno iniziato la loro carriera proprio su un VIC 20 o un C64, magari un Amiga se più giovani. Fondata da Jack Tramiel nel 1953 per operare nel settore delle macchine da scrivere, ha dato dalla fine degli anni 70 un contributo enorme al mondo dei computer. C'era un tempo in cui Commodore era forse il nome più noto del settore, e le Commodore Girls, standiste delle grandi fiere americane, erano una vera icona... La fine della grande casa americana risale all'ormai lontano 1994, simbolicamente lo stesso anno in cui nasce la PlayStation, simbolo del videogame cosiddetto moderno, ma il suo mito è continuato anche dopo la disfatta. Prodotti innovativi come il C64 sono ancora ben radicati nell'immaginario collettivo, al punto che l'home computer è stato citato anche da un recente episodio di GTA nel 2002, esattamente venti anni dopo il suo debutto. La storia di Amiga è ancora più particolare e questo sistema vanta tuttora molti fedelissimi. Di recente il Commodore 64 è rinato sotto forma di PC consumer che ripropone lo chassis degli anni 80 dividendo il pubblico. Amiga, dal canto suo è passato spesso di mano tra diverse società e tuttora è considerato una piattaforma vivissima che conta milioni di appassionati in tutto il mondo. Perchè passano gli anni e le macchine da gioco, ma lo spirito che ha fatto grande la Commodore resterà sempre vivo.


    Riepilogo dei sistemi in mostra (in ordine cronologico dal 1976 al 2005)




    1976: Fairchild Video Entertainment System / Channel F
    1977: Philips Odyssey 2001
    1978: Nintendo Color TV Game 15
    1980: Mattel Intellivision
    1981: Commodore VIC 20
    1982: Commodore MAX giapponese
    1982: Atari Video Computer System “Darth Vader”
    1983: MB Vectrex con scheda Vectrom
    1983: Commodore 64 SX portatile
    1984: Commodore 16
    1984: Commodore 116
    1984: Commodore Plus 4 con quattro software integrati
    1985: Commodore 128 con monitor Commodore 1084S
    1986: Commodore 64 C con scheda HD ed emulazione Amiga
    1986: Commodore 64 New Type con monitor Commodore 1084S
    1989: Commodore 64 Germany edition con monitor Philips M80 a fosfori verdi
    1990: Commodore 64 Games System console
    1992: Nintendo SNES Pal
    1993: Commodore Amiga CD32 con scheda FMV
    1993: Commodore Amiga CD32
    1993: Commodore CDTV lettore multimediale
    1997: Nintendo 64 Pokemon Special Edition
    2005: Nintendo GameCube Resident Evil 4 Limited Edition



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    Commenti 7 Commenti
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Davvero un evento interessante questo Retro Commodore Day! Complimenti vivissimi per l'ottimo reportage!
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Cacchio, avrei dato non so cosa per esserci
    1. L'avatar di ethan
      ethan -
      veramente un ottimo reportage!
    1. L'avatar di maxtex74
      maxtex74 -
      Bellissimo reportage ,peccato ,non sevo quando c'era altrimenti ci sarei andato,un mondo magico per me,mi sarei perso...come si fa a sapere quando c'è il prossimo?
    1. L'avatar di Super Fabio Bros
      Super Fabio Bros -
      Ciao maxter, Carlo Pastore, patron della manifestazione, prevede di organizzarlo un paio di volte l'anno, appena ci sarà il prossimo non mancheremo di segnalarlo su queste pagine.
    1. L'avatar di maxtex74
      maxtex74 -
      Citazione Originariamente Scritto da Super Fabio Bros Visualizza Messaggio
      Ciao maxter, Carlo Pastore, patron della manifestazione, prevede di organizzarlo un paio di volte l'anno, appena ci sarà il prossimo non mancheremo di segnalarlo su queste pagine.
      Grazie Fabio ,ma sono gli stessi che oraganizzavano anni fa ad Empoli ,una cosa del genere che non ricordo il nome?
    1. L'avatar di Super Fabio Bros
      Super Fabio Bros -
      Non penso perchè Carlo è di Roma e da quel che so non ha precedentemente al RCD altri eventi legati al retrocomputing...