Considerazioni su Killer Instinct (SNES) - Blog - Retrogaming History
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Considerazioni su Killer Instinct (SNES)

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Il sistema di combattimento era legnoso e basato unicamente - e non prevalentemente - sulle combo, sbilanciando troppo la giocabilità a favore di una concatenazione meccanica | mnemonica | innaturale di movimenti. KI non filava liscio abbastanza, ecco cosa. Questo determinava una noia assoluta nel caso di scontri fra giocatori di primo e-pelo, un confronto impari nel caso il più sfortunato dei due fosse alle prime armi, ed un mero balletto di pollici nel caso di sfidanti entrambi esperti. KI era tutto sommato un gioco di nicchia, al quale si chiedevano i grandi numeri. Eppure, nonostante scelte di design insolite e la mia inettitudine con i picchiaduro, io stesso non seppi resistere al fascino virile della cartuccia nera, al CD audio dance incluso nella confezione ("such a killer, such a killeeer") e, sopratutto, a quel dorato logo RARE sullo scatolo (come scrivono in tanti su eBay) diventato il nuovo Seal of Quality, una specie di salvagente sui fianchi di ogni gioco pubblicato da Nintendo contro l'ondata dei nuovi titoli a 32 bit. E poi c'erano questi colori sparatissimi che facevano tanto arcade, questi corpi lucidi e gommosi, e questa propaganda secondo la quale la versione su cartuccia sarebbe stata incredibilmente fedele all'originale da sala, che come Cruis'n'USA e gran parte dei titoli Midway sprizzava comunque mediocrità da tutti i pixel. Nonostante i difetti, KI per SNES era comunque un gioco competente, che sfruttava in pieno le rinvigorite potenzialità dell'hardware sul quale girava: nonostante gli sfondi non scrollassero ed alcune animazioni risultassero pesantemente tagliate, Hawk e compagni rafforzarono il mito di RARE e contribuirono ad alimentare l'incredibile hype per l'uscita del Project Reality.

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Aggiornato il 15-09-2011 alle 01:05 da pckid73

Categorie
Nintendo

Commenti

  1. L'avatar di Tommyhommy
    Uno dei giochi che possiedo per SNES anche io comprato su ebay per un prezzo bassisimo vista anche la totale assenza di box. il gioco tenuto pure male (balla la scheda dentro ed a volte non fa contatto, forse gli è caduto tipo un trilione di volte) mi piace ma come molti lo trovo difficile e mal calibrato per chi è alle prime armi. Nelle serate nintendo a casa mia trova pochissimo spazio, vincono in assoluto i street fighter. Un gioco comunque notevole e da tenere in considerazione. Poi la cartuccia nera è proprio cool!
  2. L'avatar di pckid73
    Killer Instict va metabolizzato, e lo dico da giocatore poco appassionato di picchiaduro. Il titolo Rare è paradossalmente più vicino ad un music-game nel quale le sequenze corrette di mosse da compiere sono dettate da una concatenazione che è musicalità ed armonia piuttosto che reazione diretta/istintiva a quanto succede su schermo. Da questo punto di vista si tratta di un gioco "mediato", con dinamiche in apparenza complesse che si frappongono tra quanto mostrato a video e quanto effettivamente richiesto dal sistema allo spettatore. Il titolo Nintendo ha ancora più valore storico se si pensa che la tendenza sarà seguita fino ai giorni nostri: quali esempi di titoli nei quali il ritmo di gioco è "mediato" dalla concatenazione dinamica/mnemonica dei comandi mi vengono in mente il recentissimo Bodycount e, confronto ancora più pertinente, lo sparatutto The Club di Bizarre Creations (forse non a caso stiamo citando tre software house britanniche). Questi ultimi, in particolare, crearono con Metropolis Street Racer ed i suoi odiosi Kudos Points (Dreamcast, 2001) un titolo di guida nel quale diventava essenziale guidare in modo stiloso, piuttosto che arrivare primi, violentando chi come me avrebbe preferito un'esperienza più diretta (se arrivo primo NON posso NON passare al livello successivo, cribbio!). Killer Instinct si comportava allo stesso modo, inventandosi una specie di sottogenere e, in questo senso, innovando: al gioco sottintendeva un peculiare sistema di meccaniche che andavano assimilate ed utilizzate ancor prima di valutare cosa stava accadendo sulla nostra TV a schermo catodico. KI era una sorta di scintillante rhythm game travestito da picchiaduro, quindi.