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I Dimenticati: Plok

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La creatività al potere. Plok, titolo sviluppato da Software Creations e uscito per Super Nintendo nel 1993, vanta una quantità tale di stranezze e bizzarrerie che si ha quasi il timore, nel recensirlo, di dimenticarne qualcuna per strada. Basta accendere la console per rendersi conto di essere stati catapultati in un mondo assurdo, in cui tutto il dramma ruota, inizialmente, intorno ad una bandiera trafugata: nei primi livelli infatti, Plok sbarcherà su Cotton Island per recuperarla, venendo più volte beffato, in scenette a dir poco esilaranti ("This is not my flag!"). Ma, una volta portata a termine questa ricerca all'apparenza futile, per non dire ridicola, la vicenda si farà ben più seria in quanto, rientrato a casa, il nostro eroe troverà una brutta sorpresa: la sua isola è stata colonizzata da un esercito di "fleas" (in inglese, delle pulci, anche se forse sembrano altro), e per riprenderne il controllo, gli toccherà sottoporsi a ulteriori prove che lo condurranno, volta per volta, a ripulire ciascuna area da questi fastidiosi insetti e dalle loro uova, fino ad arrivare direttamente nel loro covo, dove ad attenderlo ci sarà la pulce regina.
Nei primi minuti di gioco si potrebbe pensare di trovarsi di fronte al classico platformer, magari un po' più colorato e stravagante del solito, ma pur sempre sulla falsariga dei vari Super Mario &Co. Ma non si tarderà ad accorgersi che le modalità utilizzate per far fronte ai nemici non sono propriamente ordinarie: Plok può saltare, anzi, può performare due diversi tipi di salto (ottenibili premendo in un caso il tasto A, nell'altro il tasto B) che sarà fondamentale saper padroneggiare adeguatamente per proseguire nell'avventura, eppure non sarà saltando in testa alle pulci che se ne libererà. No, Plok si servirà dei suoi quattro arti, gambe e braccia, che si staccheranno e riattaccheranno al suo corpo a seconda delle circostanze. E non è tutto: perché non di rado Plok si troverà a dover sacrificare una gamba o un braccio per attivare degli interruttori o far esplodere degli ordigni, e potrà recuperarli solo da appositi appendiabiti (!!!), che si troveranno a prossimità oppure, nei casi meno fortunati, ad una distanza anche notevole. Particolarmente memorabile, nella seconda metà del gioco, un livello in cui resteremo privi di gambe per diversi minuti, e dovremo nonostante questo avanzare evitando nemici e ostacoli di ogni sorta e facendo pure dei salti. Come questo sia possibile, lo capirete solo giocando. Oppure, se avremo la fortuna di imbatterci in un pacco regalo (con tanto di fiocco), potremo momentaneamente trasformarci ed acquisire nuove abilità, per esempio lanciare fiamme - trasformazione sottolineata dalla colonna sonora, che per alcuni minuti cambierà rispetto al motivetto che stava suonando in precedenza. Ed ecco che, se prima del mutamento ci eravamo ritrovati senza gambe e/o braccia, una volta finito l'incantesimo (se così si può dire), torneremo integri e in pieno possesso del nostro corpo.
Tutto questo già basterebbe a fare di Plok un titolo vario e ricco di sorprese. Ma vale la pena citarne almeno un'altra: infatti, ad un certo punto, per lo spazio di alcuni livelli che si svolgeranno in un'area opportunamente chiamata Legacy Island, non controlleremo più Plok - colpo di scena! - bensì nonno-Plok. Quest'ultimo non si distingue in nulla dal nipote e risponde ai comandi esattamente nello stesso modo: la particolarità, semmai, è che tutta questa sezione del gioco - incredibile ma vero - sarà in bianco e nero! Chiamatela follia o creatività, ma nella mia carriera di videogiocatore non mi era mai capitato di imbattermi in una trovata simile. Le genialate in questo gioco non mancano: l'apice si raggiunge forse nell'ultimo mondo, quando in ogni livello, abbandonate le dinamiche delle sezioni precedenti, ci troveremo alla guida di un mezzo diverso, dalle automobili, alle moto, passando per gli elicotteri. Insomma, Plok riesce a sorprenderci con dinamiche di gioco sempre diverse e con abbondanti dosi di originalità, per esempio nei boss che ci troveremo ad affrontare, e di umorismo.
Il divertimento è garantito, e anche la qualità complessiva è molto elevata: la grafica è colorata e piacevole, le musiche orecchiabili e sufficientemente varie da non stancare, e anche la sfida è assicurata, in quanto la difficoltà, senza raggiungere livelli eccessivi, risulta piuttosto sostenuta. La frustrazione a volte può fare capolino, per esempio quando quella dannata pulce che stiamo cercando di colpire salta improvvisamente da una piattaforma costringendoci a rifare tutto il percorso da capo, oppure quando siamo senza gambe e senza braccia e veniamo importunati da delle api (nemici fra i più fastidiosi in assoluto). Ma, tutto sommato, tali episodi sono circoscritti, e alla fine è sempre il divertimento a prevalere.
Il vero problema di Plok, piuttosto, è che non è prevista alcuna modalità di salvataggio. Ebbene sì, niente password né salvataggio su batteria: ogni volta che si resetta il gioco o si esauriscono i "Plokontinue" [sic], si riparte da capo, punto e basta, come capita regolarmente su NES ma un po' meno spesso su SNES. Di solito, in casi come questo, la lunghezza del gioco è calibrata in maniera tale da non costringere il giocatore a sessioni troppo estenuanti. Con Plok, invece, per poter vedere la fine, bisogna assicurarsi di avere a disposizione almeno 3 ore libere, e soprattutto di poter reggere tutto questo tempo davanti allo schermo. Confesso che da ragazzino giocare 3/4 ore filate non era un problema per me, ma adesso è un po' più dura. E per concludere con le note negative, un'altra fonte di fastidio, anche se meno grave della precedente, proviene dalle grida di dolore di Plok quando viene colpito. Per quanto possano risultare simpatiche sulle prime, a lungo andare danno ai nervi, quasi quanto gli strilli di baby Mario in Yoshi's Island. Ma può essere che ad altri non faccia lo stesso effetto.
A parte questi difettucci, Plok resta, a mio parere, un titolo degno di essere (ri)scoperto, pieno zeppo di sorprese, di colpi di genio, di assurdità esilaranti, e molto valido come esperienza di gioco. Un platformer di qualità che non ha finora ricevuto l'attenzione che meritava (non a caso lo si trova su e-bay per pochi euro, caso piuttosto raro per una cartuccia Super Nintendo, di questi tempi...).
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Aggiornato il 30-08-2015 alle 21:30 da Daniele Speziari

Tag: plok, snes Aggiungi/Modifica Tag
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Commenti

  1. L'avatar di AlextheLioNet
    Scoperto via emulazione... in effetti mi ha dato l'impressione di un ottimo platform. Colpisce molto la colonna sonora che a tratti sembra quasi CD-quality. Non a caso gli autori sono Tim e Geoff Follin

    Interessante come il livello in bianco e nero sia stato poco dopo riproposto in Mickey Mania (livello "Steamboat Willie") e Garfield Caught In The Act (livello "Catsablanca")...
  2. L'avatar di Daniele Speziari
    grazie per le informazioni
  3. L'avatar di striderhiryu
    Porca trota, Plok...non sono mai riuscito a finirlo, nè sullo Snes originale, nè emulato (ed ho finito Contra Hard Corps con i salvataggi!!). Comunque un ottimo action platformer (si potrà definire così?), con delle musiche davvero eccezionali, avrebbe meritato una fama maggiore ed almeno un seguito!
  4. L'avatar di Procione
    Giocato ai tempi dello SNES (da un amico), mi è sempre rimasto impresso.
    L'ho riscoperto recentemente e finito con molto piacere, merito della sua giocabilità e della colonna sonora.
    Concordo con la frustrazione che a volte deriva dalla difficoltà del gioco e credo che se non avessi utilizzato un emulatore non lo avrei mai finito.
  5. L'avatar di Super Fabio Bros
    Un gioco di culto che ho amato alla follia sul mio SNES!!!! Da riscoprire assolutamente per chi non lo conosce.