The Neverhood | Retrogaming History
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    The Neverhood

    Quando penso ai miei primi videogiochi su PC, tra i tanti mi salta in mente The Neverhood Chronicles. Pubblicato il 31 ottobre 1996 da DreamWorks Interactive, nata l’anno precedente come joint venture tra DreamWorks e Microsoft, quest’ultima ne cura la distribuzione. La particolarità di questo gioco è la tecnica di realizzazione, che lo distingue da tutti gli altri.

    L’idea alla base del gioco inizia a prendere forma molti anni prima, nel lontano 1988, dalla mente dell’animatore Doug TenNapel, che per lo scopo crea un mondo composto da 17 strutture in plastilina. Il progetto però rimane a lungo parcheggiato, mentre TenNapel lavora per la Shiny Entertainment ad altri videogiochi di grande successo, come Earthworm Jim. La somiglianza del noto verme di terra con quello che sarà il protagonista di The Neverhood è infatti decisamente evidente. Poi, nel 1995, TenNapel fonda la società The Neverhood Inc., insieme ad altre persone che avevano lavorato al gioco Earthworm Jim. È l’occasione per riprendere in mano il vecchio progetto e dare vita a un videogioco interamente realizzato in claymation. TenNapel trova supporto nella Dreamworks Interactive di Steven Spielberg, e così inizia la produzione di The Neverhood, che si concluderà circa un anno e 3 tonnellate di plastilina dopo.



    La claymation, o clay animation, è una tecnica che consiste nella realizzazione di personaggi e ambienti in una sostanza malleabile come per esempio la plastilina, e successivamente nella ripresa delle sequenze delle scene una ad una (circa 15 per ogni secondo di scena) modificando di poco la posizione degli elementi. Il risultato finale di tutte le sequenze montate è l’illusione dell’animazione. Questa tecnica si chiama anche stop-motion, o passo uno in italiano, ed è stato utilizzato per realizzare film di animazione quali Galline in fuga e Shaun, vita da pecora, ma anche il famoso programma televisivo animato Celebrity Deathmatch, andato in onda in Italia su MTV a cavallo del millennio.
    The Neverhood vendette solamente 42.000 copie, colpa forse del sorgere di moltissimi nuovi videogiochi 3D poligonali che in quegli anni stavano rubando la scena a tutti gli altri. Ciononostante, il gioco rimane un classico e con il tempo è diventato anche un pezzo da collezione. Su EBay è facile trovare alcune copie originali del gioco a prezzi che partono dai 45 $ per il solo CD, finanche a superare i 300 $ per le versioni boxate e ancora incellofanate. Esiste anche un seguito, Skullmonkeys, ma ebbe molto meno successo e inoltre differisce in giocabilità, trattandosi di un platform in terza persona.



    The Neverhood è unico nel genere, grazie alla claymation, mentre a livello di giocabilità sta a metà tra un platform e un’avventura grafica. All’interno degli ambienti chiusi si gioca in terza persona, e si interagisce con gli oggetti usando il mouse. L’esperienza è però semplificata rispetto alle avventure grafiche tradizionali, basti pensare che non c’è inventario, e non si può morire (se escludiamo un unico punto ben segnalato da cartelli intimidatori). Negli ambienti esterni, invece, si vive l’avventura in primo piano, con angolature prefissate e videoclip per il passaggio fluido da un’angolatura all’altra, un’esperienza molto simile ai videogiochi della serie Myst. Il tutto è arricchito da alcune sequenze cinematiche in stop-motion, il cui unico difetto è la bassa qualità dovuta alla risoluzione e alla compressione video.

    L’avventura inizia con il personaggio principale, Klayman, addormentato in una stanza con una finestra, una porta, un grosso martello appeso sopra la porta, un pulsante e una leva. Non si conosce ancora nulla di lui e del mondo che lo circonda, se non che si tratta di un mondo di plastilina e presto ci si renderà anche conto che è un mondo di piccole dimensioni e fluttua nel nero vuoto cosmico. Il gioco consiste nel muoversi all’interno del mondo, risolvere puzzle (da semplici a via via più complessi e astratti) e raccogliere indizi, in particolare una serie di video dischi, ognuno dei quali contiene un segmento di storia così come raccontata da un altro abitante di nome Willie Trombone. Particolarmente interessanti, nonché insolite e surreali come tutto il videogioco, le musiche di Terry Scott Taylor, che accompagnano il personaggio di luogo in luogo. E non mancano alcune gag a rendere ancora più surreale il tutto, come l’albero fungo i cui frutti provocano un’emissione gassosa dalla bocca di Klayman per un minuto intero.



    La storia di The Neverhood è di fatto la storia della creazione del mondo. Hoborg, un essere divino, crea il mondo di Neverhood per poterci regnare in eterno, ma subito dopo si accorge di sentirsi solo. Per questo motivo utilizza un seme della vita, estratto dalla sua corona, per dare vita a un essere a sua immagine e somiglianza: Klogg. Tuttavia, la malizia di quest’ultimo lo spingerà a rubare la corona di Hoborg, trasformandosi in un essere malvagio che si impossesserà del regno, mentre Hoborg – senza Corona – cade addormentato e privo di poteri. Ma non tutto è perduto. Willie Trombone, infatti, assiste alla scena e riesce a prendere un seme della vita dalle mani di Hoborg, portandolo in un posto sicuro per dare vita a un essere che riporterà la pace in Neverhood. È così che nasce Klaymen, che sarà guidato dal videogiocatore all’interno del mondo fino a incontrare il malvagio fratello. Porterà veramente la pace, oppure si unirà al malvagio fratello? Starà al giocatore decidere che cosa fare, e in base a questa scelta il finale potrà essere buono oppure cattivo.

    COMMENTO FINALE


    "The Neverhood è un vero classico, unico e innovativo nel suo genere, ricco di creatività ed elementi surreali che rendono molto bene l’idea di un mondo alieno a sé. A volte i puzzle sono forse un po’ troppo astratti e se non siete degli esperti in avventure grafiche vi ritroverete probabilmente costretti a cercare suggerimenti online. Inoltre, sebbene il gioco duri poco tempo, in alcuni casi le scene sono lunghe e noiose. Ne è un esempio la Hall of Records, all’inizio del gioco, con una trentina di schermate di muro riempito da scritte prive di interazione. Non a caso, per la versione giapponese del gioco, uscita su Playstation due anni più tardi, quelle schermate furono rimosse. Nel complesso, tuttavia, mi sento di consigliare questo gioco che, nonostante l’età, funziona ancora sui PC moderni a 64 bit, grazie all’ottimo lavoro di Microsoft sulla compatibilità del proprio sistema operativo."





    Commenti 1 Commento
    1. L'avatar di KidChameleon
      KidChameleon -
      Mi piaceva solo la grafica