Gamecom - La console portatile della Tiger | Retrogaming History
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    Mentre il Gameboy faceva tabula rasa della concorrenza handheld e sembrava troppo forte per buttarlo giù, Tiger Electronics, poco memore del fallimento del suo R-Zone, si lanciò in una guerra dove Nintendo non ha mai perso e decise di mettere in commercio, nel settembre del 1997, il Game.com, che dal nome si potrebbe pensare ad una pronuncia quasi internettiana “gamedotcom”, ma invece era un banalissimo game com. Al contrario le caratteristiche era tutt’altro che banali, anzi: schermo LCD touchscreen, prima volta su una console, quadrato di circa 4 pollici e 4 livelli di grigio ma non retroilluminato, con penna stilo. Un sonoro all’avanguardia che sorprendeva per potenza e qualità.

    Due slot cartucce di gioco con una di esse dedicata anche alla cartuccia/modem, quindi possibilità di collegarsi a internet, ancora la prima volta per una console portatile. Inoltre la console si comportava proprio come una piccola agenda, avendo anche una rubrica telefonica e la calcolatrice. Prezzo finale 70 dollari più un gioco, il rompicapo Lights Out.



    Ultimo ma non ultimo uno stile più adulto e aggressivo, che si distaccava un po’ dalla giocosità della piccola console Nintendo, e lo si notava soprattutto dai primi giochi pubblicati al lancio tra i quali spiccano Mortal Kombat Trilogy, Duke Nukem 3D ed un certo Resident Evil 2. Addirittura vennero lanciati tutta una serie di periferiche tra le quali in cavo seriale, chiamato compete.com, che permetteva di collegare due console per partite in multiplayer o scambio dei punteggi, oppure accessori “firmati” per chi era all’ultima moda.

    A leggere queste prime righe sembra che si stia parlando della console portatile dei nostri sogni di fine anni 90, ma quanti se ne ricordano? Passata quasi inosservata, tanto dell’ombra che faceva il piccolo Gameboy, Game.com partiva con grandi promesse per finire, come molte console portatili dell’epoca, nel non mantenerle. Il touch screen era inutile e veniva usato solo per Light Out e Wheel of Fortune (e il passabile solitario in memoria della console) e non ancora maturo. Infatti lo schermo aveva una bassa risoluzione del sensore del touch e non permetteva input precisi. Inoltre la memoria della rubrica era “alimentata” dalla classica batteria bottone che una volta scarica portava alla perdita di tutti i dati. Frustrante. Lo schermo aveva un refresh molto lento e nei giochi dove il ritmo era più veloce non era raro che si verificassero episodi di ghosting (a dir la verità presenti anche nel primo Gameboy), cioè la scia che lasciano i pixel, una sorta di motion blur.



    E vogliamo parlare della possibilità di collegarsi a internet? La scomodità: il modem (a 14.4 kbps) era una cartuccia che poi andava collegata alla presa del telefono in modo da connettersi all’esclusivo e costoso provider di game.com dove caricare i punteggi da condividere con altri giocatori. Se l’utente voleva navigare sul web (tutto rigorosamente testuale) doveva comprare un’altra cartuccia da far girare in tandem con il modem. Credo che in pochi abbiamo solo pensato di poter usare questa feature.

    Nel tentativo di aggiustare un po’ il tiro la Tiger tentò, pochi anni dopo, la carta del restyling lanciando il game.com Pocket Pro e il game.com Pocket, versioni più sottili e leggere rispetto all’originale. Nella prima veniva aggiunta la gradita retroilluminazione allo schermo e riusciva ad alimentarsi con due pile stilo invece che 4. Nella seconda non era presente la retroilluminazione ma era venduta in quattro truzzissimi colori: green, blue, pink, e purple. La particolarità, per entrambe, è l’abbandono del secondo slot cartucce e quindi anche delle velleità internettiane. Una sorta di ammissione dell’inutilità e insuccesso della sbandierata possibilità di collegarsi ad Internet.



    Se invece si guarda ai titoli dei soli 20 giochi presenti sulla game.com si rimane quasi esterrefatti e sorpresi di come la Tiger sia riuscita ad ottenere la licenza di alcuni di essi. Tra i tanti spiccano i già citati Resident Evil 2, Mortal Kombat Trilogy e Duke Nukem 3D. Ma anche roba tipo Sonic Jam (si proprio il porcospino SEGA), Fighter MegaMix e tie-in come Batman e Robin e Jurassic Park. Senza contare la lista dei tanti giochi cancellati tra i quali Metal Gear Solid e Castlevania: Symphony of the Night. Peccato che la qualità media era molto bassa e i giochi furono solo l’ombra dei capolavori che vedevamo su Playstation e Saturn. Si, perché nonostante i nomi di richiamo, non esistevano Terze Parti (credo che Capcom o SEGA non si siano manco avvicinati per sbaglio alla console), ma i giochi erano sviluppati tutti internamente e la Tiger non mi sembrava famosa per essere una grande software house.



    Diciamo che è stata una grande occasione mancata, dato che nonostante nomi di potenziali killer application, non c’erano vere e proprie esclusive e alla fine le vendite furono molto scarse. Perché giocare a versioni super castrate di videogame che abbiamo già stragiocato sulle console casalinghe? Forse questa domanda in Tiger Electronics non se la sono mai fatta e l’appeal della console verso il pubblico venne a mancare.

    All’epoca la game.com venne addirittura quasi completamente ignorata dalla stampa specializzata. E la Tiger non è stata neanche capace di imbastire una campagna marketing efficace portando nelle televisioni spot tristi e poco efficaci. Per esempio uno degli spot era mirato ai giocatori casual e raffigurava diversi angeli che si lamentano della noiosità del paradiso, finché non arrivava un angelo con il suo game.com. Fortunelli!
    Un altra pubblicità scimmiottava gli aggressivi spot di Sega of America, all’epoca del Genesis, mostrando un nano che insultava una folla di giocatori, elencando le grandi caratteristiche del game.com, finché una folla inferocita non lo travolgeva. Il trash più puro.



    Non c’è da meravigliarsi che il game.com smise di essere supportato ufficialmente nel 2000, solo dopo 3 anni dalla sua uscita, insieme all’inutile provider esclusivo.



    "Il game.com in un certo senso è stata una console portatile rivoluzionaria: prima volta touch con alcuni, pochi, giochi che supportavano questa caratteristica. Prima volta che una console portatile è stata capace di andare su internet. Peccato che le citate features, sbandierate dalla Tiger, non fossero all’altezza e siano state uno dei motivi dell’insuccesso. Mettiamoci pure uno scarso parco titoli e di bassa qualità, nonostante i grandi nomi a disposizione. Un’altra vittima del Gameboy."





    Commenti 4 Commenti
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Articolo molto interessante su una console che, come molti (credo), avevo solo sentito nominare Ho come l'impressione che in mercato delle console handheld in particolare sia stato in un certo qual modo più prudente di di quello delle home. Si potrebbe dire all'insegna dell'"ogni cosa a suo tempo (o magari anche dopo)" e del "chi va piano va sano e va lontano". Tutti quelli relatyivamente "meno prudenti" che, cin il senno di poi , hanno fatto il passo più lungo della gamba possono testimoniarlo
    1. L'avatar di VIC-30
      VIC-30 -
      Avrebbero fatto meglio a concentrarsi più sulla CPU che non sul display touchscreen
    1. L'avatar di striderhiryu
      striderhiryu -
      Di recente ho visto una video recensione di questa "console" portatile, e bisogna dire che era davvero penosa, in tutti gli aspetti. Peccato, perché si sarebbe potuto fare di più, ed una console portatile decente non sarebbe stata male, in quel periodo.
    1. L'avatar di maxtex74
      maxtex74 -
      Mai vista in vita mia...ma penso che non mi sono perso niente.