L'Angolo dell'Ignoto: Makaimura for Wonderswan | Retrogaming History
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    L'Angolo dell'Ignoto: Makaimura for Wonderswan

    Cosa sarà Makaimura for Wonderswan? Forse non esattamente quello che pensate. A dispetto del titolo al limite della banalità, questo prodotto Capcom/Bandai non ci propone una misera conversione del classico Ghosts'n Goblins delle sale giochi, ma un videogioco tutto nuovo, un vero e proprio episodio aggiuntivo della serie.

    Lanciato nel 1999, il Wonderswan mirava a sfruttare la viscerale riverenza che il popolo giapponese ha eternamente mostrato verso il suo patrimonio di manga e anime. Del resto, il momento era propizio, visto che il rivale GameBoy Color non era nulla di eccezionale e l'Advance era ancora lontano dalla produzione. E poi, come avrebbe fatto il pubblico del Sol Levante a resistere alla tentazione di giocare ovunque ai tie-in dei suoi cartoni animati preferiti?
    Il Wonderswan, però, non era una primizia tecnologica, soprattutto per la monocromia del suo display che lo poneva, sin dalla partenza, un passo indietro alla concorrenza, armata di colori già dai tempi di Lynx e Game Gear. Buona la risoluzione dell'immagine, ma presto la Bandai fu costretta rilasciare la versione Color della sua macchina. Tuttavia, questa è un'altra storia....

    Per quanto manga-oriented fosse il target di riferimento della piattaforma, le buone vendite presso un pubblico storicamente generoso in fatto di acquisti giustificarono l'entrata in gioco di importanti terze parti, proprio come la Capcom che debuttò con questo Makaimura for Wonderswan. Pur non considerandolo un progetto “di serie B”, la casa giapponese decise di non affidarne lo sviluppo al designer storico della saga, Tokuro Fujiwara, ma passò il testimone alla Bandai che, a sua volta, incaricò del compito Toshihiro Suzuki, noto soprattutto per gli episodi a 16 bit dedicati a Dragonball.

    Makaimura for Wonderswan è un continuo tributo ai predecessori operato con la maturità stilistica e tecnica dei tempi moderni. L'esordio della nostra avventura è quello classico: la principessina sola soletta nell'immancabile cimitero ed il prode Arthur che la raggiunge per amoreggiare, salvo poi vedersela sottrarre a causa dei soliti demoni guastafeste. Segue la nota mappa dei vari livelli, dopodichè parte l'azione vera e propria. Tutto come nel 1985. Per fortuna, si tratta solo di una citazione, benchè l'autocelebrazione sia uno dei temi dominanti dell'intera produzione, con più di una sezione giocabile rassomigliante a momenti di Ghosts'n Goblins o Ghouls'n Ghosts. Ciò che questo Makaimura non eredita dal capostipite è, grazie al cielo, l'imprecisione dei controlli, immutati nell'impostazione ma ampiamente rivisti nella reattività. Il passo dei tempi è sottolineato anche da altri aspetti: le animazioni sono prodighe di fotogrammi, l'incedere di Arthur è molto ben realizzato, gli stage sono numerosi e vari, le armi sono aumentate seppure alcune siano decisamente trascurabili. Peccato per le musiche, carine ma penalizzate dalle non esaltanti capacità audio della console, mentre è significativa la scelta di non riproporre armature aggiuntive a quella di base, come in Ghouls'n Ghosts e nel suo seguito per Super Nintendo, così come è stato escluso anche il doppio salto. “Back to the roots”, insomma.

    Il gameplay, quindi, non sembrerebbe presentare significative introduzioni e invece... Cosa vi è rimasto più impresso di Ghosts'n Goblins? Tiro a indovinare: la difficoltà. Mostruosa, scoraggiante, per molti inaccettabile. Fujiwara la ripropone, ma offrendoci una nuova opportunità: il salvataggio. Questa feature è in ovvio contrasto con la filosofia di platform arcade, la quale impone la necessità di essere impeccabili a partire dai primi livelli, in modo da risparmiare preziose vite, guadagnarne altre, contemplando anche il fattore resistenza che vedrà la concentrazione dei giocatori latitare nelle fasi avanzate della partita. La possibilità di ripartire semplicemente dall'ultimo livello raggiunto è un'arma a doppio taglio: Makaimura spalanca le porte anche ai giocatori meno dotati, può durare qualche livello in più perchè sono concesse le pause, ma per fare ciò nega tutto il suo charme elitario. Questo per Wonderswan è il Ghosts'n Goblins per tutti, probabilmente l'unico, sicuramente quello più imbastardito dai tempi e dalle regole di mercato. Un bel platform, paradossalmente non molto consigliato ai fan della serie.

    VIDEORUBRICA




    Gianluca "musehead" Santilio



    Commenti 5 Commenti
    1. L'avatar di Jamitov Hymem
      Jamitov Hymem -
      Tremendo...e rappresenta una sfida continua.
    1. L'avatar di Robbey
      Robbey -
      Meglio l'originale da sala
    1. L'avatar di Bert
      Bert -
      Secondo me, invece è carino per le potenzialità di questa consolina... quanto meno una piacevole variante sul tema.
    1. L'avatar di emachan
      emachan -
      Ma era davvero così ignoto 'sto gioco?
      Sicuramente raro e costosissimo (anche qui in Jap) e non facile da avere tramite importazione, ma dell'esistenza penso se ne sapesse eccome!
      Provato tramite emulazione, l'ho trovato molto piacevole da giocare. Soprattutto i controlli che rispondono meglio del GnG originale, come giustamente evidenziato in recensione.
    1. L'avatar di musehead
      musehead -
      Beh, è raro, costosissimo e per una macchina mai arrivata da noi. La rubrica l'ho intesa per parlare di giochi interessanti nei quali ci si imbatte difficilmente, ma ogni gioco che ha un minimo di buone qualità sarà sempre almeno un po' noto. Tuttavia, questo Makaimura secondo me è molto poco conosciuto rispetto a quanto il brand di appartenenza farebbe supporre.