Ninja Gaiden II: The Dark Sword of Chaos - Nes | Retrogaming History
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    Ninja Gaiden II: The Dark Sword of Chaos

    Ryu Hayabusa, il ninja di Tecmo, oggi è noto soprattutto per le sue scorribande su XBOX e PS3, ma la sua storia è iniziata molto prima, più precisamente nel lontano 1988. Il primo Ninja Gaiden (che, detto fra noi, si pronuncia “Gaiden” e non “Gay Den”, come molti ancor oggi dicono) altro non era che un mediocre beat 'em up arcade a scorrimento, che viene ricordato più che altro per la grandezza dei suoi sprites e la famigerata animazione dei continue, con il nostro in procinto di venire tranciato da una sega circolare. Le cose cambiano, e di molto, con l'arrivo di Ryu su NES alla fine dello stesso anno: qui il gioco subisce un completo restyling, trasformandosi in un platform lontanamente imparentato con Castlevania, ma non è tutto... Tecmo può a ragione affermare di aver inventato un nuovo genere, il “Cinematic Platform”! Tante belle parole, ma che significa? Significa che non solo il gioco aveva una trama più complessa del 90% dei platform del periodo, fitta di intrighi, tradimenti e colpi di scena, ma che tale trama veniva esposta per mezzo di sequenze semi-animate che apparivano al termine di ogni livello, sensazionali per l'epoca (e per il sistema) ma molto valide ancora oggi. L'immagine di Ryu in cima a un picco che scruta la fortezza nemica all'orizzonte è entrata di buon diritto tra le più iconiche nella storia del retrogaming. Se aggiungiamo che nei primi anni Novanta i ninja erano all'apice della loro popolarità fra i ragazzi di tutto il mondo, è presto detto come Ninja Gaiden divenne un successone per l'8-bit Nintendo, data anche la sua indiscussa qualità.



    Ninja la furia umana

    Squadra che vince non si cambia, avranno pensato alla Tecmo, e in effetti a una prima occhiata questo seguito sembra riprendere pari pari il predecessore. A una seconda... pure. D'accordo, lo svilupparsi della trama sarà pure diventato roba vecchia nel frattempo, con i soliti artefatti mistici, i soliti imperatori malvagi, le solite forze oscure che tramano nell'ombra (non manca nemmeno il ritorno di un vecchio nemico, come nelle migliori telenovelas), però al giocatore non interessa se la storia è stata scritta da un romanziere o meno... probabilmente a molti non interessava nemmeno sapere che ci fosse una storia! In definitiva: è un titolo divertente da giocare? Direi senz'altro di sì, viste anche le diverse migliorie apportate al gameplay nel frattempo: per dirne una, Ryu non si limita più a balzare fra due muri paralleli, ma li può anche scalare, come un vero ninja dovrebbe saper fare. Inoltre, anche se ha perso la capacità di colpire con la katana all'apice del salto, ora è in grado di utilizzare le sue abilità speciali anche una volta aggrappato a un muro, anziché restare immobile come un fesso a farsi bersagliare dei nemici. Tali abilità sono più o meno analoghe a quelle apparse nel primo titolo, con qualche differenza di utilizzo, tra shuriken giganti e palle di fuoco sparate in diagonale: c'è però una grossa novità, che accomuna ancor di più il nostro alle classiche rappresentazioni dei guerrieri ninja nella fiction. Raccogliendo determinate icone, Ryu sarà in grado di evocare fino a due “doppioni” di se stesso che ne copieranno ogni mossa, attacchi speciali compresi: sistemare in modo strategico i due cloni sarà fondamentale per sconfiggere in breve tempo i vari boss, spesso ostici per posizionamento e pattern di attacco. Una trovata tanto interessante quanto spudoratamente scopiazzata dall'ottimo coin-op di Irem Ninja Spirit … ma del resto è meglio “prendere ispirazione” dai migliori piuttosto che dai mediocri, o no?



    A giudicare da questa lista, Hayabusa sembra diventato una vera e propria macchina da guerra, quindi l'avventura sarà certo più semplice da completare rispetto al primo NG (in certi punti causa di veri e propri esaurimenti nervosi), vero? NO! A quanto pare, una delle qualità più apprezzate di Ninja Gaiden, oltre ai fenomenali intermezzi, è stata proprio l'impennata del livello di sfida, e non sia mai che Tecmo non dia ai fan ciò che chiedono! In questo The Dark Sword of Chaos i programmatori si sono davvero superati, sfiorando il limite del sadismo puro... e se pensate che sia solo un'iperbole, che ne dite di livelli pieni di strapiombi, dove bisogna fare attenzione alle raffiche di vento che cambiano direzione di continuo e ci condizionano i salti, oppure dove l'unica fonte di illuminazione sono lampi che rischiarano solo per pochi istanti l'area? Non manca l'obbligatorio stage col ghiaccio che ci farà scivolare qua e là, e persino aree in cui dei ruderi in primo piano bloccano parzialmente la visuale! Tutto ciò ovviamente mentre siamo assaliti di continuo da nemici che "respawnano" all'infinito e non fanno altro che rimpallarci da una schermata all'altra. Senza contare che talvolta non ci accorgeremo degli avversari perché le loro colorazioni si confondono con quelle degli sfondi: può darsi che sia dovuto alle limitazioni tipiche del NES, però questo è un gioco talmente bastardo che inizio a sospettare che sia stata una scelta precisa da parte dei designer!



    American Ninja

    Eh già, questo gioco è se possibile ancora più infame del capostipite, e... beh, non c'è molto altro da dire. Se conoscete il primo titolo e ci avete giocato, allora vi sentirete a casa, perché in sostanza è rimasto tutto come prima. Certo, Ryu è diventato più versatile e potente, la grafica delle scene d'intermezzo è migliorata (per compensare la ripetitività della storia, qualcuno potrebbe dire), gli stage sono in numero maggiore e più variati (soprattutto verso il termine dell'avventura, quando l'eroico ninja s'infiltrerà nella dimensione oscura, che i grafici si sono divertiti a riempire di ambientazioni dall'aspetto organico e sempre più repellenti), l'idea dei cloni è geniale (infatti l'ha avuta qualcun altro...), ma stringi stringi è sempre “more of the same”. Con questo non voglio insinuare che sia un gioco fatto in fretta e furia per capitalizzare sul successo del capostipite, questo no: tutto è realizzato con cura e competenza, le musiche sono buone (anche se ne manca una orecchiabile come il tema del livello 4-2 di NG1) i controlli sono più che precisi, la programmazione è molto solida, infatti anche quando avremo due cloni su schermo, più tutti i vari nemici, rallentamenti e flickering saranno sempre praticamente inesistenti. Ninja Gaiden II rimane un titolo più che buono, che però non riesce a distinguersi sufficientemente dallo storico predecessore, motivo per cui non è ricordato se non dagli hardcore gamers più fissati e da chi utilizza la Virtual Console di Wii, e non fa che riciclare tutto quanto di buono il primo aveva... compresa una sequenza con Ryu che guarda la fortezza nemica stagliarsi verso l'orizzonte. E che nessuno ricorda, ma che ho incluso nelle immagini a corredo della recensione se vi interessa!





    "Ninja Gaiden II è un ottimo titolo d'azione per NES, però troppo condizionato dall'ingombrante ombra dello storico predecessore, che ha finito per oscurarlo. Del resto, con la sua difficoltà spesso frustrante, può essere apprezzato a pieno solo da chi è abituato a questi giochi di “vecchia scuola” e cerca una sfida sempre maggiore. Diciamo che Tecmo è andata di cesello piuttosto che apportare grossi cambiamenti a un titolo che le ha dato fama, e per questo difficilmente sarà amato da chi già non apprezzava in precedenza le vicende di Ryu Hayabusa."





    Commenti 2 Commenti
    1. L'avatar di Ikaris
      Ikaris -
      Bellissima recensione per un titolo che ho invidiato molto ai possessori di... Super Nintendo. Già, all'epoca della raccoltona dei tre NG per Snes mi era bastato leggere una recensione su Console Mania per andarci matto...
      Comunque poi i primi due li ho provati e devo dire che ho trovato la difficoltà sadica ma comunque più sopportabile e "leale" rispetto a quella di Ghost'n Goblins... ma forse era solo perché mi piacevano parecchio.
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      E' la maledizione dei secondogeniti d'arte. A volte migliorare non basta.
      E come sempre complimenti per le tue esplorazioni sul "lato oscuro del videoludo" (anche se stavolta, e ogni tanto ci vuole, lo era un po' meno)