Hellfire - Arcade | Retrogaming History
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    Hellfire

    Hellfire è il primo shoot 'em up della Toaplan che reca il logo di questo team, già responsabile, sotto etichetta Taito, di titoli di successo come Flying Shark e Twin Cobra.
    Il 1989 è un anno particolarmente attivo per questi sviluppatori che, oltre a Truxton (in cui la loro etichetta non è ancora visibile) e a Hellfire stesso, realizzano su licenza Taito altri tre coin-op: Zero Wing, Demon’s World / Horror Story e Fire Shark.
    Lo sparatutto a scorrimento orizzontale in oggetto s’inscrive nella vena “multi-directional blasting” che include, già nello stesso anno, sparatutto come Prehistoric Isle in 1930 della SNK e MegaBlast della Taito.

    Caratteristica peculiare del titolo è la selezione della direzione di fuoco tramite un tasto di switch che permette di alternare 4 “shooting configurations”: frontale (standard), posteriore, doppia in verticale e quadrupla in diagonale.
    La potenza di fuoco può essere incrementata fino a 5 volte raccogliendo gli appositi items “P”, ottenibili dalla distruzione di determinate navicelle, particolari postazioni e specifiche installazioni nemiche. Il laser in configurazione frontale e posteriore è, naturalmente, più potente che nelle altre due modalità, concentrando il potenziale distruttivo della navicella in un’unica direzione e arrivando a triplicare i fasci di energia tramite i power up. Le modalità “up/down shot” e “4-way diagonal shot” sono, invece, più dispersive e, di conseguenza, più adatte a situazioni di alta concentrazione di piccoli nemici.
    L’ordine ciclico con cui, premendo il secondo tasto, si susseguono le configurazioni a partire dalla standard frontale è quello già citato: rear, double vertical e 4-way diagonal. In Hellfire è fondamentale effettuare questo fire mode switching con la massima rapidità possibile, tenendo conto che premere 4 volte il change key significa ritornare al front fire di default, circostanza che, in molti casi, può impedire una tempestiva reazione agli insidiosi attacchi nemici.
    La struttura dello shoot ‘em up Toaplan è, per il resto, piuttosto canonica: classica ambientazione spaziale, 6 stage suddivisi in due sezioni con modifiche grafiche tra una sub-section e la successiva, middle boss e inevitabili guardiani di fine livello. Esistono, poi, diverse versioni di Hellfire: una single player only con classica struttura a restart points e altre due variazioni, USA e internazionale, con difficoltà ridotta, modalità a due giocatori e sostituzione immediata della navicella abbattuta (continuous play).



    Dal punto di vista grafico i game designer di Twin Cobra hanno sicuramente svolto un buon lavoro. Le ambientazioni sono ben delineate e il livello di dettaglio dei fondali è sufficientemente alto da fornire adeguate caratterizzazioni alle varie locations. Tutti i backgrounds sono in parallasse con il secondo piano che, in alcuni livelli, sfoggia un suggestivo cambio di luminosità per adeguarsi al look “dark” del gioco. Nonostante i colori tendano ad essere un po’ scuri e tendenzialmente poco vivaci (fa eccezione lo stage 4 che vanta un’estetica più ricca e anticipa le tonalità accese di Zero Wing), le sfumature non mancano, essendo opportunamente distribuite nelle ombreggiature di elementi in rilievo del primo playfield, navicelle e postazioni a terra.
    Gli sprite sono ben disegnati e molto “corposi” e danno già un saggio di quello che diventerà lo standard Toaplan. Le animazioni, tuttavia, risultano generalmente essenziali e, insieme alla carenza di dettaglio di alcuni fondali, tradiscono i severi limiti di memoria (10,5 Mbit corrispondenti a 1,3 MB) che la Taito ha imposto al team. I grafici hanno, tuttavia, riposto particolari cure nella realizzazione dei laser che restituiscono un ottimo blasting feel e si sposano con la liberatoria soddisfazione fornita dalle esplosioni, coloratissime e di generose dimensioni e, dunque, particolarmente adatte ad enfatizzare l’abbattimento degli ostici middle/end boss del gioco.
    Il motore grafico di Hellfire risente, purtroppo, di una certa debolezza. I rallentamenti sono costanti in tutti i livelli, verificandosi quando la navicella ha raccolto più di due power up. Le animazioni dei laser causano, infatti, un fastidioso slowdown cadenzato con il ritmo di fuoco della navicella e il problema è ancora più evidente, com’è ovvio, nella modalità a due giocatori.



    Il sonoro del coin-op Toaplan è particolarmente brillante. La soundtrack, firmata da Tatsuya Uemura, storico sound man Toaplan, impreziosisce il serrato gameplay dello shoot ‘em up con irresistibili brani synth-rock. La caratteristica principale delle adrenaliniche BGM di Hellfire e, per esteso, di gran parte delle composizioni di Uemura è la notevole orecchiabilità che, analogamente allo stile, le accomuna alle composizioni di alcune vecchie serie animate giapponesi con, in più, l’iniezione di una buona dose di grinta rockettara che accentua il coinvolgimento del giocatore e la sua reattività nei confronti della sfida proposta da questo sparatutto. Gli effetti sonori, pur essendo un po’ grezzi, in quanto limitati a white noises e semplici FX in sintesi, completano degnamente il buon comparto audio del coin-op.

    Chi ama gli shoot ‘em up non potrà che apprezzare questo titolo. Il divertimento è garantito da un gameplay solidissimo che mira al classico feedback positivo dell’ “ancora una partita e poi basta”. Hellfire è mediamente difficile nelle sue versioni occidentali e più ostico in quella originale made in Japan. Se i primi 3 stage non creano particolari problemi, i successivi, invece sono molto più impegnativi e richiedono riflessi fulminei, notevole velocità e assoluta precisione nell’utilizzo dello shooting mode switching. Il coin-op Toaplan, inoltre, può arrivare ad essere abbastanza iniquo, quando la navicella è abbattuta in situazioni particolarmente gremite di nemici, con conseguente perdita quasi obbligatoria di più di una vita.
    Nonostante l’elevato impegno richiesto, le partite a Hellfire si susseguono con l’ultimo match che, molto spesso, sembra più appagante dei precedenti e induce a giocare ancora… e ancora. La severa difficoltà di questo sparatutto non impedisce, poi, al giocatore perseverante di terminarlo in tempi relativamente brevi (in fin dei conti, pur essendo piuttosto lunghi, i livelli sono solo 6) e ricavarne una buona dose di soddisfazione che si potrà anche rinnovare in seguito. Niente male per uno shoot ‘em up dalla struttura particolarmente semplice, il cui unico elemento distintivo è la possibilità di variare la direzione di fuoco!

    Il divertimento generosamente offerto da Hellfire rivela che la sua marcia in più non è, a conti fatti, il fire mode switching, ma il logo Toaplan che attesta “ufficialmente” che ci troviamo di fronte ad un prodotto di classe, mostrando la validità di un team che, in seguito, migliorerà il proprio standard qualitativo fino a poter vantare una vera e propria specializzazione nella categoria degli sparatutto.


    Altre versioni


    Sega Mega Drive

    La conversione di Hellfire sul 16 bit Sega, datata 1990, è affidata alla NCS (Nippon Computer Systems), lo stesso team che, già responsabile di Assault Suit Leynos / Targer Earth, firmerà, sempre su MD, Gley Lancer.
    Il porting dell’arcade hit Toaplan su MD è decisamente di ottimo livello. Tutte le caratteristiche salienti del coin-op sono state fedelmente replicate in questa sorprendente conversione. La NCS è riuscita a condensare tutto il divertimento ad alto tasso blastatorio di Hellfire in una cartuccia di soli 4 Mbit (512 KB) con pochi compromessi grafici (essenzialmente una riduzione del numero dei colori, tonalità generalmente più fredde e una semplificazione del dettaglio su sprite e playfields) e alcune extra features che migliorano la flessibilità del gameplay originale.
    In questa versione di Hellfire è, infatti, possibile utilizzare una sorta di super beam / smart bomb che valorizza il 3° tasto del pad e consente di attenuare la difficoltà rispetto al coin-op. I bonus contrassegnati con la lettera “B” che, nella versione arcade, servivano per incrementare più rapidamente il punteggio, sono ora delle smart bomb che consentono alla navicella di blastare i boss con un potente fascio d’energia. La NCS ha, inoltre, dotato il caccia spaziale di un comodo mini-pod “intelligente” che sfoltirà con le sue evoluzioni le formazioni nemiche e sarà di grande aiuto nei confronti con gli avversari più difficili da abbattere. Non mancano, infine, i classici scudi energetici che, analogamente a Darius II, possono essere cumulati; va, però, specificato che lo scudo base protegge da un solo proiettile nemico, ma raccoglierne un altro senza aver perso il primo raddoppia, comunque, questo pur minimo livello di difesa.
    L’accuratezza riposta in questo porting è particolarmente apprezzabile e si concretizza anche in dettagli tecnici come l’adozione dello scrolling verticale a compensazione della riduzione imposta all’area di gioco dalla presenza di una barra di status nella parte superiore dello schermo. Gli sviluppatori hanno, così, mantenuto le proporzioni originali senza sacrificare nulla in termini di visibilità. Sempre a livello grafico si segnala: la fedele replica dello scorrimento parallattico del coin-op, alcune interessanti variazioni nel design di boss ed elementi del fondale e l’eliminazione dei tipici rallentamenti della versione arcade.
    L’unico neo grafico riscontrabile in questa conversione è lo sfarfallio dello scrolling in occasione degli scontri con i boss. Similmente a Gaiares, lo scorrimento accelera nelle suddette situazioni, ma, diversamente dal titolo Renovation, la fluidità viene completamente a perdersi con il cambiamento di velocità.
    Il sonoro, infine, è perfettamente in linea con la qualità generale del porting. Le musiche sono, infatti, molto simili a quelle originali, con gli inevitabili cambiamenti del sound dovuti alla diversità dei chip audio. Le percussioni perdono qualche punto in nitidezza ed incisività, ma la resa del synth è, in ogni modo, più che convincente anche sul 16 bit Sega. Piuttosto buoni gli FX che si attestano sullo stesso livello della versione arcade.
    Sul piano del gameplay nulla da eccepire! Hellfire è particolarmente divertente. La difficoltà standard (“easy”) propone già un sfida decisamente ardua e, per gli hardcore gamers, è disponibile anche il difficilissimo livello “hard” che metterà veramente alla prova i riflessi e la capacità di cambiare tempestivamente la modalità di fuoco.
    Analogamente a molti altri shoot ‘em up “tradizionali” della line-up Mega Drive (fanno eccezione Bio Hazard Battle / Crying e Aero Blasters), non è, purtroppo, disponibile il 2 player mode.


    NEC PC Engine CD-ROM2

    Hellfire è convertito nel 1991 su PC Engine CD-ROM2 dalla Nec Avenue, team che firma numerosi altri titoli per la console NEC, sia su Hu-Card (Daisempu, Darius Plus, Download, Fantasy Zone, Side Arms: Hyper Dine, After Burner II, Space Harrier, Operation Wolf e Thunder Blade) che su supporto ottico (Daisempu Custom, Download 2, Side Arms Special, Space Invaders: The Original Game, Gain Ground SX, Forgotten Worlds, Super Darius, Super Darius II, Bonanza Bros. e Horror Story).
    La conversione del coin-op Toaplan non riesce a valorizzare adeguatamente la capacità del CD-ROM che viene utilizzato esclusivamente per la classica introduzione anime-style, le relative cut-scenes e le Redbook BGM. Se si escludono, infatti, tali classici optional, Hellfire su PC Engine CD-ROM2, ribattezzato "Hellfire S: The Another Story", è un buon porting del titolo arcade che poteva tranquillamente essere memorizzato su una Hu-Card da 4 Mbit.
    La definizione grafica perde diversi punti rispetto allo shoot ‘em up originale e gli sviluppatori non introducono lo scorrimento verticale per compensare la risoluzione inferiore (espediente adottato, ad esempio, nella conversione di R-Type su questo stesso sistema -HuCard-). I colori sono piuttosto accesi, meglio selezionati e più numerosi rispetto alla versione Mega Drive, ma non riescono, comunque, a rendere sufficientemente “inciso” il fondale, peraltro piuttosto spoglio, in diverse sezioni, in termini di dettagli, né ad aggiungere “corposità” agli sprite. La parallasse, poi, è assente, con conseguente accentuazione del senso di piattezza che deriva anche dalla minore efficacia delle ombreggiature.
    Nonostante i difetti sopra descritti, l’estetica di Hellfire S: The Another Story è gradevole e la competenza della programmazione non lascia spazio agli slowdowns del coin-op che vengono, però, sostituiti da una velocità meno sostenuta della versione Mega Drive e da qualche flickerìo di troppo che fa capolino nelle situazioni più caotiche.
    Le musiche, una serie di elaborati arrangiamenti dei brani originali suonate direttamente su CD, sono particolarmente orecchiabili e di piacevole ascolto. Lo stile è, tuttavia, molto più “soft” e pone l’accento sulle atmosfere epico-fantascientifiche del gioco, attenuando sostanzialmente la grinta synth-rock delle trascinanti arcade BGM. Sarebbero stati, probabilmente, più opportuni per una maggiore fedeltà alla soundtrack del coin-op, una serie di arrangiamenti rock o rock/elettronici dotati di ritmiche più incalzanti. Gli effetti sonori, invece, sono abbastanza mediocri, sia nei confronti del modello sia relativamente alla conversione su Mega Drive.
    Per quanto concerne la giocabilità, Hellfire S riesce a garantire parte del feeling e divertimento del coin-op. La difficoltà è stata, però, eccessivamente mitigata e, in più, a differenza della versione per il 16 bit Sega, i continue sono infiniti. In questa versione, infine, è disponibile il 2 player mode, essendo stato opportunamente previsto l’utilizzo del Turbo Tap.





    "Lo stile dei creatori dei notevoli Flying Shark e Twin Cobra si manifesta essenzialmente nel gameplay quasi perfetto di Hellfire. Questo horizontal shooter, infatti, è caratterizzato dall’irresistibile immediatezza tipica degli arcade "made in Toaplan". Se la firma degli sviluppatori garantisce un divertimento ai massimi livelli, le incertezze tecniche, il numero ridotto degli stage e qualche eccesso di difficoltà non permettono ad Hellfire di eguagliare l’eccellenza dei titoli già citati."


    Alessio "AlextheLioNet" Bianchi




    Altre immagini:



    Commenti 3 Commenti
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      su pc engine fila che è 'na meraviglia
    1. L'avatar di cino77
      cino77 -
      molto bello!
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      la versione per megadrive mi ha convinto, è bella e divertente, quella su pc engine devo provarla