La Macchina del Tempo: Marzo 1992 | Retrogaming History
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    La Macchina del Tempo: Marzo 1992


    E' ancora una volta un mese caldissimo per i computer che continuano a vivere una fantastica età dell'oro!

    In America era stato pubblicato sotto il nome di Stunts, in Europa arriva con un meno scontato 4D Sports: Driving (ARTICOLO SU RH) ed è un gioco di guida, ovviamente, pubblicato dalla Mindscape ma sviluppato da una splendida Distinctive Software. Il motore tridimensionale fa il suo, ma il vero segreto di questo gioco risiede nell'editor di tracciati che ha il pregio di essere accessibile ed intuitivo, permettendo a chiunque di creare il proprio tracciato in pochi minuti. Mai considerato un capolavoro dalla critica, ha superato brillantemente la prova del tempo risultando incredibilmente ancora attivo grazie ad una granitica community.
    Arriva un tempo in cui la Domark decide di rinnegare il suo deplorevole passato per battere addirittura un percorso da publisher per palati fini. Concede così spazio a Shadoworlds della londinese Teque, un gioco di ruolo molto innovativo. Si presenta con una prospettiva isometrica e quattro personaggi da controllare per venire a capo dei dungeon proposti, ma il vero cambiamento è portato dal peculiare sistema di illuminazione: il nostro party sarà munito di torce che ci consentiranno di vedere ad una distanza limitata per un'esperienza più credibile e coinvolgente.
    Americani che programmano un Amiga? Ebbene sì e si tratta della Raven Software, oggi ritenuta fra i guru del first-person shooter. Questo è il loro titolo di debutto, un gioco di ruolo all'occidentale con inquadratura in prima persona che risalta soprattutto per la snellezza del programma che gira benissimo sull'Amiga di base. Il design dei dungeon pare non raggiunga le vette dei classici del genere, ma per molti giocatori rimane un titolo imperdibile.
    Nel 1966, il vincitore del premio Oscar per gli effetti speciali fu Viaggio Allucinante di Richard Fleischer, un film di fantascienza coi fiocchi basato su un racconto omonimo. Dopo moltissimi anni arriva anche il videogioco a cura della Centaur Interactive, intitolato Fantastic Voyage come nella lingua originale. La trama racconta di dottori che per curare un uomo sono costretti a rimpicciolirsi con una nave apposita e viaggiare all'interno del corpo, eventi che sono stati tradotti in uno sparatutto a scorrimento orizzontale dalla grafica molto suggestivo e dalle meccaniche, purtroppo, fortemente involute a causa, probabilmente, dell'inesperienza del team. Peccato, alcuni spunti sono ottimi.
    Secondo alcuni The Manager è stato il miglior manageriale mai realizzato fino a quel momento. Nato in Germania per opera della Software 2000, è stato prontamente localizzato in tutti i paesi calciofili con l'inserimento delle squadre locali per un maggiore coinvolgimento ed il successo in Italia non s'è fatto attendere. The Manager non intende offrire una simulazione troppo esasperata e punta piuttosto sulla spettacolarità. Mentre i giocatori hanno un numero ridottissimo di statistiche, l'occhio si prende la sua parte grazie alla possibilità di vedere cosa accade in campo: in realtà, c'è semplicemente un set, comunque abbastanza nutrito, di azioni possibili che possono andare o meno a buon fine, ma è tutto scriptato. Eppure, questo stratagemma riesce a tenere il fiato del giocatore sospeso per tutta la durata del match. Un classico!
    A distanza di ben due anni dal debutto su PC, la Dynamix porta anche su Amiga il simulatore di volo Red Baron, ovviamente incentrato sulla Prima Guerra Mondiale, ma, a dispetto del nome, potremo prendere le parti non solo del Barone, ma anche dei suoi avversari. Si tratta di un titolo di buon livello, forse il migliore del periodo a tema storico, ma soffriva sui circuiti Commodore di gravi mancanze di fluidità. Un Amiga espanso, oggetto raro all'epoca, si rivelava indispensabile per godersi il gameplay.
    Non ci sono molti vertical platform in giro, anche perché, salvo casi di level design eccezionale, hanno una struttura che impone severi limiti al gameplay. Top Banana, purtroppo, appartiene alla categoria ed è creato dal team Hex, palesemente a digiuno di esperienza, che offre un clone di Rainbow Island di un'acidità grafica mai vista prima. E' un platform “in trip” che segue la corrente stilistica dei “figli dei fiori” che abbina incomprensibilmente amore per l'ambiente e droghe allucinogene. Un titolo perfetto per il giocatore che odia i propri occhi dato che Top Banana promette di fulminarvi la vista a tempo di record. Ed ha anche una giocabilità insulsa. Al limite del cult game.
    E' un buon mese per i giochi di ruolo ed anche la Thalion, nota per la qualità del coding delle sue produzioni, porta su tutti i computer il suo primo esponente: Amberstar, che inaugura una mini-serie di due giochi. La grafica segue i dettami classici del genere, quindi telecamera in prima persona e movimento a caselle, ovviamente tutto disegnato in 2D. Interessante l'alternanza con sezioni inquadrate dall'alto in occasione dell'esplorazione di aree molto estese come le campagne. Il pubblico europeo era piuttosto tiepido verso questi titoli e non hanno riservato ad Amberstar una straordinaria accoglienza, ma la rilevante qualità presente è stata abbondantemente sottolineata dai cultori del genere.
    La grafica non è tutto, ma se quella che proponi è inguardabile allora sì che diventa importante. Darkspyre, infatti, ha dei contenuti interessanti in quanto propone un'azione di dungeon crawling di rapida accessibilità e senza gravi problemi, peccato che tutto il resto evidenzi la totale assenza di personale qualificato per il reparto audiovisivo. La Event Horizon, che in futuro diventerà la Dreamforge di Sanitarium, si ritrova con un prodotto contenutisticamente professionale ma dall'aspetto così amatoriale da spingerlo verso la bocciatura di critica e giocatori.
    La Francia, lo abbiamo detto numerose volte, è stata una delle nazioni più floride per i computer a 16-bit soprattutto in campo sperimentale e fra i numerosi team transalpini c'era anche quello della Tomahawk, francamente tra i peggiori, ma che con Fascination riscuotono il loro più grande successo. Si tratta di un'avventura grafica nella quale viene chiesto al giocatore di impersonare una sensuale detective spesso protagonisti di siparietti dal contenuto soft-erotico. Temi piccanti a parte, il titolo è ben orchestrato con enigmi impegnativi ma col terribile difetto di poter rimanere bloccati in alcuni punti a causa di azioni incompiute in sezioni precedenti.
    Dai lontani Stati Uniti giunge un altro gioco di ruolo, pubblicato nel 1991 per PC: Might & Magic III. Sul computer Commodore c'è da fare i conti con un certo downgrade della grafica, ma del resto era impossibile riproporre le tonalità a 256 colori dello standard VGA, peccato che sia piuttosto fastidioso anche lo swap disk con i sei floppy sui quali il gioco è spalmato. La sostanza, comunque, c'è tutta ed il classico della New World Computing viene generalmente premiato dalla critica quanto dal pubblico.
    Di sicuro lo sport futuristico su computer è identificabile soprattutto con il nome di Speedball, ma ciò non significa che altri non abbiano tentato di dire la propria. La Microids, per esempio, propone Killerball, ambientato all'interno di un'arena nella quale è presente un percorso circolare nel quale possono muoversi gli atleti per cercare di segnare punti con la solita pallina. Il confronto con il titolo dei Bitmap Brothers è impietoso, ma neppure lontano da esso Killerball riesce a farsi notare, né su Amiga né su Atari ST.
    Nel 1989 Space Ace arrivò sui computer, ma era ben lungi dall'essere una fedele riproposizione del cabinato. Abbastanza scontato, dopotutto l'originale risiedeva su Laserdisc e non c'era verso di convertire a modo tutta quella bontà grafica. Tuttavia, dai numerosi tagli effettuati si poteva ricavare materiale sufficiente per un secondo videogioco che viene prontamente pubblicato dalla Readysoft: Space Ace II dona ai possessori di Amiga, PC ed ST tutte le cut-scene scartate nella prima pubblicazione più altre disegnate da zero per unire per bene il tutto. E' un lasergame, tecnicamente molto ben fatto ma dal potenziale di divertimento che varia da individuo ad individuo. A meno di non installarlo su hard-disk, però, bisogna vedersela con un estenuante cambio di dischi senza sosta.
    Per quanto assurdo possa sembrare, nel 1992 una simulazione di flipper poteva riscuotere un enorme successo semplicemente perché nessuno ne aveva mai proposta una veramente ben fatta. I migliori pinball-games, infatti, erano di origine nipponico e si discostavano significativamente dal concetto di simulazione, sbilanciandosi molto verso le ragioni arcade che prevedevano variazioni possibili solo in quanto videogiochi. La Digital Illusions, invece, porta con Pinball Dreams quattro tavoli che potrebbero tranquillamente avere delle controparti reali, li studia veramente bene e s'impegna per regalare alla pallina una fisica credibile. La grafica pulita e competente assieme alle splendide musiche completano il quadro di un classico.
    Curioso il destino di Big Run, coin-op della Jaleco che immagina il giocatore alle prese con una fiammante Porsche nei percorsi sterrati della celebre corsa Parigi-Dakar. Solitamente gli arcade game giapponesi trovavano qualche console ad ospitarli, mentre gli unici porting di questo titolo di guida sono quelli per Amiga ed Atari ST, operati dalla Storm per conto della Sales Curve. Si tratta di nomi apprezzati nel campo delle conversioni, ma per quanto riguarda il gioco in esame, forse a causa della significativa superiorità dell'hardware originale, non si può parlare di un lavoro coi fiocchi. Del resto, neanche il titolo di partenza ha lasciato tracce indelebili nel cuore dei videogiocatori.
    Parliamo ancora una volta di Storm/Sales Curve perché questo mese arriva anche Indy Heat. Il cabinato originale stavolta è griffato Leland e non presenta circuiteria troppo difficile da imitare sui computer a 16-bit che non a caso si prodigano in una riproduzione impeccabile, ma persino il porting su C64 è ammirevole. In fondo, Indy Heat è un gioco di corse a schermata fissa con quattro auto minuscole in gara, ma la giocabilità è deliziosa. C'è un solo enorme problema: il gioco è facilissimo e si può completare in meno di un'ora, basta un minimo di manualità col joystick e capire bene a quali power-up dare la precedenza. Perlomeno è divertentissimo.
    Tiriamo fuori il tricolore per introdurre un nuovo prodotto dei Dardari Bros, pubblicato sotto etichetta Genias: Warm-Up. Dopo i dignitosi trascorsi con Italia '90 e Over the Net, questo piccolo sviluppatore si dedica alle corse di Formula 1, chiaramente senza licenza ufficiale, presentando la competizione con un'inquadratura perfettamente dall'alto che crea qualche problema nell'anticipare le curve. Come spesso avvenuto per i titoli italiani, ci sono spunti apprezzabili nelle idee e nel codice ma manca il quid per portare ad alti livelli questo gioco. Veramente notevole, però, l'animazione introduttiva.
    In Italia, ma forse non solo, in pochissimi hanno idea di cosa sia il cricket. Diciamo che è abbastanza riconducibile al baseball ma risulta meno spettacolare e popolare principalmente in territorio britannico e nei luoghi colonizzati dagli stessi inglesi. Visto che nella propria nazione il pubblico non manca, la Grandslam porta nei negozi World Cricket che ha un grosso difetto per essere un videogioco: non si gioca. Nelle partite, infatti, bisogna selezionare un battitore o un lanciatore e semplicemente osservare quello che accade. Stop. Falciato da critica e giocatori.
    Non è esattamente una protagonista del mondo videoludico, eppure Maria Whittaker è una celebrità fra i giocatori dell'era 16-bit. Di mestiere ha fatto la modella, togliendosi anche belle soddisfazioni, ma il suo fisico prorompente ha fatto una nota comparsa sulla confezione del gioco Barbarian. La Sales Curve, ancora lei, ha ben pensato di ingaggiarla per ottenere qualche suo scatto in pose ammiccanti da implementare nel suo Cover Girl Strip Poker, in cui quattro splendide fanciulle vi sfideranno a carte. Buone le digitalizzazioni, ma la sorpresa è la qualità della simulazione che propone persino un'intelligenza artificiale scaltra. Ottimo per giocare a poker, meglio ancora se l'occhio può avere la sua parte.
    Borobodour: Planet of Doom è un'esclusiva Amiga, ma gli utenti Commodore in questo caso hanno poco per inorgoglirsi. Pubblicato dalla Thalamus, è stato sviluppato dal team SoftEyes che non ha mai realizzato nulla di buono da giocare, mentre ogni prodotto si è invece rivelato gradevole da guardare. Borobodour parte con una dignitosa introduzione animata ed anche la grafica ingame presenta sprite interessanti, ma il tutto difetta di carisma. Le meccaniche sono quelle dei platform game 2D, ma non funzionano affatto bene a causa di un protagonista che pare muoversi con grosso impaccio. Nonostante l'ambientazione fantascientifica, fra l'altro, le sparatorie sono piuttosto poche mentre fanno capolino alcuni enigmi che non funzionano neppure benissimo.
    A un certo punto, per qualche oscura ragione, è scoppiata la fratellanza fra PC Engine ed Amiga, in questo caso anche ST. Così, dopo PC Kid e Bomberman, viene convertito anche Parasol Stars, nato proprio sui circuiti NEC. E' il terzo capitolo della saga Taito più amata, quella di Bubble Bobble, con gli ex-draghetti armati di ombrello per disfarsi dei tenerosissimi nemici che affollano le schermate statiche del gioco. Superfluo aggiungerlo, la giocabilità è ai massimi livelli, ma è bello constatare come anche sul fronte tecnico sia stato prodotto un lavoro molto accurato, sebbene il porting non avesse un elevato quoziente di difficoltà.
    The Adventures of Willy Beamish è un titolo di cui non si parla quasi mai, eppure si tratta di un'avventura grafica spuntata in uno dei periodi in cui il genere godeva di grande considerazione. Ad opera della Dynamix, ci mette nei panni del piccolo Willy, un ragazzino alle prese con problematiche spesso tipiche della sua età, eppure il gioco non è indirizzato in particolare ad un pubblico giovane. Graficamente è impressionante almeno quanto i 12 floppy sui quali risiede che senza un hard disk causano l'odiato effetto disc-jockey. Tutto è rappresentato in forma cartoonesca e con molta cura, ma per non sforare ulteriormente in fatto di megabytes occupati l'interazione è stata fortemente limitata. Dopo le edizioni Amiga e PC, è arrivata persino una conversione per Sega Mega-CD!
    Un grande talento prende forma ed è quello dei Silicon Knights, gruppo che ha portato Eternal Darkness ed il primo Blood Omen, che debuttano nel mondo dei videogiochi con Steel Empire, noto negli Stati Uniti come Cyber Empires. Titolo assolutamente originale, propone due fasi di gioco ben distinte: nella prima interagiremo con una mappa simile a quella di Risiko nella quale compiere tutte le scelte strategiche, mentre nella seconda prenderemo direttamente i comandi di un mech da combattimento con visuale dall'alto. Difficile e non di immediata fruibilità, Steel Empire ha comunque conquistato i giocatori più pazienti.
    Ancora un altro titolo inconsueto è quello realizzato dalla Maxis, che sorprende tutti con Sim Ant. Fra tutte le simulazioni possibili ed immaginabili, nessuno si aspettava una riproduzione del mondo delle formiche. Will Wright, assistito dal prezioso Justin McCormick, ci mette al capo della gestione di una colonia di formiche nere, in perenne conflitto con le rosse. Stavolta al giocatore vengono posti obiettivi precisi come l'annientamento del nemico e magari persino la cacciata degli stupidi umani che abitano il giardino che vogliamo controllare. Come da buona tradizione Maxis non mancano gli imprevisti per cui è bene attendersi pericoli naturali e non. Sim Ant rimane tutt'oggi un'esperienza unica.
    Dopo i buoni riscontri di Lightspeed, la Microprose rincara la dose con il seguito: Hyperspeed. A grandi linee, si tratta di un titolo descrivibile come simulatore di volo spaziale, ma siamo molto distanti da Wing Commander. Sono molteplici, infatti, i compiti che attendono il giocatore che non dovrà solo avere la meglio negli scontri con le astronavi, ma ha sulle spalle una missione importante di colonizzazione di nuovi settori galattici. Bisogna individuare pianeti idonei per ospitare la vita, instaurare relazioni diplomatiche con eventuali alieni presenti e sbarazzarsi di quelli nocivi. Un prodotto completo e complesso che, tuttavia, non ha goduto di grande popolarità.
    Nessuno come la Cinemaware aveva intuito e cercato lo spirito cinematografico del quale i videogiochi erano potenzialmente dotati anche in epoca 16-bit, ma un crudele destino ha gettato la società troppo presto sul lastrico. In questo mese di Marzo nasce a tempo di record la Cineplay che si presenta al pubblico con un'avventura grafica intitolata Free D.C., nella quale l'uomo è stato soggiogato dal potere dei robot, unici dominatori del mondo, mentre i loro stessi creatori sono costretti a vivere in gabbie. Originale ed a quanto pare persino con un buon humour, non offre purtroppo enigmi degni di lode, anche perché gli eventi si svolgono in una struttura non lineare e senza un inventario inteso in forma classica. Un altro flop colossale che si è tradotto in una sparizione istantanea della neonata Cineplay.
    Walt Disney e Novalogic si prodigano nella programmazione di un tie-in per il film The Rocketeer, a sua volta basato su un fumetto. Il videogame si basa sia sulla controparte in celluloide che su quella di carta, con eventi che rispecchiano con buona fedeltà quanto visto al cinema, ma con uno stile per le cut-scene strutturato in vignette, fra l'altro interamente doppiate in inglese con qualità accettabile, evento piuttosto insolito per un gioco su floppy disk. The Rocketeer è un multievento nel quale dovremo prima concorrere in corse su aerei per poi passare ad uno sparatutto a scorrimento orizzontale e a fasi più platform. Interessante dal punto di vista audiovisivo grazie soprattutto al generoso budget di produzione, non è divertentissimo, per quanto probabilmente superiore alla media dei tie-in. Il gioco è uscito per l'inedita coppia PC e Super Nintendo.
    Per tutti i computer c'è un grande ritorno: arriva Super Tetris! Denominazione importante quella scelta dalla Spectrum Holobyte che si prefigge l'ingrato compito di portare ad un livello superiore la già stupenda formula del Tetris. Del resto, causa mancanza del diritto d'autore in Russia, dal capolavoro di Pajitnov potevano attingere un po' tutti. In Super Tetris, a ben vedere, non ci sono introduzioni più significative del suffisso, e balza all'occhio principalmente la presenza di qualche bonus inedito, come le bombe che possono distruggere qualche pezzo. Anche stavolta, quindi, i meriti principali sono tutti ereditati.
    Il simulatore di volo vero è qualcosa di molto distante da Ace Combat e simili: si tratta di un programma che richiede una profonda conoscenza di tutti i comandi richiesti, senza la quale può diventare complicato persino decollare, figuriamoci fare il resto. Negli anni Novanta facevano furore e il Falcon 3.0 che trattiamo adesso è considerato tra i migliori di sempre per questa categoria. Anche una bella grana per i PC del tempo, soprattutto 286 e 386, che devono spremersi per bene per gestirne non solo la grafica ma anche tutti i processi fisici e di intelligenza artificiale. Molto apprezzato, però, anche il mission design e la presenza generosa di vezzi grafici che aumentano il coinvolgimento.
    La Sierra è assurta a celebrità in primis per la sua produzione di avventure, genere del quale ha scritto per lungo tempo i tratti distintivi, ma la maggior parte dei suoi prodotti possono essere considerati difficili, indubbiamente non adatti ad un pubblico giovane. Forse proprio per queste ragioni, lo stesso publisher prepara Mixed-Up Fairy Tales, nel quale controlliamo un ragazzino che mentre si trovava nella biblioteca della sua scuola viene chiamato da un drago che lo trascina in un libro. Nel mondo delle fiabe, infatti, qualcuno ha combinato un bel pasticcio mescolando tutte le storie, i cui personaggi sono disorientati e non sanno cosa fare. Grazie all'interfaccia semplificatissima ed ai come sempre splendidi disegni, l'esperienza si rivela gradevole per bambini di tutte le età.
    Ancora in casa Sierra spunta un'altra avventura, stavolta indirizzata alla consueta platea più adulta. Conquests of the Longbow: the Legend of Robin Hood è in realtà un seguito, precisamente di Conquests of Camelot e chiude una mini serie curata dalla designer Christy Marx. E' un titolo tra i più oscuri fra quelli della compagnia americana, ma solo sul territorio nostrano: il problema è che il gameplay risulta seriamente ostico per coloro i quali non conoscessero per bene l'idioma britannico a causa di molti enigmi basati sulle conversazioni. Peccato perché tutti gli aspetti del gioco sono molto curati, a partire da quelli tecnici, sebbene sia principalmente il grande lavoro di documentazione alla base della sceneggiatura a fare impressione, come testimoniato dalla bibliografia presente sul manuale.
    Chiudiamo il trittico di videogiochi della Sierra con Hoyle Official Book of Games: Volume 3. Non sono solo le compagnie dell'attuale generazione ad avere usato le loro mascotte per dare vita a giochi di competizione, tant'è che anche la Sierra propone qualcosa di simile, pur concentrandosi in questa occasione sui giochi da tavolo. Nella lunga storia della software house si sono moltiplicati i volti di successo e potremo scegliere fra loro il nostro avatar preferito, da Larry Laffer a Roger Wilco passando per i cattivi, per cimentarci in alcuni popolari passatempi come la dama, il domino o il backgammon. C'è una spruzzata abbondante di umorismo soprattutto grazie ai commenti che tali character esprimeranno durante le partite, ma anche l'intelligenza artificiale generale fa una buona figura.
    Twilight: 2000 è uno dei giochi più complessi nei quali è possibile imbattersi e non stiamo nemmeno parlando di un simulatore di chissà quale tipo. Il genere di appartenza è di difficile descrizione e potremmo definire questo prodotto come un miscuglio di strategia, gioco di ruolo e gestione delle risorse. In pratica noi dobbiamo controllare un team di venti soldati per risolvere una situazione di tensione nei dintorni di Varsavia in una sorta di Jagged Alliance embrionale, persino l'inquadratura isometrica è la medesima. Il problema è che lo sviluppatore Paragon Software ha esagerato con la completezza, al punto che la sola generazione dei soldati è terribilmente lunga per quanto ricca di possibilità. L'interfaccia, poi, è un macigno e i bug non si contano. Twilight: 2000 è semplicemente troppo ostico da domare.
    La Konami cerca di far fruttare una costosa licenza con Top Gun: Danger Zone, titolo potenzialmente devastante dal punto di vista commerciale che viene sviluppato dalla stessa Distinctive Software con la quale abbiamo aperto questa Macchina del Tempo. Non si trattava di gente esperta coi simulatori di volo e, in tutta onestà, si nota dato che il prodotto in questione difetta in profondità. Purtroppo, non risulta né abbastanza complesso per competere con altri titoli della stessa categoria, né abbastanza spettacolare per fare storia a sé, anche a causa di un engine grafico fin troppo sobrio. Più che un brutto gioco, è un titolo piuttosto superfluo.
    Per concludere la sezione computer rivolgiamoci ancora una volta al panorama 8-bit, sempre più povero, ma comunque vivo. Su Amstrad CPC, ZX Spectrum e Commodore 64 si vede Potsworth, un platform game basato su un cartoon di Hanna & Barbera andato per la prima volta in onda nel 1990. Il videogame non è affatto male e può vantare innanzitutto una dignitosa realizzazione tecnica, mentre il gameplay, pur complessivamente godibile, si basa principalmente sull'esplorazione degli stage, i quali, a causa della loro estensione, possono essere un po' troppo dispersivi, soprattutto per il pubblico giovane che dovrebbe rappresentare il target ideale del prodotto.
    Robocop 3 arriva anche su Spectrum e C64, ma è molto diverso da quello conosciuto sui computer maggiori che si era rivelato un multievento molto cinematografico. L'edizione ad 8-bit, infatti, si mantiene molto vicina ai suoi predecessori, configurandosi come un platform 2D con inquadratura dal lato piuttosto lento e soprattutto difficile. C'è una buona grafica, tuttavia, che fa bella mostra di sé in alcune sezioni in soggettiva.
    Chi avrà visto in sala giochi il coin-op Taito Space Gun ricorderà che si trattava di un titolo onesto e nulla più, ma comunque abbastanza spettacolare sotto il profilo tecnico. Convertire un prodotto del genere è sempre problematico e già su Amiga non si era rivelato trascendentale. A sorpresa, sul solito duo C64/Spectrum fa una buona figura, con uno scrolling incredibilmente fluido sui circuiti Commodore a dispetto delle dimensioni notevoli degli sprites, disegnati però in bassa risoluzione.

    COMPUTER


    Il nostro viaggio fra le console portatili è questa volta molto scarno, dato che il trittico protagonista della generazione deve accontentarsi di un misero gioco a testa. Il Game Boy si ritrova con Tiny Toon Adventures: Babs' Big Break che sfrutta la preziosa licenza Warner Bros fra le mani della Konami, la quale in quel periodo era di sicuro in ottima forma e non ci fa mancare un bel gioco di piattaforme, compassato come ritmo ma curato sul fronte estetico quanto su quello ludico, offrendo una gradevole alternanza al controllo dei celebri personaggi qui in tenera età.
    Restando in tema di cartoni animati, i diritti per i character nettamente più importanti di ogni tempo ce li aveva tutti la Sega che porta anche sul suo Game Gear il noto The Lucky Dime Caper starring Donald Duck, che già era comparso sul Master System con grandi elogi da parte della critica. Come da copione, il gioco è perfettamente sovrapponibile all'edizione da salotto, fatta eccezione per una risoluzione video meno generosa che crea certo qualche limite di visualizzazione all'area di gioco, ma rimane comunque uno dei platform più godibile per questo sistema.
    Fanalino di coda nelle vendite, l'Atari Lynx mostra comunque rispetto per la sua community col suo gettone di presenza rappresentato questa volta da Xybots, conversione di un omonimo coin-op firmato proprio Atari. Come in altri adattamenti simili, la qualità tecnica è sorprendente! Il gioco fa vanta di una visuale in terza persona alle spalle del protagonista con spostamento a caselle reso davvero molto bene e senza incertezze dell'hardware, mentre l'obiettivo del giocatore è semplicemente quello di liberare le aree dai nemici. Peccato che non sia un gioco irresistibile sul fronte del divertimento, ma è ovviamente un difetto ereditato dall'originale arcade.

    Anche il Master System, questo mese, è sguarnito a dire poco: un solo gioco per il povero 8-bit della Sega. Si tratta di Wimbledon Tennis, pubblicato dalla stessa Sega ma programmato dal team Sims, che ovviamente non ha nulla da spartire con il popolare brand della Maxis, e che ha piuttosto lavorato per la compagnia giapponese come first-party soprattutto per adattamenti. Questa simulazione di tennis, invece, è un gioco originale ed a quanto sembra piuttosto ben fatta. Il look è abbastanza serioso, un po' in contrasto con la produzione tipica per console, ma risulta forse idoneo alla platea europea alla quale il gioco era principalmente indirizzato.

    L'8-bit della Nintendo è noto soprattutto come la console dei platform game, ma come tutti i sistemi straordinariamente diffusi non manca di coprire tutti i generi videoludici. Tra gli esperimenti più arditi troviamo questo Nightshade della Beam Software, videogame che propone al giocatore la possibilità di calzare i panni di una sorta di supereroe segreto che ovviamente dovrà picchiare una discreta quantità di cattivi, ma saranno molto meno scontate le sezioni da action adventure nelle quali destreggiarsi con rompicapo ed inventario. Originale, sicuramente curato, ma come talvolta accade in questi casi, le singole parti del gioco non brillano, anzi, sono abbastanza approssimative pur trovando un senso nel quadro generale.
    Dopo averne già fatto un tie-in per il GameBoy, la temutissima LJN, abilissima nel beccarsi tutte le licenze, porta anche su NES il pluripremiato Terminator 2 mentre tutti i giocatori sperano che non ne faccia uno scempio. Speranze vane, purtroppo. Questo titolo si presenta nella formula ormai consolidata del multievento, quasi mai apprezzato dal pubblico ma efficace nel concedere ai game designer l'opportunità di narrare al meglio gli eventi del film. Peccato che in questo caso tutti siano alquanto deludenti, con un reparto tecnico vittima di vertiginosi alti e bassi.
    Toki è stato uno dei coin-op in assoluto più amati del suo periodo grazie a un mix veramente sapiente degli ingredienti di un videogioco, a partire sicuramente dalla grafica che pur non essendo travolgente sotto il profilo meramente tecnico risaltava per la bellezza del design. La conversione di questo classico Taito sul NES ha dovuto sottostare ad un certo downgrade dell'estetica, la quale rimane comunque apprezzabile, mentre è molto più sensibile l'abbassamento del fattore di sfida: Toki in sala era noto per la sua difficoltà negli stage avanzati, ma sulla piattaforma Nintendo è molto più facile arrivare in fondo grazie principalmente all'inserimento dei “cuori” che ci permettono di incassare più colpi prima di morire.
    Il film de “La Famiglia Addams” era stato un grande successo al cinema e la Ocean era stata molto abile nel programmare un platform tecnicamente pulito e senza grossi problemi di gameplay, adattabile ad una varietà di computer e console senza scontentare nessuno. Con The Addams Family per il NES, però, decide di cambiare più di qualcosa ed il risultato finale merita di essere considerato come un prodotto a sé stante piuttosto che come conversione, ma l'aspetto più evidente è la netta riduzione della longevità del titolo. Anche stavolta non presenta particolari difetti, ma si trova a confrontarsi su una console regina dei platform e piena di troppi esponenti di livello superiore.
    La storia di Blaster Master è semplicemente assurda: un ragazzino e la sua rana passeggiano allegramente nei dintorni della loro abitazione mentre in qualche maniera vengono a contatto con materiale radioattivo che li rende giganti, a quel punto cadono in un buco nel terreno che li porta nel luogo del gioco, in cui il ragazzo può prendere il controllo di una sorta di carro armato da potenziare via via col quale distruggere il possibile. Folle ma divertente, tant'è che questo è solo il primo di una serie firmata Sunsoft che verte comunque sempre attorno al combattimento veicolare in due dimensioni, peccato solo che la versione PAL del gioco sia giunta a quasi quattro anni di distanza dall'originale nipponico.
    E' mai possibile che un gioco della serie Metal Gear non sia stato pubblicato in Giappone? Sì e no, nel senso che Snake's Revenge è arrivato solo sui territori occidentali ma, a dispetto delle intenzioni iniziali, non è stato poi riconosciuto come parte integrante della saga di Kojima semplicemente perché non è stato quest'ultimo ad occuparsene. La Konami, infatti, aveva iniziato i lavori di questo seguito senza consultare il celebre game designer che, infastidito, ha programmato il suo reale secondo episodio per MSX2, poi adottato dalla Konami ma rilasciato nel solo Giappone. Checché se ne dica, Snake's Revenge non è male e lo stesso Kojima ha ammesso che nonostante la sua assenza in regia si tratta di un prodotto rispettoso degli stilemi di Metal Gear e complessivamente “non un brutto gioco”.
    Salutiamo il NES per questo mese con The Empire Strikes Back. La Lucasarts si gode la rinascita della sua stratosferica licenza con il tie-in del secondo Guerre Stellari, che si fa trovare con grafica e sonoro molto godibili ed una qualità per molti critici superiore a quella del predecessore, ma di più alto c'è anche il livello di difficoltà che taglia fuori i giocatori più giovani. Assolutamente spettacolari sono alcune sezioni di intermezzo nelle quali dovremo abbattere i famosi AT-AT col trucco dell'arpione, muovendo il nostro mezzo su due piani di profondità. La fedeltà alle vicende del film è la componente più apprezzabile, ma i fan hanno la fortuna di godersi anche momenti inediti.

    Due giochi per il PC Engine, ma il primo è addirittura su CD. Lady Phantom, purtroppo, non è consigliato al giocatore occidentale per via dell'idioma unicamente giapponese nel quale è disponibile. Sul disco trovano spazio molte immagini disegnate in stile manga che ci introducono ad un gameplay strutturato secondo le regole dei giochi strategici a turni. L'ambientazione è futuristica e al nostro comando avremo mech di ogni tipo che si daranno battaglia in contesti urbani. All'apparenza è un gioco di qualità, peccato che sia difficile verificarlo davvero per le barriere linguistiche nel giocarlo e per la pressappoco assoluta mancanza di informazioni su internet.
    La seconda uscita del mese per la console NEC arriva su cartuccia ed è una conversione da Amiga. Ballistix è nato dalla creatività del team Reflections, quello di Shadow of the Beast, ed offre un'idea originale e di facile fruizione: l'obiettivo è semplicemente quello di mandare una palla in porta controllando il puntatore del mouse qui sostituito da uno strano personaggio, il quale facendo leva sulla giusta angolazione può muovere la sfera dalla parte giusta. Il concept su Amiga era arricchito da una grafica molto carismatica che su PC Engine è costretta a sottostare ad un sensibile downgrade che ci fa scoprire soprattutto una struttura di gioco piuttosto esile per quanto gradevole nelle battute iniziali.

    Partiamo male col Megadrive, dato che il primo titolo della nostra lista è Double Dragon II, episodio che già nella forma originale arcade veniva spesso messo alle spalle del capostipite della serie. L'adattamento del titolo Technos alle generose capacità hardware del 16-bit Sega è avaro di soddisfazioni a causa di una tecnica che appare alquanto obsoleta, soprattutto perché sul Megadrive bisogna fare i conti con un certo Streets of Rage che ha vita molto facile contro il gioco in esame. A dire il vero, anche la conversione per NES è superiore.
    Come abbiamo visto anche questo mese, quando si parla di multievento c'è spesso da fare i conti con prodotti di basso livello, ma c'è stata una compagnia che ha sempre proposto interessanti eccezioni: la Epyx. Era nota per la qualità dei suoi titoli sportivi o pseudo-tali che si erano spesso concentrati sulle discipline olimpiche, ma questo mese incontriamo il più insolito California Games che ci mette alle prese con discipline che variano dal surf allo skateboard. Si tratta in realtà di una conversione, ma eseguita con attenzione e colpevole solo di non aver proposto una disciplina, ma rimane un titolo molto divertente.
    In Giappone era già stato lanciato sul mercato al debutto del Mega-CD, ma il contatto con il suolo occidentale, però unicamente americano, è avvenuto sotto forma di cartuccia. Parliamo di Heavy Nova (ARTICOLO SU RH), prodotto della Micronet che voleva imporsi come uno dei primi esempi delle potenzialità dell'ambizioso add-on della Sega e che invece risaltava solamente per la qualità della colonna sonora del CD. Non a caso, infatti, questo fighting game a base di robot con sezioni vagamente platform non conosce differenza tra supporto ottico o siliceo se non per quanto concerne le musiche. Purtroppo il gameplay è pessimo su entrambi.
    La maniera di Atari di immaginare il lavoro del “ragazzo dei giornali” è alquanto ardita ed è stata esemplificata dal suo cabinato Paperboy, portato nelle sale giochi nel 1984. Fu un gran bel successo, nonostante appartenesse di diritto a quella schiera di giochi che si amano o si odiano. La conversione per Megadrive è più che dignitosa, per alcuni addirittura la migliore, ma è l'impianto generale a mostrare qualche incrinatura. L'obiettivo del giocatore è cercare di consegnare i giornali alle case degli abbonati evitando quelle dei non-abbonati, spesso comprendenti pericoli ambientali di vario genere. Di sicuro un gioco diverso dal solito.
    Tenendo fede al proprio nome, la nipponica Game Arts ha affrontato il tema videoludico sempre con grande gusto creativo, non concedendosi mai alla banalità e spendendo molte risorse per offrire un profilo audiovisivo appagante. Alisia Dragoon (ARTICOLO SU RH) entra di diritto nella categoria degli action-platform con rimandi se vogliamo a Castlevania nonostante la radicale differenza nelle armi da utilizzare e la presenza di un mostro come compagno di viaggio che funge da “pod”. Musiche splendide e grafica più che dignitosa, giusto con qualche remora sulla longevità.
    Uno dei platform più riconoscibili prodotti dalla stessa Sega per il Megadrive è indubbiamente Kid Chameleon, che al suo lancio lascia piuttosto interdetti pubblico e critica. Innanzitutto, è palese la minore spettacolarità del titolo in questione soprattutto rispetto al portabandiera ed ancora fresco Sonic, e l'uso delle potenzialità dell'hardware è piuttosto contenuto. Molto migliore la seconda impressione che rivela un gameplay ricco grazie alla possibilità di trasformarsi in character diversi tramite la raccolta di alcune maschere, mentre ancora più impressionante è la presenza di addirittura 103 livelli di gioco! Una maratona gradevole fino al punto in cui si scopre che la possibilità di salvataggio non esiste nemmeno tramite password, mancanza che costringe i giocatori a rimanere per ore incollati al pad per completare il gioco, al punto da scoraggiare molti.
    In sala giochi gli dedicavano tutti qualche gettone, la fila non mancava mai eppure si è tenuto sempre lontano dalla definizione di capolavoro. E' Tecmo World Cup dell'omonimo publisher, gioco di calcio con visuale laterale rialzata e completamente incentrato sulle nazionali, almeno in questo episodio. La conversione per Megadrive è abbastanza fedele al cabinato nel bene e nel male, considerando che per quanto magnetico fosse verso una fetta di pubblico non si faceva mancare difetti nel gameplay nemmeno tanto trascurabili, soprattutto in merito alla possibilità di segnare dei gol tramite dei sistemi molto affidabili. Qualche recensore ha anche segnalato dei problemi nel rilevamento delle collisioni nell'adattamento alla console Sega.
    Seconda conversione del mese per la scimmia della Taito, la cui avventura guadagna un sottotitolo su Megadrive diventando Toki: Going Ape Spit. In realtà, è quasi un altro gioco con un disegno spesso radicalmente diverso degli stage che tuttavia mantengono degli elementi in comune con l'arcade. Il risultato, purtroppo, è generalmente peggiore ed anche alcune scelte grafiche, soprattutto in termini di palette, sono state giudicate infelicemente per via di un look più dark dell'insieme. Toki, fra l'altro, perde del tutto i bonus che non riguardano lo sparo. Non mancando certo i platform-shooter su Megadrive, questo remix dell'originale non riesce a brillare rispetto ai concorrenti e perde anche il carisma che avrebbe potuto conservare configurandosi come conversione fedele.
    Dato che abbiamo cominciato con un brutto titolo parlando del Megadrive questo mese... cerchiamo di fare ancora peggio in chiusura con la conversione di Turbo Outrun. In generale, questo titolo non è stato amato nemmeno nella sua forma originale quanto il capostipite della serie, eppure è riuscito a guadagnarsi i suoi fan anche grazie ad alcune conversioni effettivamente competenti come quella celebre per Commodore 64, ma proprio sulla macchina di punta della Sega ne vien fuori un lavoro largamente criticabile. La sostanza diciamo che rimane, ma i controlli sono non impeccabile, la grafica perde in fluidità e soprattutto in dettaglio, con percorsi a tratti desolati. Il livello qualitativo è ingiustificabile considerando i tre anni di distanza dal coin-op e i risultati molto migliori segnati dallo stesso primo Outrun per Megadrive.

    Il wrestling sbarca sul Super Nintendo con un videogioco di grande successo: WWF Super Wrestlemania. Programmato dalls Sculptured Software per il solito pigliatutto LJN, si presenta subito molto bene grazie ad una grafica che presenta dei wrestler disegnati con un certo realismo anche nelle animazioni e che richiamano immediatamente le controparti reali dei lottatori. I problemi sorgono quando si scava sotto l'apparenza e si trovano dei personaggi perfettamente sovrapponibili con le stesse identiche mosse, dato che quelle speciali arriveranno solo sul Megadrive.
    Siamo già all'ultimo titolo per Super Nintendo, ancora una volta quantitativamente in ritardo rispetto alla concorrenza Sega, ma Contra III: the Alien Wars ha qualità da vendere. Inspiegabilmente, considerando la fama del brand, la Konami decide di rinominarlo nel meno semplice Super Probotector: the Alien Rebels, ma quel che conta davvero è che sia una giostra di azioni ed esplosioni senza cali di ritmo. Inappuntabile il reparto tecnico sia nella grafica che nelle musiche, divertentissima complessivamente la sfida che ha, però, il difetto di essere di durata relativamente breve, ma è gradevole la presenza di due stage con inquadratura dall'alto che spezzano la monotonia. Probabilmente uno dei migliori run'n'gun per Super Nintendo.

    Facciamo un tuffo nell'offerta della console più elitaria di ogni tempo: il Neo Geo con le sue costosissime cartucce. Quando la Capcom ha lanciato sul mercato Street Fighter 2 si è trovata a scrivere le regole di un genere che aveva trovato del tutto impreparata la concorrenza, che pure si è messa subito all'opera. Una delle risposte più apprezzabili giunge dalla SNK con Fatal Fury (ARTICOLO SU RH), il quale, comunque, non scalfisce il primato della Capcom. Ciononostante, risulta un picchiaduro abbastanza godibile, purtroppo con soli tre personaggi selezionabili ma con avversari talvolta interessanti. Il merito maggiore, tuttavia, è quello di avere inaugurato sul Neo Geo una categoria che si arricchirà nel tempo di tanti e spesso validissimi esponenti.
    Dopo il picchiaduro ad incontri non poteva mancare uno a scorrimento. Con Robo Army, la SNK non vuole strafare e si limita a riproporre gli ingredienti della ricetta classica firmata ancora una volta dalla Capcom, fatta di scorrimento orizzontale, possibilità di giocare in doppio e successione di scontri leggeri e boss. Per differenziarsi un minimo c'è uno scenario totalmente robotico, dai nostri nemici ai nostri stessi avatar, ma fa impressione anche la grafica che fa sfoggio delle feature avanzate della macchina come le spettacolari zoomate e la gestione di sprites di dimensioni giganti.
    La Alpha Denshi mette una pezza alla softeca Neo Geo che fino a questo momento era a digiuno di racing games con Thrash Rally, che propone una classica inquadratura dall'alto con piste che scorrono multidirezionalmente. La potenza dell'hardware sembra dormire fino al momento dei salti con uno zoom out di grande effetto. Sono presenti due modalità di gioco, World Championship e Rally, dove nella prima bisogna affrontare degli stage in sequenza mentre nella seconda un unico lungo livello. Nonostante la buona giocabilità, verrà superato agevolmente dai successivi giochi di corse.

    Al prossimo mese!

    CONSOLE


    ​Gianluca "musehead" Santilio



    Commenti 13 Commenti
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Piuttosto interessante la conversione per Amiga e Atari ST di Parasols Stars... anche se, in ogni modo, su computer si perde qualcosa rispetto al PC Engine sul fronte di velocità e fluidità.

      Altro titolo davvero maiuscolo è Pinball Dreams che, se non vado errato, è firmato dal nucleo originario in seguito evolutosi negli stessi sviluppatori attualmente conosciutissimi per la serie Battlefield (a meno che non si tratti di una coincidenza d'etichetta, s'intende).

      Per quanto riguarda Amberstar (LINK: Amberstar by Thalion Software ), direi che si tratta di un altro ottimo lavoro firmato dalla mitica Thalion, team particolarmente rinomato in ragione di un sostanzioso numero di giochi davvero curatissimi quanto tecnicamente ottimi sviluppati tra fine '80 e inizio '90 per Amiga e Atari ST.

      Ancora complimenti per questa ricca quanto accuratissima rubrica che non manca mai di mettere parecchia carne al fuoco e di cucinarla in modo assolutamente ineccepibile.
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      Grazie, Alex

      Io ho consumato i dischetti di Pinball Dreams. Mi è venuta voglia di rigiocarci facendo la MdT ed ho scoperto quanto sia invecchiato bene. Splendido. E poi, sì, il team ora si chiama D.I.C.E. ed è quello di Battlefield, ma non solo considerando anche il successo "underground" di Mirror's Edge. Dieci anni fa esatti, infatti si trova nella rispettiva MdT, fecero Rallisport Challenge, esclusiva notevole per la prima Xbox.

      Per il resto, non posso che ricordare le centinaia di piste realizzate con 4D Sports Driving e i numerosi campionati vinti e persi con The Manager.

      Tanta voglia di riscoprire Sim Ant e di fare una puntata di Disgusto con Top Banana. Ah, maledetto tempo...
    1. L'avatar di JoustSonic82
      JoustSonic82 -
      Analisi interessantissima, come al solito. Sembra essere stata davvero una golden age quella lì! Peccato non aver giocato neppure uno dei giochi trattati, non essendo utente PC/Amiga all'epoca. Aspetto lo speciale sulle console
    1. L'avatar di maxtex74
      maxtex74 -
      Bellissimo amo la Macchina del Tempo anni 90 ,con l'ottimo Shadowland ,ma fu un casino giocarlo al'inizio,ma poi capiti i meccanismi ,è uno spettacolo; eccezionale Pimball Dreams, e pensare che fino al quel momento odiavo i i flipper;ottima la conversione di Parasol Star , identica all'originale ; divertenti la conversioni di Big Run e Indy Heat per Amiga; divertente anche il videogioco di The Adventures of Willy Beamish ,con cui mi sono divertito questo inverno su Amiga ,recuperato di recente su Ebay...mezza delusione Borobodour,ottima grafica ,ma programmazione superficiale...

      Cover Girl Strip Poker ,questo mi manca ,urge il recupero ,specialmente se le giocatrici si spogliano completamente
    1. L'avatar di Amy-Mor
      Amy-Mor -
      Nuovo giro, altra corsa sulla macchina del tempo anni 90, bellissima come sempre!

      Top Banana...ricordo di averlo visto una domenica pomeriggio a casa di un "Amigo", cacchio è sta roba?Esclamai di di-sgusto!!!!Però mi rimase impresso.

      Mese comunque meno interessante del precedente, mostrandosi tutto dedito ai giochi di ruolo e simulazioni di volo.

      Bello Robocop3 sul piccolo di casa Commodore, non lo conoscevo.

      Peacez!
    1. L'avatar di Cthulhu
      Cthulhu -
      Bella bella, attendo con ansia la parte console!
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Mese interessante anche sul fronte Mega Drive, con l'ottimo Alisia Dragoon e con il contenutisticamente ricchissimo Kid Chameleon... se solo Sega avesse inserito in quest'ultima cartuccia una NVM per i salvataggi, KC, con i suoi 103 livelli e le sue 9 trasformazioni, sarebbe stato un degno rivale di Super Mario World. Per quanto riguarda il Toki per MD, non era malaccio... peccato per la palette assai dimessa che soffriva della fastidiosa moda, molto gettonata nel 91-92, di utilizzare solo grigi, blu e violetti. Da notare peraltro che la serie Blaster Master ebbe anche un capitolo ad hoc (1993) per il 16 bit Sega: http://segaretro.org/Blaster_Master_2

      Su Super Nintendo un solo titolo vale tutto il mese e buona parte dell'anno: il bellissimo Super Probotector: the Alien Rebels.

      Per quanto riguarda il Neo Geo, un "vulgar display of power" del sistema "inpixellato" in Fatal Fury che, tuttavia, non era il massimo sotto il profilo della giocabilità e un buon livello qualitativo per il valido Robo Army... una delle mie "tappe fisse" in sala giochi.


      Ancora un'ottima disamina... anche per quanto riguarda il settore console!
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Interessante il servizio sulle console, hai anche suggerito a me una nuova idea per una futura recensione Ti stimo Muse
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      Citazione Originariamente Scritto da Robbey Visualizza Messaggio
      Interessante il servizio sulle console, hai anche suggerito a me una nuova idea per una futura recensione Ti stimo Muse
      Grazie, Robbey, mi raccomando però di non trascurare il lungometraggio che avevi promesso!
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Tranquillo, sto lavorando al nuovo film amigo e questa estate lo vedrai, questa volta ci sarà più azione e ancora più effetti speciali
    1. L'avatar di synapsy
      synapsy -
      Ehi! Ma "BIG RUN" fu convertito anche per SUPER NINTENDO (Super Famicom) e distribuito nel 1991 dalla Jaleco stessa su cartuccia da 8Mbit!!!

      http://www.jap-sai.com/Games/Big_Run/Big_Run.htm

      http://en.wikipedia.org/wiki/Jaleco_..._4WD_Challenge



      Fu uno dei titoli degli albori del Super Famicom. Comunque non era un granché, lo giocai abbastanza (prestato da un amico) e ricordo che anche la stampa dell'epoca lo bistrattò con convinzione...

      Al di là di questo, OTTIMA MDT, come sempre! Complimenti, Muse!
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      E te pareva che non sbagliavo qualcosa. Grazie per la precisazione, rende l'articolo più completo e preciso.

      Ne approfitto anche per comunicarvi la sospensione per un po' della MdT per troppi impegni al momento, ma la riprenderò da dove l'ho mollata. Sorry!
    1. L'avatar di Fulvio
      Fulvio -
      Notevole Kid Chameleon, ancora oggi
      Concordo su quanto scritto a proposito della lunghezza del gioco e della mancanza dei salvataggi.
      Mi chiedo come i programmatori abbiano potuto non introdurre almeno un sistema di password.
      Sarebbe diventato, come già detto, davvero un degno rivale di Super Mario World e più in generale un eccellente platform.
      Fermo restando che oggi, con l'aiuto dei save states, lo è.