FORMULA CHE VINCE, NON SI CAMBIA (O QUASI)
La formula di gameplay di Grind Survivors ricalca fedelmente quella classica impostazione di Vampire Survivors: girovagare per la mappa di gioco per fare esperienza, potenziare le proprie statistiche, acquisire particolari abilità e, dulcis in fundo, asfaltare fiumi di nemici. L’attacco base del nostro personaggio (un cacciatore di demoni in un mondo post-apocalittico) può funzionare sia in modo automatico, sia in manuale; e indovinate un po’ quale sarà il più comodo, alla fine. Discorso diverso, invece, per l’attacco speciale. Ogni personaggio (quattro in totale) possiede infatti un colpo speciale personalizzato, che si può attivare dopo aver caricato la barra apposita. Qui, la scelta di attivarlo manualmente o meno deve essere ben ponderata, in quanto può dipendere da moltissimi fattori. Ogni run ha una durata di 20 minuti esatti, nei quali dovrete cercare di sopravvivere in ogni modo, fino a sconfiggere il boss di fine livello. Grind Survivors propone una struttura di gioco molto lineare con una difficoltà sempre crescente; si partirà con il primo livello che dovrà essere terminato in ben 5 difficoltà diverse, per poter poi affrontare il successivo. E per sbloccare un nuovo cacciatore. Insomma, tutto molto classico, se non fosse per la miriade di cose da potenziare e, soprattutto, per la Forgia, il vero fulcro di Grind Survivors.
UN PARADISO PER CHI AMA IL GRINDING
Oltre alle classiche statistiche, ciò che veramente fa la differenza in Grind Survivors sono le armi. Come in ogni looter-shooter che si rispetti, durante la run troverete una fraccata di armi che dovrete poi andare a lavorare alla Forgia. Armi che non solo sono diverse nel rank, nelle caratteristiche e nella tipologia (possiamo trovare shotgun, revolver, mitra e molto altro), ma che possiedono anche svariate “origini”, le quali differenziano ulteriormente armi dello stesso tipo. Ma che ci facciamo con tutte ‘ste armi? Le possiamo mettere all’interno della forgia per mischiarle e crearne una più forte con numeri e affissi quasi sempre differenti: possiamo poi riforgiarle per cercare di migliorare qualche statistica ben precisa, possiamo implementarne solamente il danno generale oppure possiamo riciclarle per ottenere Ceneri, la valuta del gioco. Tutto questo non è però una scienza sicura, in quanto ogni volta che andremo a lavorare su un’arma non saremo mai a conoscenza del risultato esatto. Questa meccanica basata sul rischio è sì divertente, ma obbliga il giocatore a provare e riprovare in cerca del risultato ideale.
NON SOLO ARMI
Grind Survivors non è però solo armi e Forgia, infatti ci sono altre due sezioni molto importanti da tenere in considerazione: lo Skill Tree e le Rune. Il primo rappresenta il classico albero di abilità, in cui potremo potenziare le nostre statistiche base: danno, gittata, velocità di attacco, chance di critico e così via. I punti da utilizzare qui si troveranno sconfiggendo Elitè, mid-boss e boss all’interno dei vari livelli. Le Rune invece rappresentano delle abilità passive che possiamo equipaggiare in combattimento; non possono essere potenziate, ma di contro potremo andare ad aumentare gli spazi disponibili per incastonarle. Insomma, una fraccata di cose da tenere in considerazione, anche se in realtà non vi ho detto proprio tutto. Vorrei infatti sottolineare l’infinità di variabili che il gioco vi mette a disposizione, tanto nella preparazione alla battaglia, quanto nella battaglia stessa. Infatti, raccogliere le gemme lasciate dai nemici sconfitti, non ci permetterà “solo” di diventare più forti, veloci e resistenti, ma anche di potenziare le caratteristiche della nostra arma e aggiungere all’arsenale vari effetti di stato: fuoco, ghiaccio, tuono e altri poteri letali. Inoltre, ottenere questi poteri ci aiuterà a creare specifiche sinergie, in grado di farci diventare delle macchine da guerra senza pietà.
MA E’ TUTTO COSI’ BELLO?
La premessa iniziale è sempre la stessa: è il gioco che fa per voi? Se non amate il genere di base, risulterà difficile consigliarvi Grind Survivors, in quanto non solo è un Survivors-like, ma lo è all’ennesima potenza. Per chi ama il genere, invece, sicuramente è un prodotto che potrà piacere, ma non senza qualche ma. Il difetto più grande del gioco è, secondo la mia opinione, il level design praticamente nullo. Le varie mappe offrono solo gli altari da attivare (che forniscono bonus aggiuntivi) all’interno di deserti spogli senza alcun che. Quando finalmente sbloccherete il secondo livello, rimarrete delusi nel constatare che in realtà è il primo, solo con una palette di colori diversa. Insomma, è vero che questo tipo di giochi si basano sul gameplay loop, ma con un level design così scarso, la ripetitività è un fattore da non sottovalutare. Un po’ come la casualità della Forgia, divertente all’inizio, ma un po’ frustrante alla lunga, se non ne siete proprio appassionati. Inoltre, sarebbe stato bello poter personalizzare un po’ la durata di una singola run, magari con sezioni più corte di 20 minuti.
