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The Addams Family
Il brand The Addams Family ha sempre conseguito notevole successo verso il pubblico poiché forte di una spiccata originalità, buono e dosato humour, estrema simpatia di personaggi e vicende assortite. Anche chi non ha mai seguito direttamente le gesta di tale famiglia tramite le strisce a fumetti risalenti agli anni Trenta dove, gli Addams fecero proprio la loro prima apparizione, oppure tramite il mitico telefilm del 1964, riserva verso questa strampalata famigliola un simpatico e caloroso pensiero scaturito da una travolgente simpatia che il prodotto riesce a lasciare. All’inizio degli anni Novanta, il regista Barry Sonnenfeld decise di trasportare l’ormai nota famiglia sul grande schermo creando nel 1991 un primo lungometraggio intitolato appunto The Addams Family, seguito a ruota nel 1993 da The Addams Family Values (in Italia conosciuti semplicemente come La Famiglia Addams 1&2). Il successo del primo film fu tale ed immediato da giustificarne prontamente una trasposizione videoludica, sfruttando in primis il mercato delle console a 16-bit padroneggiato da Mega Drive e Super Nes in piena crescita. Per adempiere a tale lavoro, scese in campo una software house che in materia non aveva paragoni (beh, mica tanto direi…), l’inglese Ocean (ta-taa!) Software. Padrona incontrastata della stragrande maggioranza di licenze d’inizio anni Novanta, questa mitica compagnia era famosa per la creazione di videogame che ricalcavano fedelmente le vicende dei film da cui erano tratti, in una tipologia definita multievento. Purtroppo (per noi), benché l’involucro di tali prodotti si rivelasse spesso di ottima fattura, ben presto veniva allo scoperto una sostanza del tutto priva di mordente, facendo ricordare la suddetta casa inglese più per i propri demeriti che per successi raggiunti. Per fortuna si fa tesoro dei propri errori e, anche se poche volte, a dire il vero, Ocean software è riuscita a tirare fuori ottimi tie-in (dopo averne sfracellati, altrettanti) tra cui questo The Addams Family. Subito dopo le versioni per le console sopra citate, venne il momento di trasportare il titolo nel mercato occidentale, ecco dunque arrivare le conversioni su diversi formati quali: Amiga, Atari ST, C-64, Spectrum e Amstrad CPC. Tutte le macchine in voga del periodo ebbero la loro bella conversione di tale titolo ma prendiamo in esame per la recensione la versione Amiga OCS-ECS.
Posta su un singolo dischetto, la conversione per la gloriosa macchina targata Commodore, benché in fin dei conti ben eseguita, non si rivela all’altezza della controparte per console, almeno per quanto riguarda la veste grafica. Difatti, i tagli apportati in tale ambito sono pesanti ed evidenti, nonché (lasciatemelo dire) puramente ingiustificati. Parliamo di un fondale presente anche nella versione Atari ST, sparito magicamente su Amiga, sostituito da un perpetuo sfondo nero d’indubbio cattivo gusto. I sapienti programmatori di questa conversione (già autori tra l’altro di Navy Seals, qui alla seconda prova su Amiga) non hanno avuto nemmeno la briga di usare una tecnica come il Copper nativo per migliorare minimamente la situazione. Niente! Come se non bastasse, la finestra di gioco fu ristretta fin dove possibile, tanto che, giocato su un 14 pollici come il caro vecchio monitor C-1084, l’area visibile si tramuta in un bel francobollo con sopra delle immagini in movimento. A tutto questo, per fortuna, risponde una fluidità dello scrolling impeccabile (e avrei voluto vedere il contrario) e una pulizia dell’immagine generalmente buona. Anche il sonoro risulta di ottima fattura, riproducendo fedelmente nella title music il tormentone classico riconducibile a questa mostruosa famiglia (taratatà, clap clap, taratatà, clap clap), più svariati moduli presenti durante lo scorrere dell’avventura. Si può asserire, quindi, che almeno il chip Paula non sia stato denigrato come gli illustri colleghi (per fortuna!).La tipologia di gioco su cui il titolo si poggia è quella del platform game di stampo classico, fin troppo “classico” aggiungerei. Figlio diretto del Super Mario di Nintendo e soci vari, piloteremo Gomez, l’elegante capo clan Addams, intento a salvare la propria famiglia imprigionata dal perfido sindaco, nonché vicino di casa, giudice Womack. Come si evince, quindi, la trama non segue pedissequamente quella del film di Sonnenfeld, pur ammiccando ad essa tramite personaggi, situazioni e ambientazioni che ben sapranno appagare chiunque abbia visionato la gustosa pellicola. Il nostro personaggio, discretamente animato, saltella di piattaforma in piattaforma proprio come il baffuto idraulico italiano ci ha insegnato, spacca blocchi di cemento con le medesime capocciate, eliminando i nemici atterrando loro sul groppone proprio come… vabbè, ci siamo capiti, vero? A differenza del titolo Nintendo, però, qui la monotonia dell’azione regna sovrana, poiché oltre a quanto appena descritto Gomez potrà fare veramente poco. Ok, prende un cappellino con elica incorporata che ci permette di svolazzare per lo schermo, oppure può trovare delle scarpette che gli doneranno velocità e capacità di salto superiore, ma tutto ciò non giustifica né copre difetti di un gameplay che ci vede adoperarci in un furioso tour de force a base di salta di qua, salta di là, salta sul nemico e risalta sulla piattaforma, veramente snervante e ripetitivo. Addirittura il programma ci porrà dinanzi a vere e proprie situazioni dove per eliminare i nemici bisognerà eseguire una serie di salti in sequenza interminabili, TREMENDO! Per fortuna la voglia di proseguire è ben iniettata nel videogiocatore tramite la curiosità di sapere quale altra ambientazione ricondurrà al citato film da cui il videogioco è tratto, ma per tutti gli altri che col lungometraggio non hanno avuto nulla a che vedere e che, magari, incappano in questo ennesimo platform game poiché attratti semplicemente dal nome in copertina, sarà veramente dura sopportare dinamiche di gioco spiccatamente frustranti per via dei miliardi salti calibrati al pixel che il gioco ci chiederà di eseguire. La longevità si attesta dunque in una via di mezzo tra voglia di proseguire e bravura del videogiocatore di turno, con sei livelli da affrontare con relative password al seguito. Con un minimo d’impegno, comunque, posso assicurare che non si rivelerà nulla di esageratamente ostico, anche perché, con buon fiuto e occhi aperti, si potranno scovare facilmente le stanze segrete di cui il gioco è pervaso dove troveremo power-up, punti e vite extra in abbondanza. La cosa simpatica è che tale procedura potrà essere replicata ad ogni nuova partita, restituendoci quindi la possibilità di arrivare sino alla fine senza mai doverci preoccupare delle vite rimaste in nostro possesso. Ma se, diversamente, queste stanze colme di vite extra non le trovassimo mai?
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Ricordo che lo vidi su Super Nintendo di un amico e non mi lasciò una grande impressione. Come descritto nell'articolo era più noto per la precisione richiesta nei salti e per una certa difficoltà che non per altri aspetti. Tutto sommato un titolo abbastanza trascurabile anche su console (SNES e Mega Drive)... a meno che non lo si apprezzi in quanto platform relativamente "tosto".
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Altro esempio di sottosfruttamento della povera Amy...
E' un peccato che la macchina Commodore non abbia goduto di programmatori migliori, in talune occasioni. Particolarmente per quanto riguarda le conversioni.
Vedi uno Shadow Fighter, un Fightin Spirit e non puoi che rosicare su come sarebbe potuta essere la conversione di Street Fighter.
Vedi certi shoot'em up e intravedi il potenziale per polverizzare qualsiasi pc engine..
Vedi gente come Bitmap Brothers e Team 17.. e gente come Tiertex.
Amiga.. tutto e niente.
Ma in fondo.... non accetterei mai di cambiare Amy con un X68000.. anche considerando le brillanti conversioni di quest'ultimo.
Nonostante le avversità, Amiga ha saputo ritagliarsi un posto nella storia...
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Sembra un gioco ad 8-bit portato a 16... Lo salvano i disegni carini ed il carisma della Famiglia, ma anche mappe piene di segreti. E' un prodotto ben confezionato ed all'epoca molte riviste furono generose nei voti, ma mi trovo molto più d'accordo con la rece di Amy-Mor: i giochi impossibili non li sopporto!!! Le versioni 8-bit, però, mi sa che sono giochi diversi.
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Forse usa troppo il chip audio secondario "ereditato" dal Master System con i suoi grezzi toni squarewave
... ma lo slapbass in sintesi FM è assolutamente spettacolare!
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da maxtex74Segnalo una veloce recensione che ho trovato online di questo fantastico gioco ,graficamente stupendo

https://www.youtube.com/watch?v=pfVGjBUbCrs-
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