Indiana Jones e la Tomba dell'Imperatore | Retrogaming History
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  • Indiana Jones e la Tomba dell’Imperatore

    Indiana Jones e la Tomba dell’Imperatore

    A volte nel mondo dell’intrattenimento tout-court succedono delle cose incredibili. Possono verificarsi, per esempio, strani casi di ispirazioni che finiscono per avvitarsi su loro stesse, in un gioco perverso di rimandi incrociati, sul genere “io copio te, perché tu copiasti me, quando io copiai un altro”. Un esempio potrebbe essere Rambo 3: il personaggio interpretato da Stallone ha fornito ispirazione parziale per Solid Snake di Metal Gear. Quando si decise di realizzare un gioco sul terzo capitolo delle gesta di John R. fu prodotto un tie-in che si rifaceva pesantemente all’opera di Kojima (mi riferisco, nello specifico, a Rambo III, sviluppato da Ocean per C64, Amiga, ed altri formati e “simile” a Metal Gear su MSX). L’uroboro, il serpente che si morde la coda, un loop infinito, come preferite.

    Con Indiana Jones è successa più o meno la stessa cosa. C’era un periodo in cui la LucasArts - che si chiamava Lucasfilm Games - era considerata (a buon titolo) la software house di riferimento per quanto concerneva le avventure grafiche (insieme alla Sierra, è bene ricordarlo). Il nostro archeologo preferito, infatti, è stato protagonista di due adventure games di notevole qualità. Un brutto giorno, però, qualcuno decise che le avventure grafiche avevano fatto il loro tempo e che bisognava andare oltre, voltare pagina. Che fare allora? Dal momento che una certa contessa Croft si era ispirata così tanto, sotto certi aspetti, alle gesta dell’uomo col cappello, magari quest’ultimo avrebbe potuto fare altrettanto, riprendendosi di fatto ciò che era suo … il serpente (“io odio i serpenti!!“) che si morde la coda, si diceva poco prima.



    Ma smettiamola coi preamboli e veniamo al gioco. Un breve accenno sulla trama: è il 1935, ed Henry Jones jr. si trova a Ceylon per trovare l’ennesima reliquia, custodita, come da tradizione, in un tempio con le immancabili trappole pensate per tenere alla larga ladri e profanatori. Quello che il nostro prode archeologo non sa è che questa sua ricerca metterà in moto tutta una serie di eventi che lo porteranno sulle tracce della tomba del primo imperatore della Cina, ed al suo interno, ovviamente, non troverà soltanto qualche monile polveroso, anche perché se cosi fosse non dovrebbe fronteggiare così tanti avversari e rivali - tra cui gli immancabili nazisti - pronti a tutto pur di eliminarlo.



    Tutto come da copione, insomma. Nel corso dell’avventura vi troverete dunque a girare per varie località più o meno esotiche, alla ricerca di vari indizi e manufatti, saltando crepacci, nuotando, evitando trabocchetti, combattendo i nemici, trovando leve che aprono porte… E’ inutile cercare di girarci attorno, Indiana Jones e la tomba dell’Imperatore (così come Indy e la macchina infernale prima di lui) si rifà palesemente alla saga di Tomb Raider, ma questo non implica necessariamente che sia una copia- carbone. La cosa che probabilmente lo differenzia di più dalle peregrinazioni di Lara è la spiccata deriva action che è stata impressa a questo titolo dai ragazzi di The Collective. In questo tie-in dedicato al Dr. Jones si fa parecchio (forse troppo) a pugni e, per meglio tener testa ai nostri molti assalitori, avremo una discreta qualità di armi, anche improprie. In aggiunta alla fedele frusta d’ordinanza, utile per disarmare i nemici, oltre che per afferrare oggetti lontani ed attraversare burroni, potremo contare su svariate armi da fuoco, pale, sedie, bottiglie e molti altri oggetti disseminati nei vari livelli. Di quando in quando potreste imbattervi in qualche “enigma” (le virgolette sono d’obbligo), ma il gioco si preoccuperà di indicarvi celermente l’azione da eseguire per procedere, a meno di non aver selezionato il livello di difficoltà più alto, nel qual caso gli aiuti non sono presenti. Un problema di natura filologica che si può riscontrare è la presenza dei mostri di fine livello.



    Secondo me stonano un po’: posso capire che film e videogiochi abbiano regole e necessità diverse, ma vedere Indiana affrontare delle creature soprannaturali, colpendole con qualche arma altrettanto fantasiosa è un qualcosa di non completamente in linea col personaggio. Nei film non accade niente del genere. E la cosa si nota ancora di più se si tiene conto del fatto che alcuni boss del gioco, per quanto un po’ sopra le righe, sono decisamente più plausibili di altri. Non che si tratti di un problema grave, ma secondo me alcune scelte relative a taluni boss finiscono per minare un po’ l’atmosfera e la plausibilità della storia, ed è un peccato, giacché per altri versi il gioco cerca di attenersi il più possibile al clima dei relativi film, offrendo vari riferimenti più o meno velati ad altre avventure del dottor Jones (chi ha detto fan-service?). Sotto il filo tecnico, va detto che la versione PS2 (il gioco è disponibile anche per PC ed Xbox) è quella che soffre del comparto grafico peggiore; magari non sarà proprio orripilante, ma risulta comunque decisamente bruttino. E, senza voler fomentare la console war, mi permetto solo di far notare che la PS2, in mani capaci, è capace di ben altro, il che rende la scarsa resa visiva di questo titolo ancor più indigesta (è solo una mia personalissima opinione, ma ho come l’impressione che alla LucasArts abbiano un rapporto non proprio idilliaco con l’architettura della macchina Sony). Se potete scegliere, quindi, vi conviene affrontare questa avventura su un sistema governato dalle Direct X. Il gioco è completamente tradotto in italiano, doppiaggio compreso (anche se la voce di Indy non è quella di Michele Gammino, doppiatore “ufficiale” di Harrison Ford) e, a parte qualche svista qua e là, si può dire che si tratta di un lavoro ben fatto. Il gioco ha dei lati positivi che vale la pena sottolineare: le musiche, ad esempio, molto belle e d’atmosfera, non sfigurerebbero su un eventuale cd dedicato alla colonna sonora e la trama, anche se non troppo originale, è interessante e non vi troverete mai a chiedervi “cosa stavo facendo?”, oppure “dove sto andando?”, cosa che invece può capitare nelle peregrinazioni della signorina Croft.



    Per quanto concerne la longevità, siamo nella media dei prodotti di questo genere: una dozzina di ore circa e qualcosa in più se decidete di raccogliere tutti i vari collezionabili più o meno nascosti. In questo caso otterrete una galleria di immagini e disegni preparatori. Anche nella resa visiva di questi extra, però, le carenze della versione PS2 si faranno comunque sentire. Permettetemi, in chiusura, di spendere due parole per un aspetto che qualcuno riterrà magari marginale, ma che per me non lo è affatto: il manuale. Ebbene, il libretto di istruzioni che accompagna questo titolo è, a mio modesto parere, una piccola opera d’arte. Ben lungi dall’essere il solito volantino monocromatico in dotazione a molti altri software, il manuale di questo gioco riprende le fattezze del classico diario (o Moleskine, se preferite), nel quale sono presenti, oltre alle immancabili istruzioni, anche foto, articoli di giornale, volantini, pubblicità, telegrammi e tutta una serie di extra che vi faranno respirare la vera atmosfera dei film di Indiana Jones. Non sto dicendo che il manuale vale da solo il prezzo del titolo, ma, per quanto mi riguarda, si è rivelato una piacevolissima sorpresa, specie se teniamo conto della pochezza -se non addirittura l’assenza totale- dei manuali di molti titoli, in particolar modo in quest’ultimo periodo.

    COMMENTO FINALE


    "Indiana Jones e la tomba dell’imperatore non è un brutto titolo, ma non offre praticamente nulla di nuovo. In una parola, è derivativo. Se siete dei fan irriducibili dell’uomo col cappello e la frusta potreste anche trovarlo (moderatamente) interessante e divertente. In caso contrario potete anche passare oltre, non vi perdereste granché."





    Commenti 6 Commenti
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Mai visto "dal vivo", ma a dare un occhio ai gameplay su YouTube sembra proprio un action abbastanza generico con un Indy che mena un po' troppo le mani. Da quello che si legge in giro su questo tie-in, ho come l'impressione che il termine "fan-service", giustamente usato nell'articolo, non lo svaluti poi moltissimo...
    1. L'avatar di JoustSonic82
      JoustSonic82 -
      La LucasArts dopo Grim fandango ha perso lo smalto dei suoi giorni migliori, poco ma sicuro, eppure questo gioco (che non ho giocato ma cercherò di recuperare, prima o poi) mi pare sia comunque degno di essere giocato. Indy è sempre Indy...
      Bella recensione!
    1. L'avatar di Peepwood
      Peepwood -
      Da irriducibile fan del Dr.Jones l'ho comprato proprio 2 giorni fa in versione Xbox... Ma come anticipato io sono un irriducibile quindi il mio giudizio è parzialissimo...
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Provato una volta e mi è bastato, del resto non mi ha entusiasmato, mi sa che ritorno al fat of atlantis della lucasarts
    1. L'avatar di Kintaro
      Kintaro -
      Anch'io ricordo di averlo trovato un po'... Indy-gesto ^_^
    1. L'avatar di Trekili
      Trekili -
      ... Indy-percui l'hai lasciato perdere XD