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A Videogamer Chronicles

Esperienza, passatempo o passione?

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ID: 17752Alla fine, gira e rigira, nel mondo dei videogiochi non è cambiato poi così tanto, almeno per chi è un giocatore di lunga data come me. Eppure sembrava sul punto di essere stravolto dai casual gamers.

Credo che questi ultimi vi si siano tuffati per l'ebbrezza di una nuova esperienza dettata dai motion controller e dagli innovativi giochi che ne sono conseguiti. Hanno provato la Wii che gli avrebbe fatti tornare in forma, gli esercizi mentali del DS per diventare intelligenti e poi, con la pancia più grossa e il cervello più annebbiato (cose alle quali noi siamo invece ben abituati), hanno lasciato perdere, chi più chi meno.

Io e molti di voi, invece, continuiamo a giocare. Col pad, col mouse e quando serve col motion controller, perché la nostra curiosità non è nell'effetto che fa sventolare una mazza, ma nei livelli, nei boss, negli enigmi, nelle storie che dovremo affrontare. Se c'è qualcosa di nuovo, tanto meglio, altrimenti potremo prenderci una pausa ma poi ritorneremo ai videogiochi, vecchi o nuovi che saranno.

Una passione non muore in un paio d'anni, così come un'accessibilità estrema non sarà comunque capace di coinvolgere chiunque a lungo termine. Una grossa parte di chi si è avvicinato ai videogiochi recentemente li ha abbandonerà o li ha già abbandonati dopo aver fatto questa nuova esperienza; altri continueranno ad usarli, magari su Facebook, per ingannare il tempo in un ufficio desolato o in pomeriggi solitari tra una chat e l'altra, come semplice passatempo; altri ancora, forse la parte più piccola, continuerà a bruciare calorie, sì, ma bestemmiando dietro Megaman 11 e Ninja Gaiden 3, col pad, col touch, col motion o il vattelappesca. Sarà faticoso, impegnativo e necessiterà di abilità che si acquisiscono con un training di lungo corso e non sarà per tutti, quindi inutile sorprenderci se i giochi che ci piacciono vengono superati in classifica da rhythm game in cui infilarsi un telecomando nel c... alzino e ballare Justin Bieber, ma va bene così. Che passione sarebbe altrimenti?

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Commenti

  1. L'avatar di TheBosZ
    Io sono più convinto che ci sarà una sempre più netta divisione tra i casual gamers e quelli "storici", ma non per questo le due categorie non possono essere a momenti intercambiabili.

    Fermo restando che le bestemmie dietro ad ogni volta che non riesci ad andare avanti ad un gioco anche di antesignana memoria, quelle sì che sono calorie spese :P
  2. L'avatar di Super Fabio Bros
    Io spero che almeno parte dei nuovi e famigerati casual gamers si siano in seguito appassionati ANCHE ai giochi tradizionali e siano diventata "normal" gamers! :-D
  3. L'avatar di STARSHMUPS
    A pensarci bene io non ho nemmeno tanto visto di buona luce a suo tempo il passaggio dal Joystick al GamePad...
    Ancora oggi se il gioco lo permette lo affronto con un bel Arcade Stick...come dire...altre sensazioni.
  4. L'avatar di Cthulhu
    Mmh, non credo che i "casual gamers" possano sopravvivere, fa parte della loro natura estinguersi, al massimo come dice Fabio, alcuni potrebbero essere diventati "normal"
  5. L'avatar di Dr_Who
    I casual gamers è una nostra definizione; immagino che le aziende che producono hardware e VG per tale categoria di videogiocatori, preferiscano chiamarli Cash Cow Gamers... mungi la mucca finchè ha latte, spremila per bene, e poi via !!! Domani ci sarà un altra mucchina da mettere sotto...
  6. L'avatar di yurion
    Hai tremendamente ragione!!!!
    io gioco dai tempi del n64 poi GC e poi wii.
    Per wii sfornano troppi partygame o giochi per famiglie,non mi piaceranno mai questo tipo di giochi.
    hardcore gamers per tutta la vita
  7. L'avatar di igorstellar
    io li chiamo "bernoccolati"
    i bernoccoli passano velocemente ..esattamente come la loro "passione" per i giochi
  8. L'avatar di pckid73
    Elogio del casual.

    Ben vengano i casual game se, forse, servono ad avvicinare le nuove leve al mondo dei videogiochi. Oggi le "barriere" per accostarsi all'hardcore gaming sono sicuramente più alte, ed i giochi più complessi: joypad traboccanti di pulsanti e stick analogici, lunghi manuali di istruzioni, segretezze di ogni tipo (finali, personaggi, mosse) da scovare su Internet... è come se l'evoluzione stessa del videogioco, quello vero e appassionato, avesse dimenticato chi si avvicina per la prima volta a questa passione, passatempo o disciplina sportiva. Il fatto che si tratti di un fenomeno relativamente nuovo ha fatto sì che lo sviluppo della cultura videoludica sia stato repentino, di pari passo con l'evolversi delle tecnologie, ma non organico. Alcune tipologie di giochi sono completamente scomparse dal mercato mainstream (avventure grafiche, sparatutto), ed al casual gaming va riconosciuto il merito di aver saputo tendere una mano a chi, per mancanza di esperienza o di tempo, era rimasto progressivamente escluso dal piacere di videogiocare. Il gioco più semplice intercetta non solo l'utente volutamente disimpegnato, ma anche quello incapace ma volenteroso che, fatta la dovuta esperienza (fosse anche un bimbo di pochi anni), prima o poi sentirà il bisogno di passare ad una sfida più profonda e gratificante. Se ci fosse un'autorità - diversa dal mercato - preposta allo sviluppo di questa cultura (una specie di Ministero!) il casual gaming verrebbe visto come una risorsa addirittura necessaria, un impegno entry-level, un prologo ed un invito per fare sentire tutti capaci, partecipi ed attori di questo mondo nel quale anche noi siamo probabilmente entrati con sfide più "casual". Chissà perchè penso al mio joystick monopulsante della Commodore, ed a Space Taxi per C64...