Heart of China | Retrogaming History
Registrati!
  • Heart of China

    Heart of China

    La Dynamix non era del tutto nuova alle avventure grafiche: poco prima di questo Heart of China, difatti, con Rise of the Dragon aveva introdotto nel panorama dei videogiochi un nuovo engine chiamato DGDS, Dynamix Game Development System, caratterizzato dal supporto ai 256 colori della VGA ed un look sommariamente fumettistico per quanto riguardava la struttura. Heart of China è un gioco riconoscibilissimo e la ricerca di una forte personalità era attentamente mirata a sfuggire ad un confronto diretto con i colossi del settore, Sierra e Lucasfilm Games, proponendo altresì un prodotto valido ma dichiaratamente alternativo. Il primo tratto distintivo di questo gioco è la grafica, con un ricorso quasi continuo alla digitalizzazione. La Dynamix, nel tentativo di contenere le spese di produzione, si è rivolta ai programmatori, alle famiglie ed ai loro amici per ottenere il prestito del loro volto all'interno di Heart of China, ritraendoli durante dialoghi, movimenti e qualsiasi tipo di espressione per poi trasferirli in formato digitale. Dopo ciò, i grafici hanno provveduto a sofisticare le immagini, non solo adattandole all'utilizzo sulla macchina ma conferendo loro anche un tocco manuale volto ad ammorbidire le crudità del realismo e ad incastonarle al meglio su fondali spesso anch'essi digitalizzati ma pesantemente rielaborati per ricavarne delle immagini dal forte sapore pastellato. La risoluzione è ancorata al classico 320x200 che tarpa un pò le ali alla creatività ma che ha consentito ai programmatori di non sforare troppo con lo spazio richiesto su hard disk, parametro non secondario per l'utenza dell'epoca. Le animazioni sono pressochè assenti, fatta eccezione per qualche elemento del fondale, relegato comunque a dimensioni particolarmente minute. Come detto, siamo di fronte ad una sorta di fumetto multimediale interattivo: le conversazioni tra personaggi, così come la rappresentazione di attimi più concitati, avvengono tramite finestre che simulano vignette, con transizioni più o meno brusche tra un momento e l'altro della scena. L'effetto è peculiare, certamente spiazzante rispetto al dinamismo dell'avventura post-testuale, ma essenzialmente efficace una volta fatta l'abitudine, soprattutto grazie all'apprezzabile sforzo profuso per restituire una sensazione di credibilità al giocatore, con un ottimo lavoro di costumisti e disegnatori. Probabilmente meno affascinante risulta la controparte sonora, dove gli effetti della Soundblaster non riescono a gratificarci con melodie indimenticabili, limitandosi a svolgere onestamente il proprio lavoro e poco più.
    Oltre alla spiccata personalità tecnica, Heart of China può vantarsi di scelte di gameplay capaci di introdurre note di freschezza e nuove possibilità ludiche in un genere che aveva già vestito le sue spoglie più longeve.

    E' bene introdursi subito all'interno della sceneggiatura: noi impersoniamo Jake Masters, meglio noto come Lucky, un veterano della prima guerra mondiale che adesso si occupa di lavori investigativi privati in giro per il mondo. Lavori proprio come quello affidatogli dal miliardario Lomax, disperato per il rapimento di sua figlia da parte di un tiranno cinese mentre svolgeva volontariato da infermiera in estremo oriente. Il compenso promessoci è di duecentomila dollari ma ogni giorno trascorso senza la liberazione della ragazza farà diminuire la quota di ventimila unità. Questo è già un elemento insolito per un'avventura, andando a costituire una sorta di punteggio che incentiverà i perfezionisti a rigiocare il programma in modo da completarlo col compenso economico più gratificante possibile. Ciò ci suggerisce che la nostra partita sarà meno lineare del solito, con comportamenti e scelte che possono influire sull'andamento delle cose, consentendoci di evitare perdite di tempo così come di beccare un intoppo dopo l'altro fino a giungere ad un prematuro game over. Già, la precoce conclusione della nostra storia rappresenta un evento dalla frequenza tutt'altro che rara e questo si traduce in una frustrazione capace di fastidiosi picchi. Senza voler necessariamente riconoscere lo standard Lucas come il migliore, si possono accettare dei frangenti, nel corso di un'intera sceneggiatura, nei quali sia possibile morire a patto che questi non si trasformino in vere e proprie persecuzioni per il giocatore, finendo per costringerlo a ricorrere alla funzione di salvataggio prima di tentare qualsiasi cosa. Il fulcro del problema risiede principalmente nei dialoghi: a partire dalla primissima conversazione dell'avventura, una risposta sbagliata potrà far sfociare la nostra partita in un lago di sangue. I dialoghi si svolgono tramite il classico elenco, solitamente di due o tre possibilità, di domande o risposte disponibili, ma a differenza di quanto visto nei capisaldi del genere qui non potremo affrontarle tutte giungendo all'esaurimento dell'elenco ed una scelta escluderà, in via perenne, le altre. Una domanda sbagliata ci inimicherà un personaggio importante ed una risposta incorretta potrebbe tranquillamente costarci una permanenza in prigione o una definitiva dipartita. Malauguratamente, anche l'intuito non ci sarà molto di aiuto: forse anche per strizzare l'occhio al divertimento, alcuni dialoghi prendono delle pieghe pressochè imprevedibili, con discussioni insolite ed interlocutori bizzarri. La rosa delle scelte a nostra disposizione non ci consente quasi mai di intuire ciò che ci conviene e questo si traduce in un avanzamento a tastoni, salvando e provando, caricando e riprovando più e più volte, talvolta persino dopo molti minuti di gioco a causa di conseguenze delle nostre scelte che non sono immediatamente tangibili. La frustrazione derivante da queste scelte di design è sufficiente per scoraggiare i meno caparbi e rischia di oscurare quanto di buono la Dynamix ha inculcato in Heart of China, come l'interfaccia a scomparsa leggera e discreta, comoda per la raccolta e l'utilizzo degli oggetti così come per lo scambio degli stessi tra i personaggi. Infatti, anche se il protagonista indiscusso rimane Lucky, avremo modo di prendere il controllo anche dell'infermierina Kate o del nostro amico ninja, Chi, con cui affrontare brevi frangenti per i quali Lucky non sarà disponibile oppure non sarà semplicemente adatto. Degne di nota sono anche le due sequenze arcade che incontreremo lungo la nostra strada, piccoli intermezzi veramente molto curati e perfettamente integrati col resto del gioco, realizzati così bene da spingere i programmatori ad implementare un engine tridimensionale adattato ad hoc. I puristi dell'avventura potrebbero storcere il naso ma, consapevoli del loro scarso apprezzamento verso variazioni del genere ed anche della sfida piuttosto elevata di tali intermezzi, alla Dynamix hanno ben pensato di concederci la possibilità di saltarle a piè pari, passando oltre da vincitori pur senza prendervi parte, relegandole a succoso bonus destinato ai giocatori più tenaci. Volendo, anche i vituperati dialoghi esprimono alcune note positive, soprattutto in termini di simpatia, aiutandoci a calarci meglio nei panni del nostro alter ego, e lo svolazzare da una nazione all'altra a bordo del nostro amato biplano, invischiati continuamente in situazioni al limite del pericolo, ci gratificherà facendoci sentire dei novelli Indiana Jones.

    Da tutto ciò ne risulta che, una volta fatta l'abitudine con l'atipicità di tutto questo originale game design ed una volta entrati in empatia con la forma mentis dei programmatori, la giocabilità di Heart of China riesce a salvarsi in extremis portandoci a godere non solo di alcuni enigmi oggettivamente riusciti ma anche di tutte le soluzioni alternative degli stessi, evento particolarmente raro ai tempi, che ci permettono di recuperare la situazione nel caso in cui gli errori commessi non siano stati troppo gravi.
    Heart of China merita di entrare a far parte delle collezioni degli amanti di adventure. Si tratta di un gioco sincero, alternativo ai grandi inarrivabili della storia, consapevole dei suoi difetti e della sua differente personalità e che proprio in virtù di essa decide di sporgersi dal marasma di un genere sovraffollato per attirare l'attenzione dei giocatori più ricercati, offrendo loro un'esperienza impegnativa ma originale tanto nelle meccaniche quanto nell'iconografia. Armati di pazienza e sospinti dall'ardore che contraddistingue i veri avventurieri, vi divertirà calzare i panni di Jake Masters e l'ostilità di quest'oriente potrà tradursi davvero in originale piacere.

    ALTRE VERSIONI

    Amiga
    Heart of China ha goduto di una conversione quasi contemporanea per Amiga, ma l'impatto grafico risente molto del riadattamento alla limitata tavolozza a disposizione. Per fortuna, alla Dynamix hanno ridisegnato moltissimi elementi ed il lavoro svolto è apprezzabile, considerando soprattutto che sono stati utilizzati solo sedici colori ed evitando scomodi paragoni con la controparte PC analizzata in questa sede. Scomodo lo swap disc: Heart of China, nonostante il taglio di piccole animazioni, trova spazio sulla bellezza di nove dischi e saltellare da uno all'altro potrebbe innervosire chiunque.




    Sistema: PC DOS

    Anno: 1991

    Sviluppatore: Dynamix

    Casa: Sierra

    Genere: Avventura grafica
    LINK CORRELATI

    ALTRI TITOLI PC DOS

    ALTRE AVVENTURE GRAFICHE



    Gianluca "musehead" Santilio



    Commenti 4 Commenti
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      ..mai visto..
    1. L'avatar di saxabar
      saxabar -
      Gran gioco, lo utilizzavo sul 286 per far vedere la potenza della vga. Ricordo di averlo finito e mi ha appassionato molto. Tra l'altro ha un ottimo comparto sonoro, supporta sia l'adlib che i suoni midi con delle ottime musiche orientaleggianti.
      Un altro gioco molto bello e simile sempre dynamix è rise of the dragon, che esiste anche per altre piattaforme ma su pc ha la grafica migliore.
      Entrambi i giochi esistono sia in floppy da 3.5 che 5.25.
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      In che senso i suoni midi? Intendi il supporto alle Roland? Nel video quel poco che si sente è proprio la sintesi delle schede Roland, mentre non credo tu intendessi il General Midi, visto che nel 1991 era decisamente prestino...
    1. L'avatar di saxabar
      saxabar -
      Supporta le Roland MT32, non i general midi