NOI SIAMO LA MORTE
Dal punto di vista narrativo, Valor of Man si muove all’interno di un immaginario dark-fantasy piuttosto classico, ma sufficientemente funzionale. Il protagonista, Alistair, raccoglie l’eredità della Morte e si trova ad operare in un mondo intrappolato in un ciclo perpetuo che regola vita e distruzione. La lore non è mai invasiva e non interrompe il ritmo dell’azione, ma si sviluppa piuttosto a piccole dosi, lasciando al giocatore il compito di ricostruire il contesto. Sicuramente, non è una narrazione che punta a stupire (non che se ne senta il bisogno), ma riesce comunque a ricreare un’ambientazione coerente, capace di accompagnare l’esperienza di gioco in modo gradevole.
AZIONE E REAZIONE
È però nel gameplay che Valor of Man mostra i suoi muscoli più rocciosi. Pur con uno stampo classico, il sistema di combattimento a turni su griglia è stato sviluppato con grande attenzione e competenza; ma ciò che lo distingue davvero dai suoi competitor è il modo in cui il gioco introduce la logica di “azione e reazione”. I nemici non sono semplici bersagli passivi, ciascuno di essi espone chiaramente le proprie intenzioni attraverso un sistema di “carte” che anticipa le azioni e, soprattutto, le possibili reazioni alle mosse del giocatore; un elemento cambia radicalmente il modo di pensare ed agire del giocatore. Non ci si limita più ad ottimizzare il proprio turno, ma si entra in una dinamica di logica e calcolo, dove ogni scelta va meticolosamente ponderata anche in funzione di ciò che il nemico potrebbe fare in risposta. Attaccare un avversario nel momento sbagliato può attivare una reazione pericolosa, mentre attendere o colpire un bersaglio diverso può permettere di manipolare il flusso dello scontro. Ma noi non conosceremo solamente la reazione ai nostri attacchi, ma anche che cosa farà il nemico all’interno del suo prossimo turno. Si crea così una tensione costante, fatta di lettura, previsione e adattamento, che rende ogni combattimento estremamente coinvolgente. A rafforzare ulteriormente l’originalità di questa struttura, interviene il sistema di Coraggio e Terrore, il quale introduce un secondo livello di gestione negli scontri. Accanto alla classica barra degli HP, alleati e nemici possiedono una resistenza mentale aggiuntiva che può essere modificata attraverso attacchi e abilità specifiche. Questo significa che non sempre l’obiettivo è eliminare fisicamente un avversario: in molte situazioni, spezzarne la volontà risulta più efficace, portandolo a crollare, perdere efficienza o uscire temporaneamente dallo scontro. L’integrazione tra danno fisico e pressione psicologica amplia notevolmente le possibilità strategiche e rende ogni scelta ancora più significativa. E morire in battaglia perdendo il coraggio, porterà l’alleato in questione a subire dei malus permanenti, che però potranno essere curati nei falò o in particolari eventi.
SLAY THE SPIRE HA FATTO SCUOLA
La singola run di Valor of Man si svolge in modo praticamente identico alla struttura introdotta da Slay The Spire. Abbiamo infatti una mappa che ci indica tutti i possibili percorsi fino al boss del capitolo. I vari bivi ci porteranno ad affrontare scontri con nemici normali o elitè, incontrare mercanti, risolvere eventi casuali e, appunto, il boss di fine capitolo. Per essere portata a termine, ogni run è composta da più capitoli di difficoltà sempre maggiore. Difficoltà che possiamo già impostare prima di iniziare la nostra run con implicazioni che influenzano sia noi che i nemici. Il nostro gruppo di eroi è formato sempre da quattro eroi: un barbaro, un paladino, una ranger ed una maga. Partiremo con le classi base, ma giocando potremmo sbloccarne di nuove. Ovviamente, potremo equipaggiare armi, armature, accessori ed ottenere (e potenziare) nostre abilità e scoprire reliquie particolari durante la run, reliquie che ci forniranno una varietà ampia di poteri e caratteristiche peculiari (come in Slay the Spire). Proprio la varietà è uno dei punti forti del titolo di Legacy Forge, la quale ci tiene a sottolineare come siano disponibili oltre 700 sinergie diverse tra abilità, oltre 300 di quest’ultime, quasi 300 oggetti, 170 reliquie, 10 livelli di difficoltà e molto molto altro ancora. La struttura roguelite è ben integrata in tutto questo ben di Dio, accompagnando il giocatore in un percorso di crescita costante. Ogni tentativo contribuisce non solo allo sblocco di nuove possibilità, ma anche alla comprensione sempre più profonda delle meccaniche. Le sessioni risultano compatte ma intense, rendendo il gioco adatto sia a partite rapide sia a sessioni più prolungate.
UN ENDGAME SENZA LIMITI
La modalità Chaos rappresenta la naturale evoluzione di questa filosofia. Il gioco introduce modificatori dinamici che alterano continuamente le regole della partita, influenzando abilità, statistiche e comportamento dei nemici. Inserita in un sistema già fortemente basato sulla reazione e sulla variabilità, il Chaos amplifica l’imprevedibilità, costringendo il giocatore a rimettere costantemente in discussione le proprie strategie. Le carte dei nemici possono assumere nuove logiche, le interazioni cambiano e ogni run diventa un esercizio di adattamento e comprensione. Il risultato è un’esperienza sempre diversa, che privilegia la rigiocabilità e la sperimentazione, anche se a volte il bilanciamento può venire un po’ meno.
TECNICA DA MIGLIORARE
Dal punto di vista tecnico, Valor of Man adotta un approccio essenziale e sufficiente il giusto. La grafica è pulita, con una palette di colori adatta all’ambientazione ed un design generale discreto; purtroppo sono le animazioni che non mi hanno colpito, poco fluide e mal disegnate. Anche il comparto audio accompagna l’esperienza senza particolari picchi, ma senza nemmeno risultare fuori luogo. Non ci sono elementi che sorprendono in modo particolare, ma l’intero impianto è costruito con coerenza senza problemi di sorta.
