Meteore Videoludiche 8: Palace | Retrogaming History
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    Meteore Videoludiche 8: Palace

    Dopo aver conosciuto secoli di prosperità e gloria, l'umanità sprofondò in un'era oscura, senza legge né ordine... solo sangue, carne, ossa e acciaio […]”.

    Ho preso in prestito l'incipit del manga Bastard! di Kazushi Hagiwara per introdurre ad una software house inglese, la Palace Software (1980-1990; periodo di maggiore attività: 1984-1988), che deve gran parte della sua notorietà a Barbarian: The Ultimate Warrior (UK) / Death Sword (USA), un hack & slash ad incontri dove, nei panni di un nerboruto barbaro armato di spada, si affrontano 8 combattimenti contro altrettanti feroci guerrieri (10 nelle versioni per gli home computer a 16 bit).
    In realtà il riferimento a Bastard!! è anacronistico, poiché tale manga inizia nel 1988, mentre Barbarian risale al 1987 e si ispira alla serie di fumetti Marvel di Barry Windsor-Smith, John Buscema e Neal Adams (comics a loro volta tratti dai romanzi dello scrittore di heroic fantasy Robert Ervin Howard) su cui si basano anche il film Conan il Barbaro (1981) e Conan il Distruttore (1984).


    La Palace, software house conosciuta anche per Cauldron e seguito (1985 - Amstrad CPC, Commodore 64, ZX Spectrum), riesce a sfondare con Barbarian: The Ultimate Warrior (1987 - Acorn Electron, Amiga, Amstrad CPC, Apple II, Atari ST, BBC Micro, Commodore 64, MS-DOS e ZX Spectrum) grazie ad un gameplay piacevolmente serrato, degli accattivanti tocchi di gore, una realizzazione tecnica di tutto rispetto e… una cover che colpisce nel segno! Il box di Barbarian, infatti, stupisce i videogiocatori con una foto di due modelli in costume che molti ricordano per la conturbante presenza di Maria Whittaker, glamour model inglese lanciata dal quotidiano The Sun e, sempre in riferimento al popolare newspaper britannico, eletta “Page 3 Girl Of The Year” due anni dopo la sua prima collaborazione con la software house londinese.


    La formula dell’action game Palace e del relativo seguito, Barbarian II: The Dungeons of Drax (UK) / Axe of Rage (1988 - Acorn Electron, Amiga, Amstrad CPC, Atari ST, BBC Micro, Commodore 64, DOS, MSX e ZX Spectrum; “Axe of Rage” è il titolo della versione USA), si basa, dunque, su un mix vincente tra il fascino heroic fantasy dei fumetti e dei Conan movies, quel tanto di ammiccamento “soft erotico” garantito da copertina e poster illuminati dalla procace Miss Whittaker e un’indubbia solidità tecnica che, grazie ad un’inedita mappatura di pose e fendenti reali e ad un buon numero di frame, si concretizza in animazioni e movenze convincenti.

    Barbarian: The Ultimate Warrior (il sottotitolo è aggiunto per distinguere questo hack ‘n’ slash da un altrimenti omonimo platform, “Barbarian” firmato Psygnosis), e il seguito Barbarian II: The Dungeon of Drax suscitano inevitabilmente un certo scandalo dovuto in primis ai box art e ai poster fotografici che molti critici ritengono, come minimo, sopra le righe per un prodotto liberamente venduto ai teenagers. Curiosamente il fuoco di fila della stampa inglese e tedesca (in Germania il gioco è ritirato dal mercato e ridistribuito con divieto ai minori di 18 anni) si concentra sulle forme in bella mostra di Miss Whittaker, trascurando o relegando in secondo piano la violenza del gameplay e le decapitazioni che contribuiscono ugualmente all’appeal dello slash ‘em up presso i videogiocatori. Naturalmente lo “scandalo”, oggi quantomeno risibile, è da considerarsi meno sproporzionato alle cause se si tiene conto del periodo e del target prevalente cui il vg è rivolto.


    Alcune tecniche e accorgimenti adottati nella realizzazione di Barbarian, ideale spin-off heroic fantasy di IK+, testimoniano della cura che Steve Brown ha profuso nella programmazione. Brown, game designer insieme a Stan Schembri degli “Halloween-inspired” arcade adventure / platform Cauldron e Cauldron II: The Pumpkin Strikes Back, prende spunto dai summenzionati fumetti e relativi film dedicati a Conan il Barbaro e, in particolare, dall’opera del grafico Frank Frazetta, per delineare uno scorcio di un mondo primordiale, brutale, spietato dove, per dirla come in un romanzo di Robert E. Howard, regna incontrastata la “Legge dell’Acciaio”.
    Per dare maggiore credibilità alle movenze dei suoi personaggi, Brown mima personalmente davanti ad una telecamera le varie mosse del gioco utilizzando una spada di legno. Sulla base dei contorni ricalcati dalle migliori pose in fermo immagine del relativo filmato il team crea, in seguito, i vari frames delle animazioni con risultati che, tenuto conto del periodo e dei limiti dei rispettivi hardware, sono di tutto rispetto. Le dinamiche dei combattimenti ruotano intorno ad un totale di 16 mosse diverse tra cui spicca la “Rete della Morte”, sorta di “special move” tratta dal film Conan il Distruttore.

    Il seguito di Barbarian: The Ultimate Warrior, Barbarian II: The Dungeon of Drax, modifica l’impostazione da hack ‘n’ slash ad incontri del prequel in un action / fighting game flip-screen giocabile solo in single player.
    E’ possibile scegliere tra due personaggi, un barbaro armato di ascia e una guerriera che utilizza la spada. Il dungeon è, ovviamente, labirintico e pullula di creature ostili che si rigenerano in continuazione.
    Le versioni Atari ST (cui si riferisce il gameplay video) e Amiga di Barbarian II spiccano per il buon dettaglio grafico e per gli FX campionati.
    Con l’aiuto di vite extra, utili items e una sorta di bussola a forma di spada che indica la direzione giusta, non è difficile, una volta presa la mano con i comandi poco “reattivi” e, per certi versi, un po’ farraginosi, giungere abbastanza rapidamente al cospetto di Drax in persona.
    Nel frattempo il vostro guerriero può prodigarsi in decapitazioni e “operazioni chirurgiche senza anestesia” di particolare “raffinatezza”… e morire in diversi modi, tutti naturalmente ultraviolenti, come si conviene ad un mondo, tornando a Hagiwara, “[…] senza legge né ordine... solo sangue, carne, ossa e acciaio […]”



    Barbarian II è l’ultimo titolo firmato Palace Software. La software house, infatti, in seguito alla bancarotta della Palace Virgin Gold, chiude i battenti nel 1990.
    La produzione videoludica Palace (7 titoli di rilevo realizzati dal 1984 al 1988) costituisce, fra l’altro, la prima ottima referenza per il brillante musicista Richard Joseph che, dopo una brillante carriera presso Bitmap Brothers, Renegade, Sensible e altre software house, scompare prematuramente nel 2007.


    Alessio "AlextheLioNet" Bianchi