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Il primo Easter Egg della storia dei videogiochi

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  • Il primo Easter Egg della storia dei videogiochi

    Clicca sull'immagine per ingrandirla.   Nome:   image_45194.png  Visite: 10  Dimensione: 22.1 KB  ID: 282271 É curioso immaginare che ogni volta che sia nato qualcosa di unico e particolare, specialmente nel mondo dei videogiochi o forse anche più in generale nell’intrattenimento, questo arrivi quasi per caso, frutto di esigenze, problematiche da risolvere. In questa Pasqua al sapore dell’ormai celebre Coronavirus e quarantena, sicuramente nasceranno termini, modi di fare e altro che prenderanno posto nel lessico collettivo. Ma cosa accomuna la Pasqua ai videogiochi? Mi sfuggono onestamente i giochi che abbiano in qualche modo rappresentato questa sacra festa (anzi se ne avete fatemelo sapere) rispetto al Natale, forse mal si sposa al nostro passatempo. Eppure, qualcosina c’è, una pratica molto comune al giorno d’oggi: i famosissimi Easter Egg cioè chicche, rimandi, citazioni, cose bizzarre, più o meno celate che i programmatori si divertono a spargere nelle loro produzioni. É divertente per loro, è divertente per noi che cerchiamo di scovarli. Una pratica che è vecchia quasi come il videogioco stesso.

    Atari, fine anni ’70. L’azienda fondata dal leggendario Bushnell non sembra più la stessa da quando Nolan è andato via. Tutto è meno amichevole, i dipendenti sono trattati come dipendenti e sistemi di sicurezza iniziano a essere usati per spostarsi tra gli uffici. Sembra esserci meno fiducia verso che lavora. La politica del nuovo presidente Ray Kassar è di non riconoscere ai programmatori nessuna royalty dei giochi venduti, che poi è il core dell’azienda, ma vieta di inserire la propria firma all’interno delle loro creazioni. I giochi sono fatti da Atari. Punto.

    Warren RobinettÉ inutile sottolineare il malcontento che serpeggiava tra i programmatori. Programmatori scontenti = piccoli geni capaci di trovarti il “workaround” per mettertela in quel posto. E così fu. Al tempo un gioco era programmato da una sola persona che si occupava di tutto, in maniera indipendente e senza controlli, e poteva avere costi intorno ai 10000 dollari. Spiccioli se si pensa alla nostra epoca di AAA, campagne pubblicitarie milionari e budget faraonici. Un giovane programmatore Warren Robinett iniziò lo sviluppo di Adventure per Atari VCS, versione grafica del pioneristico gioco testuale Colossal Cave Adventure di Will Crowther.

    In Adventure per VCS si racconta di avventure medievaleggianti tra caverne e draghi e Clicca sull'immagine per ingrandirla.   Nome:   image_45196.jpg  Visite: 8  Dimensione: 66.7 KB  ID: 282273 riproporre la grandezza dell’avventura testuale non deve essere stato facile durante il processo creativo e questo portò allo stop del progetto che fu ripreso da Robinett, probabilmente proprio spinto dall’idea che gli frullava per la testa: inserire una stanza segretissima nel suo Adventure e fottere il suo capo e Atari e sorprendere il giocatore avvisandolo che quello che sta giocando è Created by Warren Robinett.

    La procedura per accedere alla stanza segreta era volutamente complessa, Robinett raccontava che la chiamò The Dot, cioè uno degli oggetti trasportabili dal giocatore era un insignificante pixel dello stesso colore di una parete, se lo si fosse riuscito a prendere comunque il giocatore avrebbe avuto tra le mani qualcosa di incomprensibile. “Il punto” non era nient’altro che la chiave della stanza segreta.

    Il bello è che Robinett si tappo la bocca e non ne fece menzione con nessuno, neanche con i suoi amici più stretti. Immaginate che se fosse uscita fuori una cosa del genere sarebbe stato licenziato seduta stante. In più il messaggio segreto prendeva circa il 5% dello spazio di una comune cartuccia VCS perchè per ammissione dello stesso Robinet “(Il messaggio) …era in tutti i colori dell'arcobaleno Clicca sull'immagine per ingrandirla.   Nome:   image_45197.jpg  Visite: 4  Dimensione: 52.7 KB  ID: 282274perché ho fatto in modo che la grafica passasse attraverso l'intera tavolozza dei colori. Volevo il mio nome con luci colorate.”

    Adventure fu rilasciato nel 1979 e per un po’ non si sentì nessuno parlare di questa stanza segreta fino al 1980 quando un ragazzino di 12 anni non scrisse ad Atari chiedendo lumi su una strana stanza che aveva trovato nel gioco. Intanto Robinett aveva lasciato Atari, ma aveva creato intorno a questa stanza un grosso interesse tanto che alcuni redattori del magazine Electronic Games, Arnie Katz, Joyce Worley e Bill Kunkel pionieri della videogame critic, si riferirono ad essa come Easter Egg.


    • AlextheLioNet
      #1
      AlextheLioNet ha commentato
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      Storia davvero interessante! Non ne sapevo assolutamente nulla fino a due anni fa, quando ho visto al cinema un certo film diretto da Steven Spielberg

    • Sunstoppable
      #2
      Sunstoppable ha commentato
      Modifica di un commento
      Non ho visto il film, ma prima o poi rimedierò

    • rikfer
      #3
      rikfer ha commentato
      Modifica di un commento
      Bellissima storia, che avevo sentito anche io nel film che dice Alex

    • nodep
      #4
      nodep ha commentato
      Modifica di un commento
      Anch'io la trovo interessante. Mi vien in mente una cosa similare relativa alle rom del C= PET, che Microsoft aveva programmato e venduto a poco prezzo alla Commodore, e in cui c'era un easteregg che faceva comparire il nome dell'azienda, quasi a dimostrare che era stata lei (lui? zio Bill?) a farlo.
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