Lazy Jones - Commodore 64 | Retrogaming History
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  • Lazy Jones

    Lazy Jones

    Mi chiamo London Hilton, e sono l’ultimo discendente di una dinastia di albergatori. Gli affari fino all’anno scorso andavano benino ma ci voleva un’idea brillante per attirare nuova clientela. Ho tanto sentito parlare di queste sale giochi che stanno spopolando per il mondo, perché non installare in ogni camera un videogame per far divertire i turisti? Siamo ormai nel 1984 e sono lieto di aver inaugurato il Video Game Hotel, il primo a Londra e, penso, anche nel mondo! Le cose andrebbero alla grande... se non fossi costretto ad inseguire per tutti i corridoi un mio pigro dipendente, lo sfuggente Jones, che si infila di soppiatto nelle camere a giocare invece di lavorare! E’ proprio dura trovare del buon personale d’hotel oggi giorno!


    15 classics in one game!

    A metà degli anni 80 il settore videogames aveva già ideato moltissimi generi ed esplorato diversissime tipologie di gioco. Cosa inventarsi dunque di nuovo? Difficile creare qualcosa di inedito su due piedi, meglio forse cercare di realizzare materiale nuovo mescolando idee già viste ed unendole tutte insieme. Il meglio di ciò che è stato prodotto prima, ridotto al minimo, per una fruizione immediata. Ecco quindi nascere Lazy Jones, un titolo basato quasi al 100% su materiale riciclato! Ben quindici classici in una sola cassetta, con in più una colonna sonora davvero accattivante. Come resistere?


    Ma un videogame ha bisogno di una trama?


    Evidentemente no, risponderebbe l’autore di Lazy Jones, che escogita un escamotage narrativo molto blando per proporre il bizzarro gameplay del suo titolo. Il giocatore si ritrova ad impersonare un manutentore d’albergo con poca voglia di lavorare che gironzola per le stanze. Invece di riparare i rubinetti che perdono o aggiustare l’aria condizionata il pigro impiegato preferisce dedicarsi a ben altri passatempi, giocando con tutti i videogames possibili ed immaginabili, mentre è inseguito dal suo superiore. Per qualche oscuro motivo, infatti, in quasi tutte le camere è presente un home computer collegato ad un maxischermo e su ognuno di essi gira un videogioco diverso, spesso un grande classico del settore, o per lo meno la sua reinterpretazione.


    Ready? It’s time to fun!


    E’ giunta l’ora di iniziare a girovagare per le stanze dell’hotel e divertirsi con i videogames in esse contenuti. Solo quando Jones tocca il pulsante fire del joystick ecco apparire il titolo del minigioco contemporaneamente alla sua partenza. Una gran sorpresa attende però i giocatori! Nelle varie suite, infatti, vengono citati con nonchalance alcuni grandi classici del settore, da Frogger a H.E.R.O. passando per Space Invaders, Snake Byte, Breakout o sua maestà Pong.
    Naturalmente i titoli sono tutti cambiati per non incorrere nelle ire di Konami, Activision e tutti gli altri sviluppatori copiati. Anzi, citati, perché il vero artista non copia mai, cita soltanto.
    Ecco dunque apparire ai nostri occhi Jay Walk, in cui un omino deve attraversare più volte la strada per accendere due lampadine a forma di bambola o Res Q che riprende il gameplay dell’hit di Activison con una variante a schermata fissa. Anche Scoot, altro minigame della collezione, ricorda vagamente il gameplay di H.E.R.O. ma stavolta ci vede al volante di un motoscafo antigravitazionale che corre lungo una caverna e deve atterrare su alcune piattaforme senza toccare le rocce circostanti. Laser Jones vede il nostro eroe combattere contro degli invasori spaziali simili a quelli del classico Taito, ma non dotati di sparo. Il gameplay di Snake Byte, visto già nell’82 su Commodore 64, ma in realtà risalente al lontano 1978, con un titolo di nome Zap su Commodore PET, è riproposto pari pari nel minigioco The Wall, che ci vede alla guida di un serpentone che diventa sempre più lungo man mano che divora le pillole sullo schermo. In Wipeout lo scopo è rompere un muro di mattoni con una pallina, ma per dargli un minimo di differenza dal classico Breakout di Atari il muro si trova stavolta sulla sinistra dello schermo.



    Chissà se il fatto che la pallina sia composta da un carattere (c) è anch'esso uno scherzo nello scherzo, e voglia alludere al copyright scherzosamente aggirato... Anche il successivo The Reflex riprende il concetto base di Pong e Breakout, ovvero la presenza di una barretta contro cui sbatte una pallina, ma sostituisce quest’ultima con degli ossicini rimbalzanti che bisognerà tenere sempre in equilibrio costante. Giocando e rigiocando, si arriva dunque al gioco che è una citazione nella citazione. 99 Red Ballons ricorda già nel titolo la canzone di Nena, le cui note sono riprese dalla colonna sonora ed il gameplay ci vede nei panni di un omino che deve aggrapparsi ai palloncini per salire in alto o scendere e fare la spola tra due piani dove si trovano due bamboline da accendere alternativamente. Tutto questo evitando che un arco ci colpisca e ci faccia cadere giù. Un arco che abbatte dei palloncini con qualcuno attaccato.. dove abbiamo sentito già qualcosa del genere? Ve lo ricordate?

    Ebbene si... è proprio Pooyan, titolo del 1982 targato Konami! Ultimo e forse peggiore tra i titoli “ispirati” del gioco compilation sembra essere Eggie Chuck, clone poco ispirato del già non brillante Chuckie Egg, un platform a schermata fissa del 1983 a sua volta una sorta di clone del classico Manic Miner. Quasi un gioco di terza mano, verrebbe da dire, e l’unico in cui si muore subito e senza colpa alcuna!!
    Non solo cloni per la verità. Nove minigames riprendono i classici del settore , ma ce ne sono altri sei più o meno originali. Ben nutrita la rappresentanza del genere sparatutto, con alcune proposte originali appartenenti al genere. Wild Wafers ci mette contro degli agguerriti biscotti wafer alieni, in Star Dust si spara contro letali asteroidi. Parenti stretti due minigames, Outland, dove bisogna evitare che astronavi nemiche atterrino sulla terra e The Hills Are Alive dove ci si ritrova in volo su uno shuttle a sparare contro le stesse navi. Non proprio uno sparatutto, ma un “acchiappa pollo” è invece The Turk, folle minigioco inedito in cui bisogna prendere al volo un pollo arrosto che avanza su un nastro rotante con una forchetta evitando, chissà per quale oscuro motivo, un telefono gigante!


    Lazy levels


    Ogni minigioco rappresenta un quadro a se, ed è come se il titolo avesse quindici stage diversi da affrontare a rotazione. Il gioco non ha una vera e propria fine, poiché una volta terminato il giro delle stanze si ricomincia da zero e con una nuova disposizione random delle camere decisa dalla CPU del Commodore 64. Ad ogni nuovo giro la velocità di ogni game aumenta, e di conseguenza la sua difficoltà. Se i minigiochi fossero stati presentati separatamente questo sarebbe corrisposto all’avanzare dei livelli, ma certamente la monotonia sarebbe aumentata. Affrontarli casualmente mentre si gironzola per l’albergo, invece, c’è più varietà ed armonia con un buon riscontro per la formula “gioco nel gioco”. Da notare la persistenza del nome del gioco, ed anche del minigioco corrente in tutte le schermate interattive, un uso condiviso da molti titoli dell’epoca come ad esempio The Last Ninja, che serviva a far memorizzare il nome del gioco all'avventore di turno.



    I nemici di Jones e le stanze alternative

    A passeggio allegramente per i corridoi si trovano tre strambi nemici, ognuno dislocato in un diverso piano dell’albergo. Jones può solo saltarli e non eliminarli in alcun modo. Il carrello degli attrezzi, che Jones deve evitare assolutamente pena un immediato infarto da stress lavorativo (come cita lo stesso manuale di gioco) e il direttore dell’albergo, che insegue Jones nei corridoi per acchiapparlo e riportarlo alle sue mansioni di uomo di fatica del prestigioso hotel. A questi si aggiunge anche una versione totalmente nera, e quindi anche più difficile da individuare, dello sprite del direttore, che pare essere lo spettro del precedente manager dell'hotel! Come sia morto non ci è dato di saperlo, ma egli perseguita anche i sogni del povero Jones quando questi entra nella sua camera per un piccolo riposino. La stanza contiene un assurdo letto verticale più simile ad un missile con testata nucleare che a un comodo giaciglio, ma, si sa, videogiocare stanca, e Jones si addormenta all’istante ogni volta che ci entra. Oltre alla stanza per dormire, chiamata Lazy Nightmare, ci sono altri due ambienti non giocosi nell’hotel, il ripostiglio delle scope ed il bagno. Questi ultimi due sono totalmente inutili e paiono essere un vero scherzo dell’autore che si diverte a proporli al giocatore. Vi aspettavate un nuovo gioco? Eccovi davanti un semplice gabinetto! Genio o pigrizia compositiva? Forse non lo sapremo mai...



    Dopo tanto giocare, è tempo per una pausa caffè!

    L’impostazione unica di stanze contenenti ognuna un computer varia anche con Cocktails, un minigioco “inedito” presentato a tutto schermo in cui si deve manovrare direttamente Jones per riuscire a bere al volo più bevande possibili dal bancone di un bar. Ulteriore ostacolo un ubriacone, pericoloso e barcollante avventore del locale, che cerca di continuo di acchiapparci. Forse per la maggior difficoltà del gameplay, che risulta meno immediato degli altri, l’autore ha implementato in esso persino una breve schermata introduttiva con le istruzioni del minigioco. Cocktails porta il numero totale di mini games a quindici.



    L’arte del riciclo

    Passione citazionistica sfrenata o sindrome da riciclo cronico? Il beffardo titolo si trova sempre in bilico tra questi due input creativi. Citazioni esasperate, classici che riciclano se stessi, in un corso e ricorso di gameplay già visti e quindi ben conosciuti e ben rodati dal giocatore esperto o occasionale che sia. Del resto siamo nel 1984, in pieno crack del settore ed è facile immaginare lo sviluppatore attratto dall’idea di poter fare un gioco non inventandosi praticamente nulla, attingendo a piene mani da giochi noti, riducendoli ai minimi termini e legandoli tra loro con un semplice escamotage concettuale che oggi chiameremmo “hub”. E la colonna sonora? Anch’essa intrisa ovunque da svariate contaminazioni sonore già esistenti. Ma la follia citazionista di Lazy Jones si spinge ancora oltre, la musica cita 99 Luftballons di Nena? Ecco che l’autore gioca con la sua stessa citazione intitolando un minigioco 99 Red ballons. Ed in questo bisogna attaccarsi proprio a quei 99 palloncini per volare ed evitare delle frecce che cercano di colpirci. L’impostazione ricorda la recente serie di Wario Ware Inc, la più nota del genere minigames, che oggi forse non ci sarebbe stata senza l’intuizione geniale di Lazy Jones. In un concept del genere la grafica è certo l’ultimo degli aspetti da guardare, ed infatti il tutto è presentato in modo minimalista, quasi essenziale, come del resto lo erano i titoli di inizio anni 80 in sala giochi.




    Minigames Mania


    Lazy Jones è un vero precursore del genere “mini games”, due decenni abbondanti prima che esso venisse riproposto da Nintendo, Ubisoft ed altri grandi produttori. Di fatto il gioco è composto da un vero e proprio hub in miniatura che lega in maniera efficace e divertente i quindici minigiochi proposti al suo interno. Ogni stanza ha un gioco completo di titolo, gameplay ben definito e tanto di GAME OVER al suo completamento o morte del giocatore. Sono citati in modo divertente ed inedito praticamente tutti i maggiori generi in voga in sala giochi visti fino ad allora. Un’idea semplice eppure dal risultato sorprendente, riproporre i classici ed utilizzarli come giochi in un gioco nuovo. Il titolo ha di fatto inventato il genere dei “giochi compilation” ben prima della sua affermazione sul mercato che risale alla fine degli anni 90. Se oggi ci sono le tantissime raccolte di minigames è merito dell’intuizione di questo piccolo grande gioco. O colpa, diranno i detrattori del genere.


    Lazy for Music!


    La colonna sonora del gioco è davvero intrigante, divertente ed indimenticabile. Forse meno nota di altre opere dell’epoca, ma sicuramente meritevole di far parte delle migliori produzioni musicali ad otto bit, insieme a mostri sacri come le OST di Commando di Rob Hubbard, Turrican di Chris Huelsbeck o The sacred armour of Antiriad di Richard Joseph.
    Un brano eccezionale, certo, in cui però molti giocatori hanno notato alcune somiglianze celebri… che non ne sminuiscono comunque il valore artistico che resta altissimo. Il SID del Commodore 64 ci ha abituato a composizioni di qualità molto elevata e l’OST di Lazy Jones non pare essere da meno. L’autore si diverte a citare in alcuni passaggi del brano un paio di classici da discoteca. Nel brano originale riecheggiano le note di 99 luftballons della cantante tedesca Nena, uscito sul mercato proprio nello stesso anno del gioco. Il secondo titolo Fade To Gray, proposto nel 1980 dai Visage e riportato al successo nel 1994 dal DJ group italiano dei Datura. Nel passaggio tra un minigioco e l’altro ad un certo punto ecco un’altra serie di “note già note” e qui la citazione nobile è addirittura proveniente dal film Incontri ravvicinati del terzo tipo diretto da Steven Spielberg nel 1977. Davvero evocativo! Si tratta spesso di variazioni musicali di poche decine di secondi, in cui il pezzo cambia del tutto struttura ritmica per passare ad un’altra molto simile ai vari brani dance ed adattandosi al minigame in corso, rivelandosi delle vere e proprie “citazioni da fan” da parte dell’autore. Non si ferma alla colonna sonora l’ars della citazione, ma contamina persino alcuni titoli dei minigiochi, svelando la grande passione per la musica dello sviluppatore. Tra gli omaggi spiccano quelli ai gruppi inglesi come Pink Floyd e Duran Duran, e persino un musical del 1959 come The Sound of Music! La curatissima colonna sonora del gioco è stata a sua volta ripresa e remixata nel 1999 da un DJ tedesco, Florian Senfter, che ha pubblicato con lo pseudonimo di Zombie Nation il brano KernKraft 400. Un divertente esempio di rimandi artistici, dall’ispirazione musicale nasce una colonna sonora videoludica che a sua volta ispira nuovamente il mondo strettamente musicale.



    Walkman Mania

    La musica del gioco sembra letteralmente fermarsi su determinati passaggi sonori al variare del minigioco affrontato, e questo aiuta a dare ulteriore varietà al già diversificato gameplay. Tra l’inizio e la metà degli anni 80, inoltre, moltissimi giochi non avevano una vera e propria colonna sonora e quindi molti ascoltavano nello stereo le loro cassettine preferite, o venivano giocati direttamente in sala giochi con l’immancabile walkman nelle orecchie! Lazy Jones ripropone, a suo modo, un’esperienza simile, mescolando classici ludici e musicali.
    Allo stesso modo anche gli effetti sonori sono ottimamente realizzati e calzano a pennello al poliedrico titolo. Colpi di laser improvvisi, i passi pesanti ed incessanti di Jones, sempre in fuga dai nemici, lo “swoosh” delle porte che si aprono e lo “sbeng-sbeng” dell’inesorabile game over che arriverà sempre e comunque senza appello in ogni schermata. Pochi fondamentali effetti riciclati anch’essi nei modi più strani ed adattati alle situazioni.


    Nota sugli sviluppatori


    Chi si nasconde dietro Lazy Jones? Il titolo è stato pubblicato nel 1984 dalla Terminal Software, un piccolo studio di sviluppo inglese fondato tre anni prima da Andrew Hieke e che si sarebbe poi trasformato nel celebre Binary Design Ltd creatore di una ventina di titoli per i maggiori 8 e 16 bit tra l’85 e l’89. Tra questi ricordiamo Max Headroom, titolo dedicato al DJ virtuale notissimo negli anni 80, Vectorball, bizzarro sportivo isometrico e il divertente Zub, platform cartoonesco. Andrew Hieke alla fine degli anni 90 sarà uno dei fondatori di NSTC - Nintendo Software Technology Corporation studio statunitense di Nintendo con sede a Redmond tuttora attivo.



    L’autore di Lazy Jones, David Whittaker

    In forza alla Terminal Software nel 1984 c’è David Whittaker, un autore che appartiene alla ormai perduta categoria degli One Man Game. Questi ultimi sono persone capaci di creare un videogioco dall’inizio alla fine, scrivendo personalmente tutti i particolari di game design, grafica, colonna sonora e gameplay. Immaginate un piccolo garage dove si trova un computer in un angolo accanto ad un piccolo mangianastri a cassetta con i vecchi successi dei Pink Floyd, alcune cassettine di musica anni 80 e vecchi musical del passato… un gioco scritto tra una visita e l’altra in sala giochi! Questa descrizione non sarà tanto lontana dalla realtà compositiva in cui è stato realizzato Lazy Jones e tanti altri titoli contemporanei del settore. Whittaker si è in verità dedicato raramente alla programmazione, con pur interessanti titoli come la conversione di Punchy, un gioco per MSX, per C64 o Humprey, un simpatico clone di Q*Bert e pochissimi altri giochi poco noti. Proprio Lazy Jones, però è il primo gioco prodotto dall’autore che porta la sua firma in tutti gli aspetti del titolo.


    Musica Maestro!


    Dove però Whittaker ha fatto davvero carriera è il settore musicale. Attivo ancora oggi, lo vediamo recentemente direttore responsabile del comparto audio di Lego Harry Potter: Anni 1-4 gioco del 2010 dei Traveller’s Tale. L’autore in trenta anni di carriera ha scritto oltre 180 colonne sonore per videogiochi, iniziando dalla musica della conversione di Star Wars – The Arcade Game per Commodore 64 nel 1983. Di altissima qualità e ricercatezza alcune colonne sonore su C64, come BMX Simulator, Speedball, Rygar o The Real Ghostbuster di Activision, che riprende il tema del film o Storm, un divertente clone di Gauntlet pubblicato da Mastertronic nel 1986.
    Attivissimo sugli 8 bit, Whittaker ha trovato la maggior fama durante il periodo Amiga, firmando colonne sonore splendide come Shadow of the Beast, Lemmings 2, scritta a sei mani con Raymond Usher e Brian Johnston, Xenon dei Bitmap Brothers o le conversioni per il 16 bit Commodore di Alien Syndrome e Tetris. Anche sul fronte Atari troviamo ottimi brani, come quello portante della conversione di Sim City per ST , Red Max per Atari XE e molte altre. Non poteva mancare l’Amstrad CPC, dove l’autore si è occupato di musicare svariati giochi, tra cui ricordiamo Ghosts ‘n’ Goblins, la cui colonna sonora originale è reinterpretata in maniera particolarissima e che da sola potrebbe spingere al recupero del gioco in quel formato. David è quindi passato alla storia come musicista, grazie alle sue opere, ma bisogna ricordarlo anche nelle vesti di programmatore, magari indossate meno spesso, ma altrettanto fondamentali, per dare un’idea della completezza artistica dell’autore.




    L’importanza storica


    Lazy Jones occupa certamente un posto di diritto nella storia dei videogiochi, ma non lo ottiene per i suoi virtuosismi grafici ne per la sua, pur splendida, colonna sonora. Quello che di Lazy Jones è davvero importante è aver portato “il giocatore” all’interno del videogioco, in un’opera di meta-videogame che si avvicina ad uno specchio nello specchio della realtà. Ma il gioco non si ferma qui, ed ha il merito di aver fondato un intero genere o, perlomeno, di averlo anticipato. Per certi versi si potrebbe dire che il titolo, insieme al successivo Arcade Classics edito da FireBird per C64 nel 1987 è stato uno dei primissimi rappresentanti delle collection di retrogaming, a suo modo, pur presentando semplici cloni, quando il retrogaming di fatto nemmeno esisteva…


    C’è un piccolo Jones in ognuno di noi!


    Quante volte i creatori di videogames hanno ideato personaggi con cui il giocatore si potesse identificare? Praticamente sempre da quando esistono i protagonisti dei videogiochi! Di volta in volta il giocatore impersona un pilota di astronavi in guerra contro gli alieni, un idraulico dedito al salvataggio della fidanzata, un eroico cavaliere di re Artù che compie le sue missioni in giro per Camelot…o in tempi più recenti un acrobatico assassino di malvagi templari che salta di tetto in tetto. Ma in Lazy Jones identificarsi col protagonista è quasi automatico. Un semplice appassionato di videogames che passa da un gioco all’altro con la voglia di provarli tutti. Jones siamo noi, e su questo David Whittaker “ci gioca” moltissimo. Come gioca con tutto il resto, a dir la verità.




    Lazy Bozzy, un tributo a Lazy Jones


    Nel 2004, in occasione del ventennale del gioco, Alberto Saggero, un programmatore fan del titolo originale, ha creato un divertente Front-end per emulatori che cita proprio il grande classico. Jones è impegnato, come al solito, ad entrare nelle stanze per giocare, ma stavolta, invece dei classici quindici titoli clonati trova veri e propri giochi del passato emulati. Il Front-end è stato distribuito nel 2005 da (4)Seasons Software su piattaforma Windows, diventando subito una produzione di culto per gli amanti dell'immortale Lazy Jones. Davvero un bel tributo.




    La prova del tempo

    1984-2013. Sono passati quasi trenta anni dalla pubblicazione di Lazy Jones, eppure il gioco è ancora fresco e divertente come quando è stato rilasciato. Il merito dell’attualità del titolo è proprio dovuto alla sua struttura. Quindici semplici minigiochi, che oltretutto richiamano i grandi classici del passato, fruibili senza tante spiegazioni da qualunque tipologia di giocatore. Lazy Jones ha una longevità praticamente infinita. Poiché farci una partita è sempre un gran piacere, allo stesso modo l’estrema semplificazione del gameplay dei grandi classici, da Space Invaders a Breakout, lo rende immortale tanto quanto le opere che si diverte ad emulare. Lazy Jones, uscito tra l'altro in piena crisi del settore, non è noto come altri titoli coevi, forse per colpa della storia che lo ha bollato come semplice “prova compositiva d’autore” o, colpevolmente, come semplice megamix del passato videoludico, ma merita di essere riscoperto da chi ancora non lo conosce.


    Presentazione, reperibilità ed altre versioni


    Lazy Jones svela il suo bizzarro gameplay già dalla divertente cover, in un disegno fatto a mano, caratteristica tipica di molte copertine videoludiche dell’epoca. Qui si vede il beffardo Jones girare soddisfatto per i corridoi dell’hotel, con il direttore che lo guarda adirato mentre esce dall’ascensore. Le porte delle camere sono tutte spalancate e fanno intravedere astronavette, invasori, meteoriti e barrette reflex, che saranno protagonisti dei minigiochi. Nel retro della cover è poi spiegato l’intero modus giocandi, auto etichettando il titolo come “a series of games in one game!”. Il gioco non è di facile reperibilità in nessuna delle versioni prodotte, e si trova raramente sul mercato, anche se generalmente a prezzi non troppo alti. Oltre alla versione Commodore 64, oggetto dell’articolo, il gioco è stato convertito per altre piattaforme dell’epoca, come i sistemi MSX e l’home computer di casa Sinclair. L’edizione MSX ha debuttato sul mercato nel 1985 ed è curata dallo stesso Whittaker, risultando molto simile a quella Commodore, con una colonna sonora dal sound più metallico e la semplice aggiunta di effetti sonori inediti. Del resto l’autore è un musicista e si diverte a sperimentare le potenzialità musicali delle varie macchine. La versione Spectrum è caratterizzata da colori più brillanti ed è stata invece realizzata da Simon Cobb, con un porting diretto della originale versione C64, che resta forse la più nota al grande pubblico. Oltre a queste esiste pure una conversione, curata da Whittaker, per l’oscuro personal computer Tatung Einstein, prodotto nel Regno Unito nello stesso anno di uscita del gioco e basato su processore Zilog Z80. Lazy Jones non è ancora disponibile per alcun servizio di download digitale e non è mai stato incluso in nessuna compilation dedicata ai titoli del passato, forse proprio perché da molti considerato un titolo minore del panorama C64.
    Di fatto, però, Jones, mentre gironzola svogliato tra le stanze d’albergo, sta realmente giocando proprio con quelle “cassettine non autorizzate” tanto in voga negli anni 80 di cui egli stesso cadrà vittima… a riprova di questo ci sono i titoli “taroccati” dei giochi! Quale modo migliore quindi per il giocatore di approcciarsi ad esso se non utilizzare proprio la sua versione “alternativa all’italiana” , che peraltro è la più semplice da reperire?




    L’edizione italiana da edicola

    Molti avranno conosciuto il giocoso Lazy Jones con il titolo, effettivamente molto azzeccato, di Sala Giochi. Con questo nuovo nome è stato riproposto in varie collezioni su cassetta per tutti gli anni 80. La versione “spaghetti software” curata da Edigamma e poi presentata anche da altri editori dell’epoca, non aveva ovviamente alcuna autorizzazione da parte degli sviluppatori originali, ma all’epoca non esistevano leggi italiane sulla protezione del software, anche straniero, e quindi in edicola si vedeva di tutto. Storicamente importantissime, queste collezioni “più o meno” legali hanno fatto da apripista per il videoludo per molti ragazzi dell’epoca e tra le top ten di giochi per C64 e Spectrum Lazy Jones/Sala Giochi era sempre presente. Il titolo è in fondo esso stesso una vera e propria collezione di videogames quindi a pieno diritto entrava spesso nelle cassettine made in Italy. Un semplice “hack” delle scritte a video, una traduzione in italiano ed ecco un gioco nuovo! Risulta paradossale vedere come il beffardo destino ha riservato al gioco lo stesso trattamento che esso ha fatto dei classici, citandoli con nomi fasulli, e che adesso si vede riproposto sul mercato italiano egli stesso con diversi nomi alterati come Sala Giochi o Video Mania. La legge del contrappasso esiste anche nel videoludo, e nessun crimine resta dunque impunito! Whittaker ha clonato? E dunque deve essere anche lui clonato! Uomo di grande umorismo, l'autore del titolo originale riderebbe di sicuro di tale infinito gioco delle copie...






    "Lazy Jones è un titolo bizzarro ed eclettico, che si diverte a citare le grandi passioni del suo autore, David Whittaker, ovvero i grandi classici del videogame e della cultura musicale, tirando in ballo persino un grande film di fantascienza del passato. Un continuo rimando di citazioni crossmediali che diventa gioco nel gioco e di fatto precorre i tempi di almeno vent’anni inventando il genere dei minigames, oggi tanto in voga. Splendida la colonna sonora, anch’essa un patchwork di citazioni che mescolando tante intuizioni diverse diventa qualcosa di unico. Altissima la giocabilità per un titolo che è un vero riassunto di tutto ciò che è successo nei videogiochi prima del grande crack. Meno conosciuto di altri titoli ad otto bit, Lazy Jones regala divertimento a non finire e merita di essere riscoperto da chi non lo dovesse conoscere, per distrazione o magari anche solo per ragioni anagrafiche."





    Nota: la storia di London Hilton presente nel cappello della recensione è una totale licenza narrativa dell'autore dell'articolo e vuole parodiare una celebre soubrette, ma non appartiene alle notizie storiche sul gioco.



    Commenti 7 Commenti
    1. L'avatar di AlextheLioNet
      AlextheLioNet -
      Sala Giochi! Ovviamente l'ho visto con questo titolo italianizzato sul Commodore 64 di un amico. Pot-pourri videoludico veramente azzeccatissimo per una "recensione delle recensioni" con generosa dotazione di "varie & eventuali". Non sapevo che David Whittaker avesse anche firmato dei videogiochi come programmatore, oltre che naturalmente molte delle colonne sonore più note degli home computer a 8 bit (aggiungerei anche BMX Simulator -mi piaceva molto il tema musicale su Atari 800XL) e dei 16 bit (Shadow of the Beast!).

      I miei più vivi complimenti per questo superlativo articolo che, in perfetta coerenza con il gioco recensito, utilizza quest'ultimo come una sorta di "hub", da dove diramarsi in una serie di interessantissimi "collaterali" particolarmente ricchi di spunti.
    1. L'avatar di Rolo
      Rolo -
      In un certo senso si potrebbe considerare un ideale antenato di Action 52
    1. L'avatar di steveland
      steveland -
      Bellissimo gioco all'epoca(1987) era uno dei miei preferiti si chiamava "Crazy Jones"la cassetta era della Playsoft o Golden software,questa era l'immagine della custodia:
      http://imageshack.us/photo/my-images/801/tiu4.jpg/
    1. L'avatar di Gioan79
      Gioan79 -
      Anch'io sono un felice possessore di Sala Giochi della Mantra!

      Quanto tempo passato su questo gioco alternando le partite cin mio cugino! Bei tempi...
    1. L'avatar di Nembulus
      Nembulus -
      Quanto l'hai sviscerato! Non mi basterà una sola serata per scoprirne ogni retroscena... Complimenti per l'articolone!
    1. L'avatar di akarabat
      akarabat -
      Fabio solo tu potevi buttarti in un articolo "impossibile" come questo!!!!! Bravissimo e complimenti, lo voglio leggere con estrema cura. Citazionista !!!
    1. L'avatar di Super Fabio Bros
      Super Fabio Bros -
      Grazie a tutti, Lazy Jones è un titolo fondamentale del periodo che riassume perfettamente il clima dell'epoca, in bilico tra crisi del settore e voglia di riscoprire i classici, un vero padre del retrogaming, a modo suo!