The Ottifants - Master System | Retrogaming History
Registrati!
  • The Ottifants

    The Ottifants

    Non è giallo, non si veste da idraulico, non corre più veloce del suono, non è un ragazzo meraviglioso, non ha le orecchie grandi e non è nemmeno bello. Anzi, secondo me è proprio brutto. Bruno, il protagonista del gioco, non eccelle nel design, ma probabilmente non è colpa dei programmatori visto che questo “animale” esiste già fuori dall’ambito videoludico (con il nome di Otto the Ottifants oppure Ottos Ottofanten) e precisamente nei fumetti e nei cartoni animati; deve quindi essere un personaggio famoso e, probabilmente, vista la sua notorietà, sono io ad avere gusti difficili.
    La storia che sta alla base di quest’avventura è la seguente: Bruno, l’ottifante, crede che suo padre sia stato rapito dagli alieni, anche se in realtà è in ufficio a lavorare come al solito(?!). Il genitore adora cibarsi di “bamboline dolci”, ma è un tantino sbadato e, dalla sua tasca, ne perde di continuo lasciando una traccia del suo tragitto. Al nostro (otti)elefante viene in mente una brillantissima idea: seguire e mangiare, tutte le sfiziose leccornie (sono biscotti?) per raggiungere il padre. Il percorso si snoda attraverso la casa, la cantina, il cantiere, l’ufficio e la giungla.
    La trama non è delle più studiate, ma almeno non dovremo salvare i soliti regni o le sempre indifese principesse.
    Fatte queste premesse, cominciamo ad analizzare il prodotto elettronico. La cartuccia in esame contiene un gioco di piattaforme piuttosto classico e senza grandi innovazioni. Tecnicamente, “The Ottifants” si presenta abbastanza bene: i diversi livelli sono molto colorati, vari e particolareggiati, lo scrolling è veloce e fluido anche se si nota un calo nel dettaglio per “la cantina” e “il cantiere” e, spesso, si assiste a vistosi rallentamenti; i nemici risultano ben caratterizzati e accuratamente animati. Gli effetti sonori sono ben resi e la musica è di ottima fattura. Già, peccato che ho parlato de “LA musica”, infatti è presente un unico tema musicale portante più qualche breve (e trascurabile) motivetto per le sezioni bonus, le trasformazioni, i boss e davvero poco altro.
    Ogni “zona”, come ad esempio “la casa”, è costituita da alcuni livelli e termina con un boss che, una volta ucciso, regala una comoda password. Per poter superare ogni livello bisogna aver raccolto un certo numero di “bamboline dolci” e alcune di esse potranno catapultarci in una sezione bonus.
    Lungo il tragitto, Bruno può cibarsi di variopinti ghiaccioli i quali, a seconda della combinazione di tre colori consecutivi, donano un diverso effetto, ad esempio: 3 ghiaccioli rossi = congela i nemici, 3 gialli = trasformazione in SuperOttifants, 2 rossi e 1 giallo = invincibilità.
    Oltre ai dolciumi ghiacciati possiamo trovare: il latte (ripristina energia), le molle, i blocchi, gli interruttori, il pupazzo a molla (salva la posizione all’interno del livello), i cuori (regalano una vita) e i fogli di carta (bisogna recuperarli tutti prima di terminare il gioco). Tralasciando le molle e gli interruttori, le cui utilità credo siano ovvie, e gli oggetti di cui ho già dato una breve descrizione tra parentesi, vorrei soffermarmi sui “blocchi”. Questi aggeggi sono, per lo più, scatole che l’ottifante può aspirare e scagliare contro i nemici, oppure può portarle con sé per rilasciarle poi in altri luoghi, saltarci sopra e raggiungere zone altrimenti precluse. Questa caratteristica dall’alto potenziale ludico viene, purtroppo, sfruttata in pochissime occasioni ed in modo poco fantasioso; un vero peccato.
    Il level design non brilla di certo e perde il paragone con i mostri sacri dei platform, ma è comunque ben fatto e in alcuni casi è anche articolato, non lineare.
    I controlli rispondono bene e sono persino modificabili nelle opzioni. Il giocatore può uccidere i nemici, oltre che con il metodo dei “blocchi” già spiegato, saltandoci sopra in puro “Mario style”, oppure può sputare caramelle colorate, metodo che viene molto utile per eliminare i nemici con “spine” che non possono essere schiacciati e per avere la meglio su alcuni boss. Spetta comunque al player valutare di volta in volta quale metodo utilizzare.
    Che altro dire? Il gioco permette di scegliere tra quattro livelli di difficoltà, di selezionare una lingua tra cinque (compreso l’italiano!), di inserire password, di ascoltare il sound test (limitato), di scegliere se giocare con effetti e musica, senza nulla o solo con uno dei due e perfino di modificare le impostazioni dei controlli.
    La longevità complessiva del prodotto appare solamente sufficiente poiché, a livello “normale”, ho finito il gioco in tre giorni e, comunque, la selezione della difficoltà influisce solamente sul numero di “bamboline” necessarie per avere accesso al livello successivo.
    In definitiva, “The Ottifants” è un buon platform, un prodotto solido, ma nulla di più. A causa di un non eccelso level design, di una difficoltà non elevatissima, dell’assenza d’innovazione e della scarsa caratterizzazione del personaggio (mi riferisco al videogioco in esame, non ai fumetti o ai cartoni animati) non riesce a farsi notare nella già folta schiera di prodotti simili per la console a 8 bit Sega. Schiera che annovera al suo interno titoli effettivamente migliori sotto molti punti di vista (vedi “Alex Kidd in Miracle World”, “Asterix”, “Sonic the Hedgehog” (1 e 2), “Wonder Boy”, “Psycho Fox” e altri).

    Due curiosità:
    -The Ottifants è presente anche su Game Gear e su Mega Drive. La versione per Game Gear è quasi identica fatta eccezione per la solita differenza di risoluzione video, mentre quella per Mega Drive risulta essere leggermente diversa e più varia, nonché tecnicamente migliore (ovvio). Ma è interessante sapere che sono usciti anche dei titoli per GB, GBC e GBA che presentano stesso personaggio.
    -La “Graftgold Ltd.” ha prodotto anche un altro platform: “Fire and Ice”. Giocando a questo Ottifants ho percepito subito una certa familiarità, una somiglianza, un déjà vu, anche se i due prodotti sono sostanzialmente diversi. Non ci sono caratteristiche di somiglianza lampante, ma vi posso assicurare che ho avvertito la sensazione descritta. Le similitudini oggettive sono: un nemico presente in entrambi i giochi (la talpa, anche se in Ottifants porta occhiali da sole e a volte un vassoio e in Fire and Ice è “al naturale”) e la modalità di sparo delle caramelle in Ottifants simile a quella delle bolle ghiacciate in Fire and Ice.




    The Ottifants è un buon prodotto, un platform divertente. Purtroppo non eccelle in divertimento e longevità, quindi, pur nella sua validità, non emerge e non si distingue tra i prodotti migliori dello stesso genere per Sega Master System. Piacevole ma non necessario.

    Dario "Dariolino78" Lanzetti





    Altre immagini:




    Commenti 3 Commenti
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      molto naif..ma bello
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Lo devo avere questo platform.
    1. L'avatar di Majinga
      Majinga -
      Per favore, "Jelly Babies" non "bamboline dolci".

      Ora, da possessore di Ottifants per Mega Drive mi sento in dovere di dire la mia su questo gioco.

      Parliamo della trama, che in realtà è la cosa più bella.

      Nel gioco si vestono i panni di Bruno, un bambino che non vedendo rientrare suo padre (che è rimasto a lavoro più a lungo del solito), immagina che sia stato rapito dagli alieni.
      Decide quindi di andarlo a salvare. Tuttavia non conosce la strada per arrivare all'ufficio del padre, ma ha un aiuto inaspettato, le "Jelly Babies" che il padre porta sempre con se e che sono cadute dalla sua tasca segnando il cammino dalla camera di Bruno fino all'ufficio del padre.
      Il percorso è già strano di suo, visto che il padre di Bruno per andare a lavoro passa dalla cantina di casa e attraversa un cantiere, ma agli occhi di un bambino appare costellato di infiniti pericoli. La cameretta diventa una stanza enorme, con altissime torri fatte di blocchi giocattolo, e con tutti i giocattoli, divenuti giganti, che si sono animati probabilmente ad opera degli alieni e cercano di fermarlo. Bruno inoltre deve riuscire ad attraversare la sua cameretta senza toccare il tappeto, che i malvagi alieni hanno trasformato in una trappola mortale.
      Una volta superata la cameretta bisogna scendere in cantina, che agli occhi di Bruno appare come un buio castello abitato da terribili pipistrelli e alieni armati di asce. Il giardino di casa un terribile luogo pieno di cattivissime piante-aliene ... e così via fino ad affrontare il terribile alieno-capo, il capoufficio del padre di Bruno.

      Una storia tenerissima e divertente, che trasporta il giocatore in un magico mondo dove ogni cosa diventa un incredibile avventura.

      Naturalmente parlo della versione per MD, ma da quello che vedo anche la versione MS è molto carina.

      In definitiva un bel gioco, che consiglio a tutti di provare, ma soprattutto di non sottovalutare.