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Recensione FAHRENHEIT (PS2)

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Relegare Fahrenheit alla categoria dei retrogames è forse inglorioso, soprattutto se ne consideriamo gli aspetti tuttora innovativi, almeno in ambito PS2. Dopo una breve introduzione ad opera del creatore del gioco in persona, presente su schermo in versione poligonale, Quantic Dream ci cala, al termine di una cinematografica sequenza "a volo d'uccello", in una New York ricoperta di neve, e più precisamente nel bagno di un ristorante che, nel suo asettico squallore, sarà subito teatro di un efferato omicidio compiuto proprio da uno dei protagonisti del gioco. Sarà dunque nostro compito abbandonare il locale, salvare la pelle e scoprire quale forza soprannaturale abbia guidato la nostra mano assassina e, allo stesso tempo e dal versante opposto, seguire le indagini della polizia sul caso. Una prospettiva a 360 gradi quindi, che ci vedrà prendere il controllo di personaggi diversi, ognuno con le sue realistiche storie personali, i peculiari tratti caratteriali ed il differente modo di approcciare la storia. In questa grigia mattina del 25 Dicembre (ieri hanno trovato una donna fatta a pezzi in un sacco della spazzatura, Buon Natale) ci troviamo dunque a scrivere di un interessante ed inedito ibrido tra avventura grafica e gioco d'azione: all'accurata esplorazione degli ambienti si intreccia infatti una componente d'azione, che vi vedrà superare alcune sezioni mediante la risoluzione di Quick Time Event, alcuni dei quali piuttosto lunghi ed inutilmente impegnativi. In modo altrettanto originale, l'interazione dei nostri personaggi con l'ambiente circostante avverrà in modo guidato, mediante comandi impartiti sugli stick analogici che imiteranno i movimenti compiuti dei protagonisti nell'ambiente di gioco. Avete presente Linus nello spot della C1? Non c'entra nulla, ma dà l'idea. Nonostante il giusto apprezzamento che si deve tributare ad un progetto così coraggioso, non posso non rilevare che il bilanciamento tra le varie componenti di gioco appare poco funzionale allo sviluppo della trama. La confusione di questa recensione sembra riflettere il carattere indeciso del gioco, che mette tanta carne al fuoco ma probabilmente non trova il giusto mix, l'equilibrio e la magia che avrebbero potuto fare di questa esperienza un indimenticabile capolavoro. E' un problema di dosi, di tempi e di spessori, per cui le fasi di gioco si stratificano invece di amalgamarsi. La trama di per sè è indubbiamente interessante ma, soprattutto nel finale, vira inaspettatamente sul paranormale/apocalittico, mettendo a repentaglio la coerenza delle sue stesse premesse: i momenti QTE si fanno sempre più lunghi ed impegnativi, compromettendo inutilmente la fluidità ed il ritmo col quale il gioco avanza. E' come se tutto si sfilacciasse, se ogni capitolo si esaurisse in se stesso, perchè si sono volute racchiudere in un unico titolo tante buone idee, senza il tempo di implementarle tutte al meglio. Manca un senso di piena progressione, di logica consequenzialità degli eventi nella successione dei capitoli: peccato, perchè gli spunti non mancano. Fahrenheit è una collezione di buoni spunti, sì, un prezioso Bignami di game design che aiuta a superare l'esame, ma non può aspirare al voto più alto. E' una di quelle cose che si mangiano all'estero, dove nello stesso piatto trovate spaghetti, ketchup, un pezzo di carne, riso, fagioli ed una fettina di ananas. Da ultimo, voglio riservare una menzione particolare per la colonna sonora, che comprende alcuni brani dei Theory of a Deadman (stile Nickelback, per capirci, ascoltateli su Skreemr), e per alcuni interessanti extra da sbloccare alla fine di uno dei diversi finali di gioco previsti. Viste le premesse, aspetto con curiosità il promettente Heavy Rain: il trailer rivela un altro progetto fuori dagli schemi, speriamo orchestrato con mano più attenta. [7]

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Aggiornato il 15-09-2011 alle 02:08 da pckid73

Categorie
Sony

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